25.01.2023 h 13:08 commenti

Pronto soccorso, lettera aperta di un paziente: "Personale da elogiare in blocco ma la struttura così non va"

Il ringraziamento pubblico di un cittadino che ha sperimentato in prima persona i due aspetti della vicenda da giorni al centro delle polemiche: l'abnegazione di medici e sanitari che si trovano ad operare in una situazione estremamente precaria
Pronto soccorso, lettera aperta di un paziente: "Personale da elogiare in blocco ma la struttura così non va"
In un momento in cui l'ospedale di Prato, e in particolare il Pronto Soccorso, sono al centro delle polemiche  per le lunghe attese di un posto letto, che finiscono per gravare su quello che dovrebbe essere solo un reparto di urgenza e non di sosta, riceviamo da un nostro lettore una lettera aperta che pubblichiamo. Lettera dove emerge quanto più volte già segnalato, vale a dire l'abnegazione  del personale che, nonostante le gravi difficoltà strutturali, si fa in quattro per fornire assistenza.
 
Scrivo queste righe per ringraziare sentitamente i medici, gli infermieri ed il personale tutto dell'ospedale Santo Stefano di Prato e per fornire, per quanto utili, le mie impressioni complessive.
Martedì notte della scorsa settimana ho accusato un malore e, trasportato in ambulanza al pronto soccorso, sono stato trattenuto per accertamenti dalle 4 del mattino fino a circa le 10, quando sono stato dimesso per un dolore parietale. Purtroppo però nel pomeriggio il dolore è peggiorato sensibilmente, fino a provocarmi uno svenimento; chiamato nuovamente il 118, al secondo ricovero sono proseguiti gli accertamenti per oltre 20 ore, poi sono stato ricoverato nel reparto Obi per i successivi due giorni fino alle dimissioni avvenute con la diagnosi di pleurite.
Nelle interminabili ore di barella ho assistito al lavoro indefesso di medici, infermieri, Oss e portantini che per l'afflusso abnorme di utenza non riuscivano a far fronte a tutto, nonostante la loro ininterrotta corsa. Ho assistito a scambi verbali con cui si intimava al pronto soccorso di non inviare più ricoveri poiché i reparti non erano più in grado di accogliere e valutare i pazienti; ho percepito "sul campo" la difficoltà degli operatori di "stipare" così tante persone in quei locali così piccoli, dovendole "parcheggiare" mantenendone la responsabilità della cura; ho visto con i miei occhi una professionalità vestita anche di pazienza, umanità e spirito di servizio che mi è apparso in buona parte di carattere volontario, più che istituzionale.
In tutto ciò, oltre all'emergenza ospedaliera, il personale fronteggia talvolta un'utenza alla quale mancano le basi scolastiche primarie di educazione civica, trovandosi a dover gestire un nervosismo che diventa di tutti indistintamente, utenti e personale sanitario.
Proprio per questa ragione voglio ringraziare sentitamente chi mi ha soccorso: Antonia del 118 e i ragazzi che erano con lei, Alessandro - infermiere del pronto soccorso di straordinaria competenza e umanità; gli infermieri e le infermiere che si sono avvicendati in quelle giornate; il dottor Lai che mi ha fatto la diagnosi alle due di notte e, avendo capito il mio stato di tensione, con pochissime parole mi ha riportato alla serenità; il dottor Versari che si è occupato con grande empatia del mio ricovero e di tenere sotto controllo il dolore; la dottoressa Makhanian che mi ha trattenuto e curato in Obi e mi ha saputo informare dando indicazioni sempre chiarissime; il dottor Hakim Chabane che nel farmi l'ecocardiogramma mi ha rassicurato ancora una volta, i medici e gli operatori radiologi. Vorrei non meno ringraziare tutti coloro di cui non ricordo i nomi ma che ci sono stati, in ogni turno, con straordinaria professionalità e umanità perché svolgono un lavoro difficile in condizioni oggettivamente proibitive in termini gestionali e di comunicazione interna all'ospedale. Non so dire se quegli utenti che aggrediscono o si lamentano sarebbero disposti a lavorare tutti i giorni in quell'inferno di stress...Tuttavia oltre che il personale, anche l'utenza ha bisogno di una struttura più efficiente.
Infine, da cittadino che crede nelle istituzioni e che per proprio percorso personale ha piena consapevolezza che la "coperta" sia corta, mi permetto comunque di fare un appello sottovoce alla Direzione sanitaria, agli organi amministrativi e decisionali competenti, agli assessori di riferimento, affinché possano raccogliere il grido che viene dai professionisti e dagli utenti per risollevare una situazione imbarazzante, attraverso una gestione da migliorare ancora non poco. Si riuscirà a diminuire la sofferenza nelle nostre strutture, migliorando la vita di cittadini e personale sanitario ed evitare forse una fuga di professionalità spaventate dalle prospettive di una vita lavorativa al massimo di uno stress irrisolvibile, se non evidentemente allo stremo? Buon lavoro dunque a chi questa via deve trovare per il bene di tutti, nel rispetto del ruolo che la società intera ha loro affidato, investendo con fiducia le proprie (poche?) risorse.
Luciano Tristaino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  25.01.2023 h 13:08

 
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