11.10.2015 h 11:29 commenti

Né "storditi" né "sbroccati": i nostri figli hanno bisogno ancora di noi come genitori e non come amici. Riprendiamoceli

Nostro malgrado, i nostri ragazzi non sono costituzionalmente, biologicamente, già adulti e capaci di provvedere a loro stessi. La tentazione di arrendersi, di abdicare la nostra funzione educativa, dietro al pretesto "dell'ormai sono grandi", è feroce e stringente ma non dobbiamo cedere
Né "storditi" né "sbroccati": i nostri figli hanno bisogno ancora di noi come genitori e non come amici. Riprendiamoceli
Nuovo appuntamento con la rubrica della psichiatra Teresa Zucchi che sabato 24 ottobre alle 16, presso la sala polivalente della Misericordia in via Galcianese 17/2, terrà una conferenza dal titolo:  "A tu per tu: scontri e incontri - Incontro con figli adolescenti". La conferenza fa parte del ciclo "L'avventura educativa in viaggio insieme" dell'associazione  Familiar-mente. Per info familiar-mente@libero.it  

"Persino il mare sembra senza limiti, eppure canta solo quando li trova: infrangendosi sulla chiglia diventa schiuma; spezzandosi sugli scogli, vapore; sfinendosi sulle spiagge, risacca. La bellezza nasce dai limiti, sempre’"
Storditi, spossati, sbandati, sbroccati: così sono stati frequentemente ritratti sui giornali "i nostri ragazzi". E mentre dilagano polemiche e discussioni sui loro "assurdi" comportamenti c'è chi si pone il quesito su come intervenire in ambito preventivo ed educativo.
Sono utili regole, limiti e confini oppure è fondamentale concedere fiducia, libertà, indiscriminata possibilità di agire e sperimentare? Intervenire è difficile e faticoso, soprattutto in un'età dove dominano le sfide, le lotte corpo a corpo. Come genitori siamo messi continuamente in discussione, troppo spesso sfiniti dalle incessanti polemiche e provocazioni gettiamo le armi e la speranza.
Gli adolescenti colpiscono duro, fiaccano, cacciano all'angolo togliendo, come un pugno nello stomaco, il respiro. La tentazione di arrendersi, di abdicare la nostra funzione educativa, dietro al pretesto "dell'ormai sono grandi", è feroce e stringente: un'attrattiva a tratti irresistibile  Eppure hanno ancora bisogno di noi, forse adesso più che mai. Hanno bisogno di indicazioni, di coordinate, di "cartelli stradali". Vanno allora stabilite regole e limiti. E non è mancanza di fiducia bensì credere talmente in loro da non mollarli  al loro destino. È allenarli a vissuti di frustrazione derivanti dal fare esperienza che "non tutto ciò che voglio è sempre possibile come  e quando voglio",  ma soprattutto significa avere una conoscenza reale e non approssimativa dell'età adolescenziale: periodo in cui le strutture cerebrali ( corteccia prefrontale) deputate alla gestione delle cosidette funzioni esecutive ( tra cui il controllo dell'impulsività e la capacità di prevedere le conseguenze delle azioni) non sono ancora giunte a completa maturazione.
Nostro malgrado, i nostri ragazzi non sono costituzionalmente, biologicamente, già adulti e capaci di provvedere a loro stessi. Non tener conto di questo e concedere totale libertà di azione significa gettarli imprudentemente dentro le vicessitudini della vita, con le sue sbronze  ed i suoi eccessi.
Come abili acrobati dovremo allora trovare il giusto equilibrio tra l'essere guida a volte esigente, in altri casi comprensiva e accogliente. Dovremo stabilire i confini di movimento,  alzando  o abbassando flessibilmente  l'asticella nel tempo, senza tuttavia toglierla del tutto. Perchè il confine è comunque ricercato: fa sentire protetti, sicuri, visti, amati.
Trasgressioni, ribellioni, provocazioni,  spesso messe in atto per "testare" la tenuta del sistema familiare e sociale, sono urla che che si elevano per richiamare la nostra attenzione, per domandarci:  " Vale la pena lottare per me? Siete capaci di reggermi?  Riuscite a gestirmi? Potete contenere tutto quello che mi si agita dentro?"
Facciamoci coraggio! Smettiamola di fare gli amici alla pari dei nostri figli: questo genera disorientamento, smarrimento, sofferenza. Riprendiamoci la responsabilità e l'autorevolezza del nostro essere genitori.
Riprendiamoci i nostri ragazzi.  Ci stanno aspettando, stanno ancora cercando qualcuno più saggio, più stabile, più forte di loro. E anche se non ci sentiremo  all'altezza della situazione, anche se lì per lì tutto ci sembrerà inutile, con tutti i nostri difetti, con tutti i nostri limiti, con tutti i nostri timori, scendiamo ancora una volta in campo, per loro, con loro. Non lasciamoli soli!
Teresa Zucchi
 
Edizioni locali collegate:  Prato
Leggi gli Speciali:  I nostri ragazzi e dintorni

Data della notizia:  11.10.2015 h 11:29

 
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