20.03.2018 h 11:26 commenti

Rogo di via Toscana, la Cassazione motiva la condanna delle due sorelle Lin: "Trattamento disumano degli operai"

Lin Youlan e Lin Youli condannate in via definitiva per la tragedia del primo dicembre 2013. Nel rogo della confezione Teresa Moda morirono sette operai. Respinta la richiesta della difesa di una riduzione della pena. Le due imputate sono attualmente in Cina dopo la revoca del divieto di espatrio
Rogo di via Toscana, la Cassazione motiva la condanna delle due sorelle Lin: "Trattamento disumano degli operai"
Stesso trattamento per tutti, per i lavoratori clandestini e per quelli in regola con il permesso di soggiorno. Una condizione riconosciuta dalla Corte di Cassazione che nelle motivazioni della sentenza definitiva che ha condannato le sorelle Lin Youlan e Lin Youli per la morte dei sette operai cinesi nell'incendio della confezione Teresa Moda scrive: “Il fatto che venissero oggettivamente sfruttati gli operai regolari sul territorio significa unicamente che vi era un identico, disumano trattamento tra tutti i lavoratori operanti nel capannone”. E' uno dei passaggi più forti che i giudici di terzo grado indirizzano alle due imputate, condannate in via definitiva a otto anni e otto mesi e a sei anni e dieci mesi di reclusione per la tragedia del primo dicembre 2013. Recepita in toto la tesi del sostituto procuratore della Repubblica di Prato Lorenzo Gestri, respinta quella del difensore Gabriele Zanobini che come già in primo grado ha cercato di far passare la sua teoria e cioè che le due sorelle non conoscono le leggi e la lingua italiane e che hanno preso in affitto il capannone di via Toscana già in pessimo stato. Respinta anche la richiesta di riduzione della pena. Le due donne, accusate di incendio e omicidio colposo plurimo, violazione delle norme di sicurezza e di tutela sul lavoro e favoreggiamento della permanenza illegale di soggetti clandestini al fine di trarne ingiusto profitto, sono attualmente in Cina. Dopo dieci mesi di arresto preventivo e dopo la revoca del divieto di espatrio, sono tornate nel loro Paese assicurando il rientro in Italia per scontare la condanna. Vedremo se succederà. Le motivazioni di terzo grado sottolineano anche “l'approfittamento della condizione di clandestinità di una parte dei dipendenti della ditta in base al quale venivano imposte condizioni di lavoro ed economiche ben al di sotto del normale contratto di categoria”. I sette operai, cinque uomini e due donne, morirono nell'incendio che li sorprese nel sonno, nelle stanzette ricavate sul soppalco abusivo che si affacciava sulla zona lavoro. Nessuno poté niente per mettersi in salvo, il capannone, quella notte, diventò una prigione di fuoco e fumo. Tutti morti tranne una delle sorelle con il marito e il figlio e uno degli operai, salvi perché dormivano al piano terra, vicino al portone, unica via di fuga.
Ora si attende che la Cassazione decida sui fratelli Massimo e Giacomo Pellegrini, proprietari del capannone di via Toscana, condannati in primo grado a sei anni e mezzo per omicidio colposo plurimo e incendio colposo e in Appello a quattro per effetto dell'assoluzione dal reato di incendio colposo.


nt


 
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Data della notizia:  20.03.2018 h 11:26

 
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