14.10.2021 h 18:22 commenti

Prestanome in cambio del permesso di soggiorno: ecco come funzionava il sistema scoperto dalla guardia di finanza

Le intercettazioni mettono in evidenza il ruolo svolto dagli studi professionali italiani e le complicità tra i colletti bianchi e l'imprenditoria cinese per creare schermature in modo da frodare l'erario
Prestanome in cambio del permesso di soggiorno: ecco come funzionava il sistema scoperto dalla guardia di finanza
"Allora io non vuole fare più la ditta per lui, perché lui non mi rinnova il permesso di soggiorno". Lui è il titolare occulto dell'impresa mentre a parlare è il prestanome, entrambi cinesi. Una frase breve ma eloquente  sul sistema illegale ormai consolidato al centro della nuova inchiesta della Procura di Prato sulla complicità tra i colletti bianchi e l'imprenditoria cinese per creare schermature per frodare l'erario e sotterfugi per ottenere facilmente permessi di soggiorno, che ieri ha portato a oltre 142 perquisizioni, 210 indagati, 8 misure cautelari tra i professionisti coinvolti di cui 7 ai domiciliari.
La frase è contenuta in una delle tante e significative intercettazioni  telefoniche riportate nelle quasi 600 pagine dell'ordinanza del gip del Tribunale di Prato, Francesco Pallini. Altre sottolineano il ruolo fondamentale avuto dai consulenti che hanno "asservito il loro bagaglio professionale alle esigenze della clientela cinese" in modo "pienamente consapevole". Centralità rafforzata anche dalla scelta di aprire ditte individuali perché avendo modalità semplificate non necessitano di apporti tecnici complessi che prevedano il passaggio da un notaio. Tutto passa dal filtro di un semplice studio contabile commerciale e/o da un consulente del lavoro.
Sono i professionisti a preparare per i cinesi la documentazione fasulla da portare in questura per ottenere i permessi di soggiorno, consapevoli che l'ufficio Immigrazione, oberato com'è di pratiche da smaltire, non abbia il tempo di approfondire e sia "rassicurato" dal fatto che i documenti arrivino da uno studio professionale. Sono i professionisti a truccare i bilanci delle imprese cinesi per nascondere le perdite poiché per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno del titolare è necessario dare una parvenza di solidità finanziaria. La dipendente di uno degli studi più coinvolti racconta a una collega la lavata di testa che ha ricevuto per una rendicontazione di un pronto moda con utile troppo basso: "Mi ha alzato di peso perchè ho cambiato le rimanenze finali della ditta individuale e viene un utile di 2mila euro e questo c'ha da andare in questura. Poi le rimanenze finali al 31 dicembre, diventano quelle iniziali a gennaio 2017, gli viene una perdita di 240mila euro perchè non c'è quelle finali del 7 febbraio. In dove le sono le rimanenze finali al 7 febbraio". Questa, come altre telefonate simili, testimoniano quanto i dipendenti dei sei studi e del centro elaborazione dati coinvolti nell'inchiesta, siano consapevoli del sistema. A differenza della precedente inchiesta del 2014, però, la procura ha contestato il vincolo associativo solo tra i vertici degli studi, che in alcuni casi condividono anche spazi e clienti, alleggerendo la posizione dei dipendenti che in quanto tali prendono ordini dai livelli superiori. Vincolo associativo che comunque non è stato riconosciuto dal gip. 
Altre intercettazioni, incrociate con gli esiti dei controlli effettuati dagli ispettori Asl o dalla polizia municipale, evidenziano che il titolare occulto, spesso dipendente della stessa azienda, è colui che tiene i rapporti con gli studi professionali con cui concorda ogni azione. Quello formale è un connazionale qualunque che presta il suo nome in cambio del permesso di soggiorno come spiega bene la prima intercettazione che abbiamo pubblicato. E' con questo sistema che il vero titolare può permettersi di tutto senza mai risponderne  e senza versare tasse e contributi. Un sistema che può incrociarsi con il fenomeno apri e chiudi entro tre anni e con quello delle ditte fantasma. Per spiegare il primo caso il gip riporta le simulazioni dell'iter seguito dall'agenzia delle entrate e dall'Inps per recuperare il non riscosso. La prima impiega almeno 51 mesi per aggredire le proprietà del debitore in assenza di pagamento della cartella esattoriale, mentre il secondo 25 mesi. Ecco perchè la maggior parte delle imprese cinesi ha una "mortalità" così elevata che non arriva atre anni. Concetto che troviamo ben esplicitato in un'altra intercettazione agli atti dell'inchiesta. Sempre nell'ambito della necessità di rinnovare il permesso di soggiorno al prestanome, il vero titolare spiega allo studio che lo segue di aver bisogno di aprire una nuova ditta e quindi di nuove persone a cui intestarla perché l'attuale è gravata da un ingente debito: "Non ho scelta, qui c'è un sacco di debito. Come faccio se non apro una nuova ditta". 
Il sistema e come si alimenta, insomma, sono più che chiari e la precedente inchiesta, a cui spesso il gip fa riferimento nell'ordinanza, ne aveva già ampiamente spiegato i meccanismi. Ciò che sta diventando difficile da inquadrare sono le reali dimensioni del fenomeno che con il tempo sta crescendo esponenzialmente. Due piani di scaffali colmi di documentazione relativa a questa inchiesta e quattro anni di accertamenti certosini della guardia di finanza, coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, ci forniscono solo l'idea di cosa nasconde la punta dell'iceberg. E forse questa complessità in termini quantitativi e qualitativi si riverserà anche sul cammino processuale dell'inchiesta. Si pensi che i principali imputati della precedente non sono ancora arrivati a sentenza.
(e.b.)
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  14.10.2021 h 18:22

 
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