09.01.2018 h 13:41 commenti

Presunto danno erariale al Creaf, la Corte dei Conti si chiama fuori: "La competenza non è nostra"

Sentenza dei giudici contabili sull'operato degli ex amministratori ed ex sindaci revisori del Creaf: la società non può essere considerata pubblica e spetta al tribunale ordinario pronunciarsi. La procura della Corte dei Conti chiedeva il risarcimento di oltre 75mila, vale a dire l'ammontare degli stipendi incassati tra il 2012 e il 2015
Presunto danno erariale al Creaf, la Corte dei Conti si chiama fuori: "La competenza non è nostra"
Il difetto di giurisdizione chiude con un nulla di fatto l'inchiesta della procura della Corte dei Conti sul presunto danno erariale provocato dagli ex amministratori del Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione per l'81 per cento della Provincia di Prato e per la restante parte dei Comuni dell'area, mai entrato in attività nonostante una spesa di 22 milioni di soldi pubblici tra il 2006, anno di acquisto dell'immobile di via Galcianese, e il 2016, quando i libri della società sono finiti al tribunale che ha dichiarato il fallimento.
I giudici contabili hanno stabilito che “la società Creaf non possa essere annoverata tra le società in house con conseguente dichiarazione del difetto di giurisdizione e con declaratoria di giurisdizione in favore del giudice ordinario”. Tradotto: se davvero ci sono profili di responsabilità a carico dell'ex presidente Luca Rinfreschi, degli ex componenti del cda Aldo Burresi, Gianmario Bacca e Veronica Melani, e degli ex componenti del collegio sindacale Massimo Longini, Giovanni Picchi e Marco Bini, dovrà eventualmente stabilirlo il tribunale di Prato essendo il Creaf una società privata. 
La procura contabile chiedeva la condanna degli ex amministratori e degli ex organi di controllo del Creaf a risarcire, in misure proporzionali all'incarico e alla sua durata, 76.129 euro, vale a dire l'ammontare degli emolumenti erogati tra il 2012 – anno che secondo gli inquirenti rappresentava in modo abbastanza chiaro l'impossibilità di portare avanti il progetto – e il 2015. Una richiesta dettata dal fatto che “alcuno dei componenti gli organi di amministrazione e di controllo, nell'esercizio finanziario considerato, avesse mai proposto ai soci pubblici di mettere in liquidazione una società come Creaf, al limite reinternalizzando le sole funzioni di stazione appaltante in cui da sempre si era esaurita l'attività della società da anni senza alcuna reale prospettiva di operatività, così consentendo di risparmiare le somme corrisposte per i compensi”.
La procura ha rimproverato ad amministratori e sindaci “di esser venuti meno al loro dovere di avanzare formalmente la proposta di messa in liquidazione di una società totalmente inoperante”. Condotta omissiva contestata dagli avvocati difensori: "Dai verbali delle assemblee emerge chiaramente come sia gli amministratori che i sindaci, abbiano rappresentato ai soci pubblici l'opportunità o la necessità di mettere in liquidazione la società nel caso i soci non avessero garantito il loro sostegno finanziario”.
Nella sentenza si ripercorre l'indagine della procura della Corte dei Conti: “Il bilancio al 31 marzo 2012 evidenziava ricavi per complessivi 17 euro a fronte di perdite di esercizio per 299.603 euro; di fatto, dunque, Creaf ha esaurito la propria attività, come specifica il bilancio, nell'adoperarsi per l'avanzamento dei lavori di ristrutturazione dell'immobile di proprietà sociale, la cui ultimazione è propedeutica all'avvio dell'attività, che dunque si confermava non essere mai iniziata. Emerge dalla nota integrativa al bilancio 31 marzo 2015, che a quest'ultima data restavano ancora da realizzare alcune opere per il completamento del primo lotto: in buona sostanza – dicono ancora le carte – dieci anni non erano bastati per completare neppure il solo primo lotto del fabbricato”.
Il resoconto della procura ha insistito molto sulla paralisi della società partendo dalle criticità strutturali, organizzative, fiscali al 31 marzo 2012: “Operatività inesistente ma anche impossibilità sostanziale di raggiungere lo scopo sociale per totale indeterminatezza dei mezzi necessari a completare la ristrutturazione del fabbricato; pur non svolgendo neppure in piccola parte, da anni, attività attuativa del proprio scopo sociale, il Creaf ha erogato agli organi di amministrazione e controllo, nell'esercizio finanziario considerato, emolumenti per complessivi 76.129 euro”. Di più: “La procura – si legge ancora nella sentenza – ha ritenuto questo un caso limite, di inutilità e disutilità societaria pubblica in cui il danno veniva ravvisato nella permanenza in vita di una società che presentava, oltre all'assenza sostanziale di ricavi, diversi indici di diseconomicità ed inefficienza e si palesava quale fonte di ulteriori diseconomie per l'ente socio tra cui anticipazioni finanziarie, oltretutto neppure restituite, come tali sottratte ad altri possibili impieghi di diritto pubblico di maggiore utilità”.
nadia tarantino


 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  09.01.2018 h 13:41

 
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