08.05.2015 h 16:32 commenti

Rogo di via Toscana, il tecnico: "Amianto sul tetto che bruciava"

Il funzionario del Dipartimento di prevenzione della Asl 4 ha testimoniato oggi al processo a carico dei fratelli Pellegrini, proprietari dell'immobile che ospitava la Teresa Moda: "Avviammo le procedure previste quando un incendio interessa parti in amianto". Sentito anche un tecnico dei vigili del fuoco: "Tante irregolarità e nessun adempimento burocratico svolto presso il nostro comando dai titolari dell'attività"
Rogo di via Toscana, il tecnico: "Amianto sul tetto che bruciava"
In quella colonna di fumo che il primo dicembre 2013 si levò dal capannone di via Toscana che bruciava, c'erano anche polveri di amianto. Lo ha detto oggi, venerdì 8 maggio, Stefano Busia, tecnico del Dipartimento di prevenzione della Asl 4 al processo per il rogo della confezione Teresa Moda che provocò la morte di sette operai cinesi e nel quale sono imputati i fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini, proprietari dell'immobile. Quella mattina, dopo una primissima ricognizione e mentre era in corso l'intervento dei vigili del fuoco, Stefano Busia e il suo collega si concentrarono sulla presenza di amianto: “Sulla copertura del capannone c'era amianto – ha detto il tecnico in aula rispondendo alle domande del pubblico ministero Lorenzo Gestri – per questo fu dato il via alla procedura che viene adottata in questi casi”. Il tecnico ha anche detto che la Asl non aveva mai controllato l'immobile di via Toscana ma aveva, nel maggio del 2012, controllato quello di via Val d'Aosta che i gestori della confezione Teresa Moda utilizzavano come pronto moda e che il sopralluogo si era concluso con l'accertamento di alcune irregolarità. All'udienza di oggi è stato sentito anche Enrico Mencagli, il funzionario dei vigili del fuoco che quel giorno era di turno e che arrivò in via Toscana alle 7.30. “Se ci fossero stati impianti di salvaguardia – ha detto – sarebbe andata diversamente”. Il suo esame è durato più di due ore e si è incentrato in particolare sulla responsabilità sia degli adempimenti necessari ad un'attività sia delle prescrizioni a cui ottemperare per essere a norma. Una schermaglia, questa, che ha impegnato il pubblico ministero, l'avvocato Alberto Rocca, tra i difensori dei fratelli Pellegrini, e l'avvocato Niccolai, responsabile civile e che si è conclusa con un punto a favore della difesa: “Secondo la legge – ha chiarito Mencagli – è l'imprenditore che deve provvedere”. Tra gli obblighi, un progetto da presentare ai vigili del fuoco in caso di una quantità di materiale stoccato superiore a 5mila chili, come era per la Teresa Moda. Uno scenario che prevede una serie di prescrizioni a cui ottemperare, particolarmente stringenti anche da un punto di vista strutturale. Il vigile del fuoco ha elencato le carenze: solo un idrante all'esterno del capannone, estintori in numero insufficiente rispetto alle dimensioni dell'immobile, nessuna via di esodo oltre all'ingresso principale distante però una sessantina di metri (e non al massimo 30) per gli operai che dormivano nelle stanzette del soppalco”.
“Non è stato mai presentato al nostro comando – ha detto il vigile del fuoco – il progetto necessario ad ottenere l'autorizzazione per l'avvio dell'attività. Nulla risulta per la Teresa Moda”. Quanto alla classificazione del rischio, “la Teresa Moda rientrava tra quelle a rischio incendio significativo proprio per la presenza consistente di materiale e per la tipologia di macchinari riconducibili a potenziali inneschi. Una combinata non da poco, sommata a – come ha descritto il testimone - “fili elettrici e connessioni volanti, cavi tenuti insieme da nastro adesivo, attrezzature come stufe, multiprese e addirittura condizionatori la cui unità esterna non era fuori dal capannone ma solo fuori dai dormitori abusivi e dunque l'aria calda veniva scaricata nella parte dello stanzone utilizzato per la lavorazione”. 
Riguardo alle cause, Mencagli ha ricordato che le indagini esclusero  “segni di effrazione ed elementi che potessero ricondurre il rogo ad una natura dolosa”. “L'incendio – ha raccontato – si è sviluppato sulla parte tergale del capannone; dalle nostre analisi è ragionevole credere che ad originarlo sia stato il malfunzionamento dell'impianto elettrico o di una apparecchiatura elettrica”. 
 
 
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Data della notizia:  08.05.2015 h 16:32

 
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