01.02.2016 h 16:22 commenti

Rogo di via Toscana, le parti civili presentano il conto ai fratelli Pellegrini: chiesti 9 milioni di risarcimento

Oggi, al processo a carico dei proprietari dell'immobile di via Toscana distrutto dall'incendio costato la vita a sette operai della confezione Teresa Moda, hanno parlato gli otto avvocati di parte civile. Si sono costituiti in giudizio Comune, Inail, sindacati, l'unico operaio sopravvissuto e 19 tra parenti di primo e di secondo grado delle vittime. L'avvocato della Cgil: "Rilevo l'assenza dell'Unione industriale pratese"
Rogo di via Toscana, le parti civili presentano il conto ai fratelli Pellegrini: chiesti 9 milioni di risarcimento
Qualcosa meno di 9 milioni. A tanto ammonta il risarcimento che le parti civili hanno chiesto a Giacomo e Massimo Pellegrini, soci dell'immobiliare Mgf e attraverso questa proprietari del capannone di via Toscana distrutto dall'incendio che il primo dicembre 2013 provocò la morte di sette operai della confezione Teresa Moda. Oggi, lunedì primo febbraio, è stata la volta degli otto avvocati di parte civile che hanno chiesto al giudice Fanales di condannare i fratelli Pellegrini, imputati di incendio colposo aggravato, omicidio colposo plurimo e lesioni gravi. Parti civili d'accordo: “Senza dormitori non ci sarebbero stati i morti”. Comune di Prato, Inail, Cgil, Cisl, Uil, l'unico operaio sopravvissuto e diciannove tra parenti di primo e di secondo grado delle vittime: questa la schiera della parte civile. “Le parti civili rappresentate sono troppo poche – ha detto l'avvocato Alessandro Gattai che per Filctem Cgil e Camera del lavoro ha chiesto un risarcimento di 100mila euro – rilevo l'assenza dell'Unione industriale pratese che tutela le aziende sane, quelle aziende che ricevono un danno da imprese come la Teresa Moda impermeabili alle norme”. Una stoccata, quella dell'avvocato della Cgil, che non è passata inosservata. “Un modo spregiudicato di fare impresa, un sistema interessato solo al profitto nella piena consapevolezza del rischio”: le parti civili hanno ricalcato la requisitoria del pubblico ministero Lorenzo Gestri affermando che “i Pellegrini, disinvolti e consapevoli professionisti dell'immobiliare, hanno avuto un ruolo centrale nella vicenda”. Anzi di più: “La prima responsabilità dei decessi va addebitata ai proprietari dell'immobile – ha detto l'avvocato Tiziano Veltri – perché se non ci fosse stata la Teresa Moda ci sarebbe stata un'altra impresa mentre senza la loro accondiscendenza non ci sarebbero stato i loculi, perché quelli altro non erano che loculi”. Veltri, che difende l'unico operaio che riuscì a salvarsi, Chen Changzhong, e undici familiari di cinque vittime e che complessivamente ha chiesto un risarcimento di 4 milioni, ha consegnato al giudice Fanales anche una richiesta di sequestro conservativo nei confronti della Mgf per un valore di 3 milioni.
Ammonta a poco meno di due milioni il risarcimento chiesto dall'avvocato Giuseppe Quartararo per conto dell'Inail: quasi un milione 700mila euro per il danno patrimoniale subito dall'ente, praticamente la somma versata ai familiari delle vittime e all'operaio superstite, e 200mila euro per consulenze e perizie. “L'immobile di via Toscana aveva tutti gli elementi per impedire a qualsiasi impresa di poter esercitare la propria attività – ha detto l'avvocato Quartararo – non è un caso che il responsabile civile abbia dimostrato per tutto il processo che il capannone aveva l'agibilità. Non c'era, non c'è mai stata. I Pellegrini hanno acquistato l'immobile nel 1996 e si sono guardati bene dal chiedere l'agibilità perché questo avrebbe significato buttarci dei soldi”.
Ai proprietari del capannone di via Toscana le parti civili hanno rimproverato “la volontà di massimizzare il profitto a costo di prendersi dei rischi”. “Un capannone privo delle dotazioni minime di sicurezza e con un soppalco – ha detto ancora Quartararo – che era un tunnel della morte perché era chiaro che se ci fosse stato, come c'è stato, un incendio nella parte tergale chi si fosse trovato lì sopra avrebbe potuto sole aspettare serenamente di morire. Ed è quello che è accaduto”.
Il Comune di Prato, difeso dall'avvocato Stefania Logli, ha chiesto 200mila euro per risarcire il danno di immagine dell'ente: “I Pellegrini hanno scelto di operare nell'illegalità anziché pretendere lo smantellamento del soppalco abusivo e il punto di tutto questo processo è che se non ci fosse stato l'uso promiscuo del capannone non ci sarebbe stata la tragedia. Il Comune ha investito tanto nel Patto Prato sicura dimostrando di aver elevato a obiettivo primario la lotta all'illegalità. La situazione di Prato e della pratica diffusa delle attività cinesi è conosciuta a livello nazionale e internazionale. Certi comportamenti hanno gettato un'ombra sulla città che deve essere riabilitata e dei danni patrimoniali e di immagine ricevuti dal Comune dopo il rogo di via Toscana devono rispondere i fratelli Pellegrini”.
Risarcimento di 150mila euro chiesto dall'avvocato della Cisl Andrea Logli: “Il rogo di via Toscana è una ferita che resterà aperta nel tessuto sindacale, si è permesso che in quel capannone si lavorasse in modo contrario a ogni principio di civiltà. Condizioni di lavoro fuori dal tempo e fuori dalla storia. Gli operai dormivano nella fabbrica nella consapevolezza di chi ha costruito il soppalco e chi ne ha consentito l'uso”. Logli ha fatto un parallelo tra il rogo di via Toscana e l'incendio della fabbrica che nel 1911 a New York causò la  morte di 146 operai, incendio dopo il quale vennero varate nuove leggi in materia di sicurezza sul lavoro e l'attività' dell'unico sindacato attivo decollò definitivamente.
Sindacato che dopo via Toscana ha dovuto fare i conti con una immagine compromessa. "Il sindaco c'è sempre stato e c'è - ha detto l'avvocato Gattai - ma i nostri delegati cosa possono fare davanti a un caso come quello della Teresa Moda? Vanno a bussare e ammesso che qualcuno apra parlano con chi? Con chi cercano di instaurare un dialogo? Con una prostituta cinese che ad oggi è ancora irreperibile (il riferimento è al titolare formale della confezione, ndr)"?    
La Uil, attraverso l'avvocato Vittorio Simoncelli, ha avanzato l'ipotesi di un esposto alla procura della Repubblica per riduzione in schiavitù degli operai della Teresa Moda: “Se non si vigila di processi come questo ne vedremo altri – il commento – l'immagine del sindacato ne esce sconvolta”. La Uil ha chiesto mezzo milione di risarcimento da investire in presidi di sicurezza dei lavoratori.
Per la moglie e la figlia minorenne di Dong Wenqiu, una delle vittime del rogo di via Toscana, l'avvocato Gabriele Capetta ha chiesto 800mila euro, mentre per i tre fratelli 150mila euro ciascuno. L'avvocato Pasquale Bove, in rappresentanza della moglie, del figlio e della sorella di Su Qifu, l'operaio che tentò di salvarsi rompendo la finestra protetta da un'inferriata e che disperato fece un'ultima telefonata alla moglie, ha chiesto 327mila euro per i primi due e 140mila per il parente di secondo grado.
Domani le arringhe della difesa: gli avvocati Alberto Rocca e Luca Bisori per Massimo Pellegrini, Michele Nigro e Valerio Valignani per Giacomo Pellegrini, Andrea Niccolai responsabile civile dell'immobiliare Mgf srl.
nt








 
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Data della notizia:  01.02.2016 h 16:22

 
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