21.12.2017 h 17:44 commenti

Rogo Tignamica, ecco perché la proprietaria resta ai domiciliari: la lettera di diffida "rinnovata" ogni mese

Le motivazioni che hanno convinto il tribunale del Riesame a respingere la richiesta di scarcerazione per Patrizia Carmagnini. Decisive le tracce lasciate sul computer e la testimonianza del figlio della coppia di imprenditori cinesi
Rogo Tignamica, ecco perché la proprietaria resta ai domiciliari: la lettera di diffida "rinnovata" ogni mese
Ruota quasi tutto attorno alla lettera di diffida che ogni mese gli inquilini cinesi, marito e moglie, firmavano per continuare a lavorare nella mansarda della Tignamica, il diniego del tribunale del Riesame alla scarcerazione di Patrizia Carmagnini, l'imprenditrice difesa dagli avvocati Melissa Stefanacci e Pier Matteo Lucibello, agli arresti domiciliari per l'incendio scoppiato nella casa-fabbrica lo scorso 26 agosto costato la vita a due operai. La donna, nell'inchiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Francesco Sottosanti, è accusata di omicidio colposo plurimo, incendio colposo e omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche, stessi capi di imputazione contestati agli inquilini e gestori della fabbrica abusiva cge devibi rispondere anche di sfruttamento della manodopera clandestina. Le motivazioni del Riesame insistono molto sulla lettera di diffida, la stessa che il giorno della tragedia Patrizia Carmagnini consegnò ai carabinieri per dimostrare che il 3 agosto aveva ordinato agli inquilini di togliere le macchine per cucire dalla mansarda pena la rescissione del contratto di affitto. Una lettera, secondo quanto accertato dalla procura, che ogni mese sarebbe stata ristampata con la data aggiornata e fatta firmare agli inquilini come condizione per poter continuare a lavorare nella casa di sua proprietà. Nel computer sequestrato alla Carmagnini, sarebbero state trovate tracce di questa operazione e gli investigatori sarebbero riusciti a ricostruire la filiera della stampa di tutte le diffide. A confermare il particolare delle lettere – emerge dalle carte del Riesame – è stato il figlio degli inquilini cinesi che agli inquirenti ha raccontato che “la Carmagnini aveva detto che siccome in giro c'erano tanti controlli della polizia sulle attività produttive cinesi, per lei diventava essenziale al fine di consentire ai suoi genitori di continuare a lavorare in casa non solo pagare una somma di affitto in nero ulteriore al canone di locazione risultante dal contratto di affitto dell'abitazione, ma anche sottoscrivere un documento che aveva già predisposto e stampato nel quale vi era scritto che, essendosi accorta della presenza di macchinari nell'abitazione, diffidava la madre a rimuoverli”.
Nelle carte del Riesame – una decina di pagine – si legge anche della richiesta fatta dalla Carmagnini al titolare dell'elettricista finito sotto inchiesta per omicidio colposo e incendio colposo di non riferire agli investigatori che quando fu chiamato per riparare un guasto qualche mese prima dell'incendio – autunno 2016 - “aveva notato che all'esterno dell'immobile, nella parete dove c'è lo sportello dei contatori vi erano due o tre cittadini cinesi che a lui sembrò stessero concludendo il lavoro di sostituzione del salvavita”.


 
Edizioni locali collegate:  Prato Val di Bisenzio

Data della notizia:  21.12.2017 h 17:44

 
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