10.11.2021 h 14:02 commenti

Morte Luana, la difesa degli indagati chiede l'incidente probatorio sull'orditoio ma la procura si oppone

La richiesta è stata avanzata dagli avvocati che assistono la titolare dell'orditura e il marito, indagati insieme al manutentore del macchinario per omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche. Deciderà il giudice delle indagini preliminari. I tre torneranno presto davanti al magistrato al quale hanno chiesto di essere interrogati
Morte Luana, la difesa degli indagati chiede l'incidente probatorio sull'orditoio ma la procura si oppone
La difesa di Luana Coppini e del marito Daniele Faggi, rispettivamente titolare e gestore di fatto dell'orditura Luana a Oste, hanno chiesto ulteriori accertamenti sul macchinario che lo scorso 3 maggio ha agganciato e risucchiato la giovane mamma Luana D'Orazio, 22 anni appena. In particolare, gli avvocati Alberto Rocca e Barbara Mercuri hanno chiesto l'incidente probatorio sull'orditoio che è stato già al centro della superperizia ordinata dalla procura, evidentemente convinti di ottenere informazioni aggiuntive sul funzionamento e sulla dinamica dell'infortunio costato la vita alla ventiduenne. Il sostituto Vincenzo Nitti, titolare dell'inchiesta arrivata al traguardo all'inizio di ottobre con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini, si è opposto motivando il suo diniego al giudice delle indagini preliminari che dunque dovrà decidere se l'incidente probatorio si farà oppure no. La procura ritiene che, allo stato dei fatti, non ci siano lacune nell'inchiesta e che tutto sia chiaro tanto da ritenere superfluo qualsiasi altro accertamento sull'orditoio, ancora sotto sequestro.
Intanto sia i coniugi che Mario Cusimano, tecnico addetto alla manutenzione del macchinario (avvocato Melissa Stefanacci), torneranno presto in procura dopo aver chiesto di essere sentiti; gli interrogatori sono stati già messi in agenda dal magistrato.
Luana Coppini, Daniele Faggi e Mario Cusimano sono accusati di omicidio colposo e di rimozione delle cautele antinfortunistiche: la giovane operaia finì dentro l'orditoio al quale stava lavorando e la cui saracinesca, come notarono subito gli investigatori e come ha poi confermato la perizia della procura, era sollevata senza che ciò impedisse al macchinario di funzionare ugualmente. In più, durante l'esame del macchinario, sarebbe emersa un'altra singolarità: una staffa sporgente, posta al sistema di comando, a cui l'operaia sarebbe rimasta attaccata con la manica della maglia e risucchiata dagli ingranaggi.
 
Edizioni locali collegate:  Prato Montemurlo

Data della notizia:  10.11.2021 h 14:02

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Speciale