08.02.2021 h 18:08 commenti

Processo Creaf, il consulente dell'accusa dà ragione al curatore: "Già a marzo 2011 chiaro il destino del progetto"

Ricostruita la vita del Creaf dal primo all'ultimo giorno e dal primo all'ultimo euro dei 23 milioni di finanziamenti pubblici ricevuti nel tempo. Otto gli imputati per il fallimento della società dichiarato dal tribunale nel 2017 dopo il respingimento della richiesta di concordato
Processo Creaf, il consulente dell'accusa dà ragione al curatore: "Già a marzo 2011 chiaro il destino del progetto"
“A marzo 2011 non c'erano più concrete previsioni di continuità aziendale, non c'erano nemmeno le risorse per la gestione corrente. E' in quel momento che si sarebbe dovuto mettere un freno e fare richiesta di concordato preventivo”. E' un giudizio senza appello che ricalca quello già espresso in passato al processo per il fallimento del Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese naufragato nel nulla nonostante i 22/23 milioni di euro di finanziamenti pubblici ricevuti in una decina di anni dai suoi soci (la Provincia, socio di maggioranza, e tutti i Comuni dell'area), e dalla Regione. A dire quello che aveva già detto il commercialista Leonardo Castoldi, prima commissario giudiziale e poi curatore fallimentare della società, è stato oggi, lunedì 8 febbraio, l'esperto contabile Alessandro Colaci, nominato dal sostituto Lorenzo Boscagli per ricostruire la vita del Creaf dal primo all'ultimo giorno e dal primo all'ultimo euro. Una ricostruzione ricca di cifre: milioni entrati a più riprese nelle casse della società e serviti solo all'acquisto dell'immobile e alla sua (neppure tutta) ristrutturazione. A rispondere di bancarotta semplice sono stati chiamati in otto tra politici ed ex amministratori: tra loro figurano il sindaco Matteo Biffoni nella sua qualità di presidente della Provincia (avvocati Nicolosi e Lucibello), il suo predecessore Lamberto Gestri (avvocato Renna), l'ex presidente della società Luca Rinfreschi (avvocato Rocca) e l'ultimo amministratore, Laura Calciolari (avvocato Rondanina).
Nella sua lunghissima e articolata ricostruzione, il consulente dell'accusa ha messo in fila il quadro economico e patrimoniale della società che dal suo avvio, 2005, alla sua fine, 2015, ha ricevuto contributi e anticipazioni per circa 23 milioni: circa 7 dai soci, 6 e mezzo dal Cipe (Comitato interministeriale della programmazione economica), poco meno di 6 dal socio di maggioranza Provincia di Prato a titolo di anticipazione (mai restituita), quasi 3 dalla Regione, con l'aggiunta di poste minori, sempre pubbliche.
E' la Provincia a farsi carico del peso maggiore derivato dalle difficoltà del Creaf a trovare la strada verso l'inizio del progetto: l'ente, nel 2006, anticipa una prima volta 2 milioni e mezzo e lo fa firmando un contratto, autorizzato da una delibera di Giunta, che prevede la restituzione del capitale, degli interessi e, nel caso di ritardo, di una penale giornaliera di 500 euro. La scadenza per la restituzione è fissata al 31 dicembre 2007 ma il 21 aprile 2008 la Provincia concede una ulteriore anticipazione di 1 milione 200mila euro e proroga la scadenza del pregresso. A maggio 2009, terza puntata con altri 2 milioni 200mila euro (la richiesta era però di 3 milioni e 800mila) e questa volta la scadenza per restituire tutto viene fissata al 31 dicembre 2010 ma – dice il socio di maggioranza - “se ho esigenze di rientrarne in possesso prima di allora, posso chiedere l'immediato rimborso”. Dal 2006 al 2011 Creaf paga alla Provincia solo gli interessi e di capitale, invece, non se ne parla.
E come avrebbe potuto Creaf onorare i debiti con il suo socio? “La garanzia – ha spiegato il consulente – stava in un credito Iva di un milione e 400mila euro che la società avrebbe recuperato, nel saldo dei contribuiti concessi da Cipe, con il saldo di altri contributi e con la richiesta di mutui alle banche”. Mutui chiesti e non dati, contribuiti arrivati ma riversati nella lunga e, ben oltre le previsioni, costosa ristrutturazione. Il bilancio si regge sul valore dell'immobile, unico bene della società. Ma c'è un ma: “Il valore contabile – ha spiegato il consulente – era nettamente superiore a quello di mercato”. Non solo: “Lo scopo iniziale dell'investimento, la formazione, nel tempo viene vanificato dalla trasformazione del mercato che, nel 2014, non era più quello del 2005 – ha aggiunto Colaci – senza contare che Creaf, essendo una srl, società capitalizzata e finanziata da soci pubblici, avrebbe dovuto avere come obiettivo l'autosostenibilità, l'operatività e la capacità di risanamento dei debiti. Invece, a fronte dei finanziamenti ricevuti, non è stato pianificato un business plan per almeno progettare un ritorno economico”.
Nel 2011 la vita del Centro di ricerca e alta formazione era, a detta dell'esperto che ha collaborato con l'accusa, finita: “Dal punto di vista della sostenibilità economica, il Creaf era già compromesso”.
Una curiosità: Creaf ha comprato un parcheggio e lo ha trasferito al Comune di Prato per uso pubblico nell'ambito degli oneri previsti per la ristrutturazione edilizia. Con quali soldi? Gli unici che aveva a disposizione: quelli pubblici.
nadia tarantino
 

Data della notizia:  08.02.2021 h 18:08

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Dossier