06.09.2018 h 13:54 commenti

Omicidio Elisa Amato, la famiglia Zini contrattacca e assicura: "La Fondazione intitolata a Federico si farà"

Il padre del giovane che nel maggio scorso ha ucciso la ex fidanzata ribadisce come il progetto benefico fosse stato già messo a punto dal figlio a favore di bambini in difficoltà e non contro la violenza alle donne
Omicidio Elisa Amato, la famiglia Zini contrattacca e assicura: "La Fondazione intitolata a Federico si farà"
Una lunga lettera, inviata ai giornali e ai mezzi d'informazione, per spiegare di nuovo le finalità della Fondazione e replicare alle accuse mosse, tramite il loro legale, dalla famiglia di Elisa Amato, la giovane pratese uccisa lo scorso maggio da Federico Zini. E' così che la famiglia del ragazzo torna a far sentire la propria voce, riaprendo una ferita difficile da rimarginare per parenti e amici di Elisa.
Maurizio Zini parte dalla Fondazione intitolata al figlio Federico che è in corso di riconoscimento: "Sin da subito ammette - ha suscitato grandi polemiche sfociate altresì in interrogazioni regionali ed interpellanze comunali che hanno reso opportuno, da parte nostra, un iniziale momento interlocutorio con le amministrazioni locali, sfociate nell’invio di un comunicato che ne chiarisse, una volta per tutte, l’oggetto sociale perseguito. Definita come “una fondazione contro la violenza sulle donne” è stata oggetto di numerosi linciaggi mediatici che hanno portato ad attacchi gratuiti e a pesanti accuse mosse nei confronti della nostra famiglia. Si ricordi che la stampa già pubblicava il nome esatto Fondazione Federico Zini, fin dal 26 marzo 2017 ed aggiungo che la formale costituzione, era prevista già da tempo".
"Non è nostra intenzione e purtroppo ancor prima, in nostro potere - prosegue Maurizio Zini -rimuovere verità o responsabilità; alla famiglia di Elisa Amato abbiamo espresso fin da subito, il nostro profondo dolore e richiesta di perdono per un gesto che, anche pubblicamente, abbiamo condannato e sempre condanneremo. E’ sicuramente nostra ferma intenzione, difendere i nobili obiettivi che che la Fondazione ha perseguito e che intende perseguire. La Fondazione Federico Zini è l’impegno della nostra famiglia e di tutti i familiari, insieme agli amici e a tanti uomini e donne di buona volontà, a portare avanti le attività sociali e benefiche che Federico, insieme al fratello fin dal 2016, è riuscito a realizzare attraverso il progetto “Un Pallone per un Sorriso”, che registra sul web complessivamente circa 22.700 followers, nato dall’idea di raccogliere fondi tramite la vendita, realizzata per mezzo di aste on line, delle maglie indossate e firmate da giocatori di serie A, B, C e campionati esteri, destinando il ricavato ad associazioni e fondazioni di beneficenza dedicate all’aiuto dei minori colpiti da gravi patologie cliniche. Un obiettivo portato avanti nel corso degli anni, un obiettivo che attraverso le nostre future donazioni ed i progetti delle onlus prescelte, potrà portare il sorriso a chi, nella propria vita, ne ha ancora bisogno".
Maurizio Zini attacca poi l'avvocato Antonio Bertei, legale della famiglia Amato, accustao di aver divulgato una lettera che, secondo il padre di Federico, avrebbe dovuto restare riservata. "Anziché rimanere nella sfera di conoscenza delle parti, come si auspica che accada ogni volta in cui interviene un legale - dice - si è scelto la strada della pubblicità e dei mass media abbandonando quel profilo di riservatezza che, seppur soltanto in minima parte, potrebbe tutelare il dolore delle famiglie colpite da questa immane tragedia. La pubblicità data alla notizia e le accuse che sono state mosse, continuano ad alimentare un linciaggio mediatico, nei confronti della nostra famiglia subito nel momento più drammatico della nostra vita, costringendoci a prendere una posizione su di un episodio doloroso di cui neppure noi, riusciremo mai a darci una risposta".
"Non corrisponde al vero - accusa - l’affermazione del legale della famiglia Amato quando scrive che la famiglia di Elisa, non ha mai puntato il dito pubblicamente nei confronti di Federico; nonostante il profondo dolore condiviso con la famiglia, siamo rimasti in silenzio nell’ascolto di varie interviste che, definendo Federico come uno stalker o una persona disturbata, hanno raccontato una storia tra i due ragazzi diversa da quella che conoscevamo noi. I ragazzi per quello di cui siamo a conoscenza, così come abbiamo riferito all’Autorità giudiziaria, si sono frequentati sino al mese di maggio 2018, non si erano lasciati da un anno. Viaggi, cene e progetti facevano parte della loro vita, come di quella di tanti altri ragazzi della loro età e di tanti amici che li frequentavano".
Maurizio Zini se la prende poi anche con chi, come Selvaggia Lucarelli, li ha accusati di non essersi resi conto di avvisaglie conclamate che avrebbero permesso di evitare tutto questo, esponendo così la famiglia a forti e duri attacchi definiti "totalmente arbitrari". 
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  06.09.2018 h 13:54

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus

Digitare almeno 3 caratteri.