24.06.2022 h 19:55 commenti

Al Santo Stefano partiti i lavori per potenziare la terapia intensiva, l’utic e la subintensiva. Ecco cosa cambia

Saranno creati nuovi spazi per i letti intensivi cardiologici in modo che i posti di terapia intensiva passino da dieci a venti. L’intervento finirà a settembre e sarà seguito da quello previsto in area medica per creare dieci letti di subintensiva
Al Santo Stefano partiti i lavori per potenziare la terapia intensiva, l’utic e la subintensiva. Ecco cosa cambia
Da sinistra Gianluca Gavazzi, Sara Melani e Francesco Bellandi
Per l'inizio dell'autunno l'ospedale Santo Stefano avrà un potenziamento del numero dei letti della terapia intensiva che raddoppieranno, passando da dieci a venti, e un miglioramento funzionale della terapia intensiva cardiologica (Utic) che avrà spazi più adeguati per i suoi dieci letti. Complessivamente quindi si passa dagli attuali venti posti ai futuri trenta di cui dieci Utic.
L'Asl Toscana Centro ha appena consegnato i lavori di riassetto dell'area, finanziati con fondi ministeriali legati all'emergenza Covid (decreto Arcuri) per oltre 800mila euro di cui 300mila per le attrezzature. L'idea di rafforzare il secondo piano è nata proprio durante l'emergenza pandemica quando buona parte dei letti intensivi è stata destinata ai pazienti Covid costringendo i dieci posti Utic a traslocare in reparto. “Prima della pandemia - afferma Francesco Bellandi, direttore della unità operativa di Cardiologia - non abbiamo mai registrato esuberi o necessità di dirottare altrove i pazienti perché il numero dei letti era calcolato sulla popolazione in base a determinati parametri. Con la pandemia è cambiato tutto e ci siamo resi conto che era necessario potenziare questo settore. L’azienda e i suoi uffici tecnici sono stati bravi a cogliere al volo l’opportunità data dai fondi ministeriali Covid”. L’intervento si concentra proprio nella cardiologia per dare spazi adeguati ai dieci letti Utic. Unendo tre stanze-riunioni sarà creato un open space con 8 posti letto. Gli altri 2 saranno sistemati in una stanza singola in modo da poter attuare l'isolamento se necessario (per il Covid ad esempio). “I lavori dureranno tre mesi. - afferma l’ingegnere Gianluca Gavazzi, responsabile dell’area tecnica - Il cantiere sarà separato dal resto del reparto e l’accesso degli operai avverrà dall’esterno in modo da non sovrapporsi mai alle attività sanitarie. Si tratta di interventi di muratura e di impiantistica che si svolgeranno nei prossimi tre mesi e a cui seguirà la sistemazione delle attrezzature”. 
In questo modo i venti letti attualmente presenti in terapia intensiva saranno tutti a disposizione del direttore Guglielmo Consales (ante Covid, come detto, dieci erano Utic). Di questi due sono in altrettante stanze per permetterne l’isolamento laddove sarà necessario. Gli altri 18 sono in open space (ora diviso a moduli per gli spazi Covid) che dà grandi vantaggi al personale medico e infermieristico per il costante monitoraggio dei pazienti. La stessa esigenza sentita dai cardiologi nel gestire i casi critici. Ecco perché in questi tre mesi di lavori sarà creato un’unica grande sala per la nuova Utic: “In questo periodo pandemico ci siamo arrangiati nelle stanze più grandi di degenza post intensiva ma la nuova soluzione sarà più funzionale e adeguata alla complessità del paziente”. Complessità che con la pandemia è cambiata: “Rispetto al pre Covid facciamo quasi lo stesso numero di ricoveri l’anno, 1.100-1.200, e lo stesso numero di angioplastiche. Ciò che è cambiato è il quadro dei pazienti che è più grave perché arrivano più tardi rispetto al passato per paura di contagiarsi con il Covid. Eppure abbiamo messo a punto una procedura diretta con il 118 con effettuazione del tampone direttamente qui per evitare inutili e pericolose attese. Il tempo è muscolo, più tardi arrivano più è difficile risolvere. Dopo il Covid si presentano una serie di complicanze che non vedevamo da venti anni”. I nuovi spazi aiuteranno il prezioso lavoro del personale di questo reparto che nel suo piccolo è un’eccellenza per preparazione e applicazione di tecniche innovative. Tra Utic e letti post acuti ha venti letti a disposizione ma un’attività vivacissima che in un anno conta 650 angioplastiche e 450 interventi di elettrofisiologia solo per citare alcuni tra i numeri più significativi.
Le novità non sono finite qui: “Grazie allo stesso bando ministeriale creeremo dieci letti di subintensiva in area medica al terzo piano - spiega Sara Melani, direttrice del Santo Stefano-in modo da avere, al bisogno, un modulo da attivare per pazienti da ventilare e monitorizzare”. L’intervento è sull’impiantistica e riguarderà cinque stanze di degenza per un totale di dieci letti. Dopo i lavori, in caso di necessità, questi posti di degenza si potranno quindi trasformare in subintensiva. L’Intervento costerà 250mila euro e inizierà subito a ruota di quello appena partito per l’Utic in modo da avere sempre dei letti di subintensiva a disposizione. Dunque al termine dei due cantieri, il Santo Stefano avrà a disposizione 20 letti intensivi, 10 intensivi cardiologici, 12 di subintensiva cardiologica e 10 di subintensiva non cardiologica in area medica. Totale: 52 letti contro gli attuali 40 e in una collocazione più funzionale per tutti.
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  24.06.2022 h 19:55

 
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