04.12.2018 h 15:49 commenti

Niente confisca per i beni sequestrati alle famiglie rom: il Tribunale ordina la restituzione

Respinta la richiesta della Procura che chiedeva di far passare allo Stato immobili (tra i quali una villa), polizze, conti correnti e carte prepagate sequestrate nel giugno 2017 dalla guardia di finanza
Niente confisca per i beni sequestrati alle famiglie rom: il Tribunale ordina la restituzione
Soldi, case, terreni, polizze. Le famiglie Ahmetovic e Halilovic tornano in possesso dei rispettivi patrimoni che sommati ammontano a due milioni e mezzo di euro. Il collegio giudicante del tribunale di Prato, presieduto dal presidente Francesco Gratteri, ha respinto la richiesta di confisca avanzata dalla procura nell'ambito dell'inchiesta che a giugno dello scorso anno portò al sequestro dei beni. La sentenza di revoca del provvedimento cautelare è arrivata oggi, martedì 4 dicembre. I giudici hanno ordinato alla guardia di finanza, che impose il vincolo, di restituire i beni. Esultano gli avvocati difensori (Giuseppe Nicolosi, Antonio Denaro, Antonio Bertei, Antonio Simoncelli, Gabriele Terranova, Tommaso Magni, Mario Martelli. Katia Dottore Giachino): accolta la tesi con la quale hanno sostenuto la mancanza dell'insieme dei presupposti necessari a prescrivere la confisca ritenendo in questo modo illegittimo il sequestro. Sequestro motivato dalla procura con il curriculum criminale di molti dei componenti delle due famiglie e con l'ampia distanza tra il valore del patrimonio e le entrate che, per alcuni, dichiarazioni dei redditi alla mano, erano pari o molto vicine allo zero. I giudici hanno confermato che è vero che molti degli Ahmetovic e Halilovic finiti nel mirino della guardia di finanza hanno un lunghissimo elenco di condanne e di pendenze per rapine, furti, ricettazione e impiego di minori nell'accattonaggio, ma hanno anche rilevato che non c'è la prova che i beni di loro proprietà siano provento dei reati commessi né è stata rilevata una rispondenza temporale tra le condotte illecite e l'acquisto di case e terreni o l'apertura di conti correnti, polizze e carte prepagate. “La pericolosità sociale generica si evince dalla condotta di vita e dal numero degli illeciti penali commessi oltre che dalla qualità degli stessi – scrivono i giudici nelle ventiquattro pagine della sentenza - non vi è dubbio sul fatto che tutti debbano essere inquadrati nella categoria di coloro che abitualmente sono dediti a traffici delittuosi e che vivono anche in parte con i proventi delle attività delittuose, ma non emerge una sufficiente correlazione tra l'epoca di manifestazione di pericolosità e quella di acquisto dei beni in sequestro”. La guardia di finanza passò sotto la lente di ingrandimento tutta la vasta ricchezza mobiliare e immobiliare degli Ahmetovic e degli Halilovic ancorando ogni singolo bene alle entrate ufficiali: una sproporzione – la tesi degli investigatori – troppo grande per pensare che soldi, case e terreni non fossero frutto dei reati commessi. Sotto sequestro finì una villa a San Giusto, una a Poggio a Caiano, depositi bancari, cassette di sicurezza, libretti postali, polizze vita, carte prepagate. Un'inchiesta che portò anche alla revoca di due alloggi pubblici assegnati dal Comune a due Ahmetovic, madre e figlia. Le difese avevano sollevato anche un problema di legittimità costituzionale della legge che prevede l'applicazione delle misure di sequestro patrimoniale e avevano richiamato le censure della Corte europea dei diritti dell'uomo recepite dalla Corte Costituzionale. La procura ha annunciato che impugnerà la sentenza.
nadia tarantino 
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  04.12.2018 h 15:49

 
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