27.04.2015 h 13:09 commenti

Quello che gli adolescenti non dicono... Impariamo ad ascoltare (e capire) i loro silenzi

Gli adulti ci chiamano "gli sdraiati" e intanto vanno di corsa senza dirci dove e neppure il perché. Eppure avremo bisogno che si fermassero un attimo, che ci rassicurassero dicendo che va tutto bene, che ci facessero sentire il loro sostegno, il loro incoraggiamento
Quello che gli adolescenti non dicono... Impariamo ad ascoltare (e capire) i loro silenzi
Adolescenza: età di contraddizione e di contrasto, di scoperta e di ricerca. Impaurisce e affascina, attrae e preoccupa. Tutto è troppo e troppo poco, tutto cambia pur rimanendo uguale. Il corpo si trasforma, la mente rimugina con i suoi dubbi, con i suoi interrogativi, il cuore ritma il tempo, assorda con i suoi battiti e ci porta lontano, irraggiungibili dagli altri e talvolta perfino da noi stessi. Non più i bambini di ieri e non ancora gli adulti di domani si vive il presente avvolti nell' insicurezza, con l'irrevocabile urgenza di trovare, definire, affermare se stessi. Si avanza nel mondo affamati di senso, desiderosi di assoluti che riempiano l'anima. Giudicati frettolosamente vuoti, ci aggiriamo cercando ragioni, risposte, certezze. Ostinatamente indipendenti sbirciamo gli adulti per orientarci, capire, essere introdotti e accompagnati nel reale. Ma nel reale ci fermiamo confusi: niente è certo, niente è coerente, niente è definitivo. Sono abortiti gli slanci verso grandi ideali, è scomparso dall'orizzonte il "vissero felici e contenti", neppure la presenza di un padre e di una madre è più certa.
In questo oceano infinito di possibilità ci smarriamo, nel non senso rimaniamo immobili. E poi ci chiamano "gli sdraiati"....Mentre loro, gli adulti, vanno di corsa senza dirci dove e neppure il perché. Eppure avremo bisogno che si fermassero un attimo, che ci rassicurassero dicendo che va tutto bene, che ci facessero sentire il loro sostegno, il loro incoraggiamento. Non siamo capiti: continuano a trattarci come marmocchi, attenti ai nostri traguardi scolastici, distratti (almeno apparentemente) dai nostri drammi interiori. E poi si meravigliano perché non parliamo, non ci apriamo, non ci confidiamo. Comunque non illudetevi, pur compresi non apriremmo il nostro cuore. Vogliamo rimanere lontani, distanti. Quando la ribellione si acquieta, irrompe un irrefrenabile impulso a sconvolgere, stravolgere gli equilibri familiari. Un doloroso bisogno di staccarci, una faticosa necessità di separarci dagli affetti usuali ci pervade. Ci spinge ad orientarci all'esterno, ad affrontare nuovi scenari, ad andare oltre per poi poter tornare di nuovo.
Non tratteneteci con ansiosa determinazione, chiudendoci tra sensi di colpa e divieti: ci chiama la vita, dobbiamo rispondere. Non fateci diventare il "pomo della discordia", pretesto per discutere e litigare fra voi: ne usciremo sconfitti, destabilizzati, trafitti. Non fateci prendere le difese dell'uno o dell'altro: ci strazia, ci sconvolge. Non bloccateci chiedendo protezione e accudimento: sono pesi troppo grandi per le nostre ancor fragili spalle. Non ripiegatevi in lamentele inutili, non ci stordite con le solite raccomandazioni (chiudi l'armadio, raccogli i vestiti, rimetti a posto, studia, lavati), sono gli ultimi dei nostri pensieri. Non etichettateci in base a pregiudizi e luoghi comuni.
Oppositivi, trasgressivi, provocatori sfideremo la vostra tenuta e quella del sistema familiare. Esagereremo per il bisogno di avvertire confini, controllo, contenimento. Vi attaccheremo, vi metteremo in discussione, vi sfiniremo. Rivendicheremo spietatamente la nostra autonomia, affermeremo tenacemente la volontà di cavarcela da soli. E con le porte vi sbatteremo in faccia i vostri limiti e le vostre carenze. Ma voi non ritraetevi proprio adesso, non rinunciate alla vostra funzione.
Anche quando vi accuseremo e con arroganza e presunzione ribadiremo la vostra inutilità, non mollateci. Mantenete il vostro sguardo su di noi. Alla giusta distanza rimanete al nostro fianco: nella scoperta della vita, delle sue promesse e dei suoi inganni abbiamo ancora bisogno di voi, per favore non lasciateci soli.
Teresa Zucchi
 
Edizioni locali collegate:  Prato
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Data della notizia:  27.04.2015 h 13:09

 
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