05.12.2018 h 14:18 commenti

Restituzione dei beni alle famiglie rom, la procura chiede alla corte d'Appello di bloccare la sentenza

Il procuratore Nicolosi e il sostituto Gestri stanno lavorando al ricorso contro la sentenza con la quale il tribunale di Prato ha bocciato la richiesta di confisca del patrimonio delle famiglie Halilovic e Ahmetovic. Una ricchezza che ammonta a due milioni e mezzo tra case, terreni, conti correnti, polizze e carte prepagate
Restituzione dei beni alle famiglie rom, la procura chiede alla corte d'Appello di bloccare la sentenza
Il patrimonio delle famiglie Halilovic e Ahmetovic potrebbe rimanere congelato ancora. La procura è pronta a chiedere alla corte d'Appello di sospendere l'esecuzione della sentenza con la quale ieri, martedì 4 dicembre, il tribunale di Prato ha ordinato alla guardia di finanza di restituire case, terreni, conti correnti, polizze vita, carte prepagate e cassette di sicurezza – valore due milioni e mezzo – sequestrati un anno e mezzo fa a quattordici componenti delle due famiglie. “Le decisioni si rispettano – il commento del procuratore Giuseppe Nicolosi – ci avvarremo di quanto prevede la legge”. E la legge prevede, appunto, di poter impugnare entro dieci giorni la sentenza che ha bocciato l'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca chiesta dalla procura. Beni sequestrati, con la previsione della confisca, per la pericolosità sociale dei membri delle due famiglie finiti sotto inchiesta e per la sproporzione tra valore e redditi dichiarati. Motivazioni che i giudici non hanno ritenuto sufficienti sottolineando la mancanza di un requisito: quello della 'correlazione temporale' tra l'acquisizione dei beni per i quali è stata chiesta la confisca e il periodo in cui si è manifestata la pericolosità sociale. Pericolosità sociale che è stata acclarata per tutti ma i reati commessi sono risalenti nel tempo rispetto all'acquisto delle case e dei terreni, all'accensione delle polizze vita e all'apertura dei conti correnti e delle carte prepagate. E in più i giudici del tribunale di Prato hanno ritenuto “condivisibile il principio affermato dalla Cassazione secondo il quale la correlazione temporale tra la pericolosità sociale e l'acquisto dei beni presuppone l'accertamento del compimento di attività delittuose capaci di produrre reddito e non già di condotte genericamente devianti o denotanti un semplice avvicinamento a contesti delinquenziali”. Nel casellario giudiziale dei quattordici tra Halilovic e Ahmetovic, la cui carriera delinquenziale è stata ricostruita nei dettagli, un corposo elenco di condanne per reati contro il patrimonio e, di contro, nelle banche dati fiscali, poche dichiarazioni dei redditi e quelle poche sempre con cifre molto basse tanto da giustificare la richiesta di sussidi. Questi, si presume, alcuni degli elementi con cui la procura motiverà la richiesta di sospensione dell'esecuzione della sentenza.
nadia tarantino


 
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Data della notizia:  05.12.2018 h 14:18

 
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