07.11.2018 h 08:14 commenti

Operai aggrediti a bastonate al rientro dal lavoro. Il sindacato Si Cobas: "Atto intimidatorio, sono nostri iscritti"

Uno dei due portato in ospedale in codice rosso, ma non è in pericolo di vita. Entrambi sono iscritti alla sigla sindacale e sono tra i protagonisti delle proteste in un'azienda cinese per far rispettare il contratto
Operai aggrediti a bastonate al rientro dal lavoro. Il sindacato Si Cobas: "Atto intimidatorio, sono nostri iscritti"
Aggrediti con bastoni, bottiglie di vetro e armi da taglio mentre rientravano a casa dopo la fine del proprio turno di lavoro. E' successo poco prima delle 19 di ieri 6 novembre in via Montalese, all'altezza del sottopasso pedonale con la tangenziale. Le vittime sono due operai pakistani della ditta Ds di Montemurlo, una delle tante fabbriche tessili del pratese a conduzione cinese, entrambi iscritti al sindacato Si Cobas. Uno dei due, il più grave, è un 32enne soccorso in codice rosso dal 118 e ricoverato in ospedale. Per fortuna le sue condizioni sono migliorate ed è stato giudicato guaribile in 10 giorni. Sul fatto indaga la polizia, che al momento non esclude nessuna ipotesi ed ha acquisito un video girato dalle telecamere di videosorveglianza. L'unica cosa certa è che gli aggressori erano di nazionalità cinese. La questura sta indagando in particolare sulla correlazione fra l'aggressione e le minacce ricevute dai due operai da parte dei datori di lavoro cinesi. Secondo quanto emerge i due pachistani sarebbero stati più volte esortati a rinunciare alla vertenza sindacale con cui  chiedevano di avere un regolare contratto di lavoro.
Più certezza ha, invece, il Si Cobas: "Si tratta fuori da ogni dubbio di un gravissimo atto intimidatorio - denuncia il sindacato -. Adeel e Abbas sono due dei lavoratori della Ds che a luglio si sono rivolti a noi denunciando una situazione di vera e propria schiavitù: turni di 12 ore al giorno, sette giorni su sette, per buste paga da fame. Lì iniziava un lotta dura, passata da scioperi e denunce pubbliche, che ha portato ad un primo accordo, e quindi al riconoscimento formale dei diritti fondamentali dei lavoratori: retribuzioni in linea con il contratto Tessile per 40 ore settimanali di lavoro, riconoscimento di riposo settimanale, ferie, malattie e tredicesima".
"E' evidente - prosegue la nota di Si Cobas - che i padroni del settore sono terrorizzati dall'idea che questa storia di riscatto faccia da apripista per molte altre. E infatti già decine e decine di lavoratori impiegati nelle fabbriche tessili a conduzione cinese si sono rivolti agli sportelli del nostro sindacato. In tutti i casi le condizioni di sfruttamento denunciate sono pressochè identiche a quelle descritte già per la Ds. Si tratta di un “segreto di pulcinella”: tutti sanno – istituzioni in primis – della realtà di schiavitù e illegalità totale che si nasconde dietro le mura di moltissime fabbriche tessili del territorio. I lavoratori aggrediti stanotte sono tra quelli che hanno avuto il coraggio di denunciare e combattere un sistema intollerabile di sfruttamento che schiaccia migliaia di lavoratori, in primis cinesi e richiedenti asilo asiatici ed africani".
Oggi alle 15 si è tenuto un presidio davanti alla Prefettura, organizzato dal sindacato Si Cobas a cui ha partecipato anche Adeel, uno dei due lavoratori aggrediti: "Erano armati di coltelli e bottiglie - ha raccontato- ci hanno aspettato fuori dal sottopasso. Io sono riuscito a scappare. Oggi ho fatto la denuncia in Questura". Si Cobas ha organizzato per il 17 novembre una manifestazione con partenza dalla stazione centrale
Sulla vicenda interviene anche Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem di Prato e di Pistoia: “Non sappiamo le motivazioni dell'aggressione ai due lavoratori dipendenti della Ds di Montemurlo. Sappiamo però che avevano denunciato la loro condizione di sfruttamento, la stessa da noi denunciata per altre migliaia di lavoratori sul territorio. - dichiara -. L'aggressione è avvenuta nello stesso giorno nel quale a Pistoia è stata smantellata una organizzazione che sfruttava lavoratori richiedenti asilo per la raccolta in agricoltura. E questo alla fine di quelle indagini che da anni chiediamo anche a Prato dove le aziende che sfruttano riaprono in poche ore - continua Brezzo - Riteniamo che non si possa attendere oltre, visto che sta cominciando a scorrere il sangue dei lavoratori sfruttati. E ribadiamo - conclude Brezzo - la nostra proposta di farsi sentire con Roma. Tutti insieme, come abbiamo fatto ogni volta che Prato è riuscita a smuovere qualcosa”.
"Quanto accaduto ai due operai della Ds di Montemurlo è grave e inquietante - scrive in una nota il portavoce di Prato 2040 Diego Blasi - I due lavoratori si erano rivolti al sindacato Si Cobas per denunciare una condizione di vera e propria schiavitù all'interno della ditta tessile in cui lavorano; ed erano riusciti dopo scioperi e denunce pubbliche ad ottenere condizioni di lavoro dignitose. A dimostrazione che le battaglie, condotte anche duramente, pagano.  Sui diritti di chi lavora non si scherza - continua Blasi - E una battaglia vinta dai lavoratori, che può aprire la strada a una mobilitazione diffusa in tutto il nostro territorio, fa paura ai troppi imprenditori che sfruttano i più deboli e la loro condizione di fragilità. Sono decine e decine quei lavoratori sfruttati nelle fabbriche a conduzione cinese nella nostra città e non si può esser massacrati di botte e bastonate per aver avuto il coraggio di denunciare condizioni di lavoro scandalose e senza dignità, che peraltro riguardano in primis proprio gli stessi cinesi, tanti richiedenti asilo e oggi sempre più italiani disposti a tutto pur di lavorare". 
Le modalità del fatto - scrive invece Prato in Comune - il luogo e soprattutto che fossero proprio due dei lavoratori che si erano duramente battuti per il rispetto dei loro diritti e fossero iscritti al sindacato Sì-Cobas lascia pochi dubbi sugli obbiettivi, al di là delle responsabilità dirette che spetterà alla magistratura accertare. Il triste paradigma pare quello di colpirne due "per educarne mille", con il messaggio minatorio a non ribellarsi, perché non si ottiene "nulla", o peggio - se questo fosse il movente dell'aggressione - ripercussioni personali e aggressioni. Oltre a esprimere la solidarietà ai feriti e chiedere il massimo impegno per individuare i colpevoli, chiediamo che tutto il distretto manifesti loro vicinanza concreta e sostegno affinché il fatto si trasformi in motivo, per altre vertenze simili, di emergere, permettendo ad altri sfruttati di essere messi nella condizione di alzare la testa. Noi ci saremo". 
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  07.11.2018 h 08:14

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 
 

Digitare almeno 3 caratteri.