19.10.2021 h 17:09 commenti

Permessi facili, uno dei professionisti arrestati decide di rispondere alle domande del giudice

E' il primo a farlo dopo che altri quattro coinvolti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Negata l'esistenza di un accordo segreto tra studi professionali che è alla base dell'impianto accusatorio della procura
Permessi facili, uno dei professionisti arrestati decide di rispondere alle domande del giudice
Ha risposto alle domande, ha parlato, ha chiarito il suo ruolo e ha respinto con forza l'accusa di essere stato uno degli anelli della catena formata da studi professionali, che, attraverso falsa documentazione, consentiva a decine e decine di cinesi di ottenere il permesso di soggiorno. E' andato avanti per diverse ore l'interrogatorio di garanzia di Giuseppe Cannatà, uno dei sette professionisti messi agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della procura di Prato che, insieme alle carte create a tavolino per il rilascio dei titoli di soggiorno, ha portato alla luce anche il meccanismo che permetteva alle aziende di essere invisibili agli occhi del fisco. La moglie, Marta Gabbriellini, anche lei ai domiciliari, si è invece avvalsa della facoltà di non rispondere.
Difeso dagli avvocati Cristina Meoni e Riccardo Fantappiè, Cannatà ha illustrato al giudice delle indagini preliminari, Francesco Pallini, la natura del rapporto tra il suo studio e il centro elaborazione dati Lx gestito da due donne – Hu Jiejie e Hu Weijie – anche loro arrestate. Cannatà ha chiarito la sua attività specifica, quella, cioè, di intermediazione tributaria che si esauriva con la presentazione delle dichiarazioni fiscali preparate con i dati già elaborati che gli venivano trasmessi dalle cinesi. Niente altro faceva il suo studio: l'indagato ha detto che non si occupava dei rapporti di lavoro, delle assunzioni e dei licenziamenti dei dipendenti delle ditte.
Giuseppe Cannatà ha anche escluso una triangolazione tra il suo studio, il centro elaborazione dati Lx e lo studio Frati&Belliti dei coniugi Alessandro Frati e Alessandra Belliti, altri due professionisti finiti ai domiciliari. E proprio sulla triangolazione, una sorta di società virtuale, i sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, hanno puntato molto per dimostrare l'esistenza di un'associazione per delinquere che però è stata esclusa dal giudice delle indagini preliminari. Cannatà, nel lungo interrogatorio di garanzia, ha respinto la ricostruzione degli investigatori sottolineando che il suo studio non aveva rapporti con lo studio di Frati e di Belliti e che il suo lavoro finiva con la chiusura della gestione fiscale delle ditte.
Di certo c'è che il sistema era complesso: “Per il semplice cittadino cinese il rinnovo del permesso di soggiorno risulterebbe estremamente complicato – scrive il gip nelle quasi 600 pagine di ordinanza di custodia cautelare – il ruolo svolto dagli studi contabili è stato essenziale per ottenere il documento”.
Domani altra giornata di interrogatori di garanzia con le due proprietarie del centro elaborazione dati.
L'inchiesta ha portato ai domiciliari anche Wu Chao, uno degli imprenditori cinesi più noti a Prato, a capo dello studio Rw, mentre per Paolo Santangelo, dell'omonimo studio, è stato disposto all'obbligo di dimora e di firma. A piede libero tutti gli altri 194 indagati, in larga maggioranza cinesi.
nt
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  19.10.2021 h 17:09

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus

Digitare almeno 3 caratteri.