10.10.2014 h 20:08 commenti

Rogo di via Toscana, parla un vigile del fuoco: "Il primo cadavere che trovammo aveva un braccio in mezzo alle sbarre di una finestra"

Gennaro Senatore arrivò in via Toscana intorno alle 8. "Via via che scorgevamo un corpo, aspettavamo l'autorizzazione della procura per rimuoverlo e consegnarlo alla polizia scientifica. Alle 13 cominciammo ad avere ragione dell'incendio, alle 19 spegnemmo gli ultimi focolai mentre l'intervento di bonifica andò avanti fino al pomeriggio del giorno dopo"
Rogo di via Toscana, parla un vigile del fuoco: "Il primo cadavere che trovammo aveva un braccio in mezzo alle sbarre di una finestra"
“Il primo cadavere che recuperammo era di un uomo e aveva un braccio fuori dalla finestra, poi uno ad uno portammo fuori gli altri, erano carbonizzati, impossibile identificarli”. Gennaro Senatore è uno dei vigili del fuoco che il primo dicembre 2013 coordinò le varie fasi dell'intervento in via Toscana. Alle 8, quando arrivò, non immaginava certo che quella giornata si sarebbe conclusa addirittura il giorno dopo, a pomeriggio inoltrato. Ieri, dopo l'agente di polizia PIerluigi Mottola che arrivò sul posto alle 7.00, è stato lui a testimoniare al processo aperto nei confronti dei fratelli Massimo e Giacomo Pellegrini, proprietari del capannone in affitto alla ditta Teresa Moda, accusati di omicidio colposo plurimo. Incalzato dalle domande del pm Lorenzo Gestri e aiutato dalla proiezione di video e foto, Senatore è partito dall'inizio. “Alle 6.53 arrivò al 115 la telefonata di un cittadino che segnalava un incendio in via Toscana. In un primo momento partì solo un'autobotte, ma subito fu corretto il tiro. Dal nostro comando provinciale, il capannone che prendeva fuoco era distante non più di due chilometri in linea d'aria e i colleghi si resero subito conto vedendo il fumo che la situazione era ben più grave. Il comandante coinvolse subito tutto l'organico provinciale e chiese rinforzi a Firenze e a Pistoia. Nell'arco di pochissimo tempo più di 30 vigili del fuoco e una dozzina di mezzi erano davanti al Teresa Moda. Io arrivai sul posto intorno alle 8 e trovai la polizia e il 118.Una parte del capannone era già in precarie condizioni di stabilità, la situazione era molto difficile anche per il forte vento che spingeva le fiamme verso i capannoni confinanti. Il nostro intervento fu molto lungo: l'incendio fu tenuto sotto controllo a partire dalle 13, alle 19 chiudemmo le operazioni con lo spegnimento degli ultimi focolai, e solo alle 17 del giorno dopo ultimammo la bonifica”. Il vigile del fuoco ha descritto il capannone: “Un immobile in cemento armato con la copertura in cemento armato precompresso. In tutto 540 metri quadrati: 17 metri in larghezza e 31 in lunghezza. Le fiamme, secondo quello che potevamo dedurre in quella situazione, arrivavano dal tergo del capannone. Dentro, a sinistra rispetto all'ingresso, c'erano un deposito di materiale, una parte destinata alla lavorazione con la presenza di uno stenditoio, di macchine per cucire e di attrezzi per la stiratura. I dormitori, costruiti tramite un soppalco, erano realizzati con un'ossatura in lamierino e cartongesso e l'accesso avveniva attraverso una scala in legno. Sul retro c'era una porta, una via d'esodo del tutto inadeguata mentre il portone d'ingresso, quando non era aperto a carraio, aveva una piccola porta per il passaggio delle persone ma si spalancava vero l'interno e non era a norma rispetto all'antincendio”. Senatore ha anche parlato del rifiuto alla richiesta presentata al comando dei vigili del fuoco nel 1995 dall'allora proprietà dell'immobile per il rilascio del Nop, il nullaosta provvisorio per l'avvio di una ditta relativamente alle norme antincendio. Poi di nuovo i momenti lunghissimi e dolorosi dell'intervento: “La prima vittima che recuperammo aveva sfondato il vetro di una finestra posta in alto, all'altezza dei dormitori, forse cercava una via d'uscita ma c'era una grata. Quel cadavere aveva un braccio in mezzo alle sbarre. Gli altri li recuperammo alla spicciolata, via via che l'intervento ce lo consentiva e man mano che riuscivamo a individuarli. Uno a uno, carbonizzati. Aspettavamo l'autorizzazione della procura per rimuoverli e consegnarli alla polizia scientifica”.
nt






 
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Data della notizia:  10.10.2014 h 20:08

 
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