05.03.2021 h 08:24 commenti

Nessun colpevole per la morte di Iannelli. Il giudice: "Il ciclismo è uno sport pericoloso"

Archiviata dal Tribunale di Alessandria l'inchiesta sulla tragica fine del 22enne ciclista pratese che vedeva indagati gli organizzatori della gara. Ma il padre Carlo non si arrende: "Mio figlio deve avere giustizia"
Nessun colpevole per la morte di Iannelli. Il giudice: "Il ciclismo è uno sport pericoloso"
Niente processo per la morte di Giovanni Iannelli, il ciclista pratese deceduto il 5 ottobre 2019, a 22 anni, in seguito ad una caduta a meno di 150 metri dall’arrivo dell’87esimo Circuito Molinese under 23 professionisti a Molino dei Torti. Il giudice del tribunale di Alessandria, Andrea Perelli, ha respinto l’opposizione presentata dalla famiglia della vittima contro la richiesta di archiviazione firmata dalla procura. L’accusa di omicidio colposo a carico dei tre indagati è stata dunque archiviata e la vicenda, perciò, non arriverà in aula come aveva auspicato, in una lettera indirizzata al giudice delle indagini preliminari, il babbo di Giovanni, l’avvocato Carlo Iannelli, molto noto in città per il suo impegno nel mondo del ciclismo e per il ruolo di presidente della Ciclistica pratese 1927 a lungo ricoperto.
Per la morte del corridore erano stati iscritti sul registro delle notizie di reato Ennio Ferrari, Danilo Massocchi e Francesco Dottore, rispettivamente presidente della società che organizzò la gara – il Gruppo sportivo Bassa Valle Scrivia – il direttore e vicedirettore della corsa, tutti difesi dall'avvocato Nuri Venturelli. Resta la sentenza del tribunale sportivo della Federazione ciclistica italiana che ha condannato, con il patteggiamento, gli organizzatori: otto mesi di inibizione e mille euro di ammenda per irregolarità sul posizionamento delle transenne.
Giovanni Iannelli cadde a 144 metri dal traguardo e finì contro la colonna di mattoni di un cancello davanti al quale non c'era nessuna protezione. Il ciclista impattò con la testa contro lo spigolo della colonna e morì dopo due giorni senza mai riprendere conoscenza.
“Non mi fermo - il commento di Carlo Iannelli, assistito nel procedimento dai colleghi Gabriele Terranova, Leonardo Pugi e Lorenzo Repetti - non smetterò di lottare affinché emerga verità e giustizia sulla morte di mio figlio”.
Il giudice delle indagini preliminari, sposando la conclusione della procura, non ha ritenuto il manufatto contro cui finì il ciclista “un rischio anormale per la sicurezza, rappresentando invece - si legge nel decreto di archiviazione - un rischio ordinariamente assunto da tutti coloro che intraprendono tale sport che, per definizione, è pericoloso, in ragione del fatto che non si svolge sui circuiti, ma si snoda su strada, attraverso luoghi altamente antropizzati: da tale considerazione discende che non v’era in capo agli imputati l’obbligo di schermare tale rischio ordinario”.
nt
 
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Data della notizia:  05.03.2021 h 08:24

 
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