27.01.2016 h 14:57 commenti

Processo rogo di via Toscana, la parola all'accusa: domani la requisitoria del pm contro i proprietari del capannone

Dopo venti udienze in un anno e mezzo è vicino all'atto finale il processo che per la prima volta vede alla sbarra due imprenditori chiamati a rispondere degli abusi edilizi trovati all'interno della loro proprietà data in affitto all'impresa cinese e delle conseguenze che gli abusi hanno determinato
Processo rogo di via Toscana, la parola all'accusa: domani la requisitoria del pm contro i proprietari del capannone
Più di venti udienze in un anno e mezzo: la prima il 25 giugno 2014, l'ultima pochi giorni fa, il 19 gennaio. Domani, giovedì 28 gennaio, si apre l'ultima fase con la requisitoria del pubblico ministero Lorenzo Gestri. Decine di ore di dibattimento davanti al giudice Giulio Fanales per ricostruire la tragedia di via Toscana. Per ricostruire la dinamica del rogo che il primo dicembre del 2013 costò la vita ai sette operai cinesi della confezione Teresa Moda, e per ricostruire i risvolti, i fatti connessi, il contorno di una vicenda drammatica e per capire il ruolo dei protagonisti. Imputati i fratelli Massimo e Giacomo Pellegrini, titolari del capannone attraverso l'immobiliare Mgf.
Un processo complesso e non soltanto perché per la prima volta, in un'aula di tribunale, ci sono due imprenditori chiamati a rispondere degli abusi edilizi trovati all'interno della loro proprietà data in affitto all'impresa cinese e delle conseguenze che gli abusi hanno determinato. Omicidio colposo plurimo aggravato e incendio colposo aggravato le accuse nei confronti dei due, finiti agli arresti domiciliari a marzo del 2014 nell'ambito dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri, inchiesta che portò in carcere anche i tre gestori della Teresa Moda già condannati in primo grado a condanne comprese tra 8 anni e 8 mesi e 6 anni e 6 mesi (LEGGI). A carico dei tre cinesi anche le accuse di sfruttamento della manodopera clandestina e omissione delle cautele antinfortunistiche.
Cinque gli avvocati della difesa: Alberto Rocca e Luca Bisori per Massimo Pellegrini, Michele Nigro e Valerio Valignani per Giacomo Pellegrini, Andrea Niccolai responsabile civile per l'immobiliare Mgf. Nutrita anche la schiera delle parti civili: Comune di Prato, Inail, Cgil, Cisl, Uil, alcuni parenti delle vittime e l'unico operaio che quella mattina riuscì a salvarsi, Chen Changzhong.
Secondo l'accusa anche i proprietari del capannone distrutto dal fuoco hanno avuto un ruolo nella vicenda. “I Pellegrini hanno concesso un bene non conforme all'uso, erano a conoscenza degli abusi edilizi, sapevano dell'uso promiscuo dei locali”, è la tesi del pm.
Abusi edilizi come tante altre volte prime e dopo la tragedia di via Toscana sono stati trovati nei capannoni occupati dai cinesi: pareti di cartongesso e strutture in legno alzate senza autorizzazione allo scopo di ricavare almeno una cucina e posti letto per gli operai. Accanto a questo una situazione generalizzata di non rispetto delle norme di sicurezza. “Condizione – sostiene la procura – che aumenta il rischio di incendio di per sé già elevato per l'attività tessile che all'interno veniva svolta”.
L'incendio che scoppiò all'alba di domenica primo dicembre 2013 sorprese gli operai nel sonno. Tutti morti quelli che dormivano nelle stanzette al piano rialzato. Si salvò solo chi dormiva sotto: i due co-gestori della ditta con il loro figlioletto e un dipendente. Soltanto loro riuscirono a raggiungere il portone e la strada. Irriconoscibili i cadaveri e solo dopo accertamenti tecnici e genetici fu possibile risalire all'identità: Zheng Xiuping, 50 anni, Rao Changjian, 42, Lin Guang Xing, 51, Wang Chun Tao, 46, Dong Wenqiu, 45, Su Qifu, 43, Xue Xieqing, 34. Alcuni morti per intossicazione da monossido di carbonio, altri per intossicazione da cianuri. Quattro erano clandestini.
C'è grande attesa per le richieste del pubblico ministero. Il dibattimento ha prodotto numerosissimi elementi e su molti di questi le parti a lungo si sono misurate e anche scontrate. Un processo che ha puntato i riflettori anche sul cosiddetto “sistema Prato”, vale a dire sui rapporti tra professionisti italiani e imprenditori cinesi. Qualunque sarà il finale, un processo destinato a fare storia a Prato perché rappresenterà un precedente. A favore o contro i proprietari dei capannoni lo dirà la sentenza.  
nt
 
Edizioni locali collegate:  Prato
Leggi gli Speciali:  Tragedia Macrolotto, i processi

Data della notizia:  27.01.2016 h 14:57

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 
 

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Speciale