27.11.2021 h 17:53 commenti

Omicidio Comeana, il manovale fermato dai carabinieri resta in carcere. Continua la caccia al complice

L’indagato, su cui pende l’accusa di concorso nell’omicidio del trentottenne Gianni Avvisato, è comparso davanti al giudice delle indagini preliminari e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Respinta la richiesta di domiciliari avanzata dai difensori che presenteranno richiesta di riesame. Inquirenti ancora al lavoro per dare un movente al delitto e rintracciare il presunto killer
Omicidio Comeana, il manovale fermato dai carabinieri resta in carcere. Continua la caccia al complice
Con l’accusa di concorso in omicidio resta in carcere Andrea Costa, il manovale fiorentino di 39 anni arrestato mercoledì 24 novembre, poche ore dopo i colpi di pistola che hanno ucciso Gianni Avvisato, il culturista trentottenne freddato sulla porta di casa, in via Boccaccio a Comeana. Il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini, ha tramutato in arresto il fermo dei carabinieri e respinto la richiesta di domiciliari avanzata dai difensori Mattia Alfano e Massimo Nistri. I legali hanno annunciato che ricorreranno al Riesame. L’indagato, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, è rinchiuso nel carcere della Dogaia. E intanto è ancora caccia all’uomo: i carabinieri stanno cercando il pregiudicato di 55 anni che il manovale ha indicato come esecutore materiale dell’omicidio. Dell’uomo, che si trovava agli arresti domiciliari, si sono perse le tracce e adesso è ufficialmente ricercato in tutta Italia e all’estero. Secondo quanto raccontato dall’arrestato ai carabinieri, in un interrogatorio fiume che è andato avanti fino alle prime ore di giovedì, il suo ruolo sarebbe stato quello del ‘tassista’; in sostanza avrebbe solo accompagnato il cinquantacinquenne a casa della vittima e solo lì avrebbe visto la pistola, una calibro 9. Il ricercato, presunto killer, ha sulle spalle un omicidio volontario datato 1987, sparatorie con carabinieri e polizia, un’evasione dal carcere di Prato e altri reati. Stava scontando i domiciliari in un appartamento alla periferia di Firenze. Gli investigatori stanno ricostruendo la vita passata e più recente di Gianni Avvisato per dare un movente all’omicidio ma anche per capire se davvero l’intenzione di chi impugnava l’arma fosse quella di uccidere o se si sia trattato di un avvertimento o di una minaccia finita in tragedia. Un tassello accanto all’altro in un puzzle che ora dopo ora diventa sempre più definito. Le indagini sono concentrate nell’ambiente malavitoso della Piana con particolare attenzione alla frangia fiorentina, e puntano ai rapporti tra le persone coinvolte: da quanto si conoscevano? quali interessi condividevano? la vittima ha commesso uno sgarro oppure è stata punita per aver assistito o per essere venuta a conoscenza di qualcosa di ‘scomodo’? All’esame degli inquirenti c’è il telefonino di Avvisato la cui memoria potrebbe fornire elementi utili, ci sono i suoi effetti personali e ci sono le dichiarazioni di parenti, amici e conoscenti attraverso le quali è stato possibile iniziare a delineare con più precisione i contorni delle frequentazioni. Gianni Avvisato viveva da pochi mesi a Comeana: il suo è stato un ritorno nella zona medicea dove era conosciuto per aver gestito prima assieme al fratello (morto in un incidente stradale) e poi da solo una palestra a Poggio a Caiano. I vicini non sapevano molto di lui perché in giro si vedeva poco. Amava il fitness, passava molte ore in una palestra di Prato ad allenarsi e a curare il proprio fisico di culturista, coltivava la passione per i tatuaggi e, da qualche tempo, lavorava saltuariamente quando come cameriere, quando come barman, quando come buttafuori. La procura ha precisato che la fedina penale della vittima è macchiata solo da un precedente di poco conto, più precisamente da un vecchio trascorso legato al reato di diffamazione. nt
 
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Data della notizia:  27.11.2021 h 17:53

 
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