17.05.2018 h 10:30 commenti

Muore mesi dopo l'incidente ma nel frattempo cambia la legge: il caso pratese approda alle Sezioni unite della Cassazione

La Cassazione, a cui ha presentato ricorso l'avvocato Cristina Menichetti, ha rimesso la questione alle Sezioni unite. Il nodo da sciogliere è solo uno: è applicabile una legge più sfavorevole all'imputato se il fatto è stato commesso prima della sua entrata in vigore ma la morte della vittima è avvenuta dopo?
Muore mesi dopo l'incidente ma nel frattempo cambia la legge: il caso pratese approda alle Sezioni unite della Cassazione
Saranno le Sezioni unite della Cassazione a dire quale legge penale si deve applicare se tra la condotta e l'evento entra in vigore una norma più sfavorevole per l'imputato. E' stata l'avvocato pratese Cristina Menichetti a sollevare la questione in seguito ad un incidente stradale avvenuto il 20 gennaio 2016 la cui vittima morì sette mesi dopo, alla fine di agosto. Sette mesi durante i quali è stato introdotto il reato di omicidio stradale che prevede, rispetto al precedente omicidio colposo aggravato dalla circolazione stradale, pene più severe. Il punto è se si debba applicare la legge che era in vigore al momento in cui si è verificato l'incidente o se, invece, valga quella in vigore quando è avvenuto il decesso.
L'automobilista, difeso dall'avvocato Menichetti, ha patteggiato un anno di reclusione con sospensione della pena rispondendo di omicidio stradale, ma la condanna sarebbe stata più bassa se fosse stato contestato il reato previsto quando avvenne l'incidente. Ecco che l'avvocato ha fatto ricorso alla Cassazione che, anche a fronte di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, ha rimesso l'interrogativo alle Sezioni unite che dovranno decidere da che parte sta la ragione.
“La Costituzione parla chiaro sul principio di legalità e sul principio di irretroattività della legge penale – le parole dell'avvocato Menichetti – mi chiedo se si possano subire conseguenze diverse e superiori rispetto a quelle che si potevano prevedere al momento della condotta”.
Non è in discussione il fatto che l'automobilista sia finito sotto processo ma solo il capo di imputazione che gli è stato contestato sulla base di una legge – l'omicidio stradale – per lui più sfavorevole. Si tratta insomma di capire se vale la data della condotta e cioè il comportamento che ha portato all'incidente stradale, o se vale quella dell'evento e cioè la morte della vittima.
“L'omicidio stradale prevede una pena tra 2 e 7 anni di reclusione che è la stessa in cui era compreso l'omicidio colposo con l'aggravante della circolazione stradale – spiega Menichetti – ma quando poi si scende nel concreto le differenze ci sono eccome. Per il mio assistito c'erano le attenuanti generiche anche in virtù di un risarcimento del danno integralmente corrisposto ma il calcolo della pena ha portato ad un risultato comunque più pesante rispetto a quanto sarebbe stato con la vecchia legge”.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  17.05.2018 h 10:30

 
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