07.04.2022 h 12:33 commenti

Morte Luana, l'udienza preliminare subito rinviata a settembre

Il giudice ha accolto il legittimo impedimento di uno degli avvocati difensori. Nessuno dei tre imputati era in aula. Anche il padre del bambino ed ex compagno della giovane operaia chiede di costituirsi parte civile ma la famiglia di Luana che ha promosso un'azione per la decadenza della patria potestà, darà battaglia. La mamma dell'operaia: "Mi aspetto giustizia"
Morte Luana, l'udienza preliminare subito rinviata a settembre
Il destino dei tre imputati per la morte di Luana D'Orazio, la mamma di 22 anni deceduta lo scorso 3 maggio dopo essere stata inghiottita dall'orditoio al quale stava lavorando in una fabbrica a Montemurlo, si deciderà dopo l'estate. Oggi, giovedì 7 aprile, il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesca Scarlatti, ha rinviato tutto al 22 settembre dopo avere accolto il legittimo impedimento di uno degli avvocati difensori. In aula solo la mamma di Luana D'Orazio, Emma Marrazzo. “Mi aspetto giustizia, ho fiducia nella magistratura”, ha detto la donna arrivata con qualche minuto di anticipo insieme al suo avvocato, Daniela Fontaneto. Assenti gli imputati: i coniugi Luana Coppini e Daniele Faggi, titolari dell'orditura Luana (avvocati Alberto Rocca, Barbara Mercuri e Gabriele Capetta), e Mario Cusimano, tecnico manutentore dell'orditoio (avvocato Melissa Stefanacci). Stesse accuse per tutti: omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche. Marito e moglie potrebbero scegliere di patteggiare mentre per il tecnico la strada sarebbe quella del dibattimento. 
L'inchiesta. Dal primo minuto si è parlato di protezioni antinfortunistiche rimosse. Un'ipotesi secca che ha trovato immediatamente le prime conferme tanto da spingere il sostituto Vincenzo Nitti, titolare del fascicolo, a contestare il reato doloso insieme a quello colposo dell'omicidio. La perizia della procura, affidata ad un esperto di automazione industriale, ha rilevato interventi sul funzionamento dei dispositivi di protezione. Secondo l'accusa, l'orditoio sarebbe stato manomesso in modo consapevole.
Il risarcimento. I due bonifici da 336.500 euro ai genitori dell'operaia sarebbero partiti ieri sera dal conto corrente della compagnia Unipol. Al totale dell'offerta avanzata ai familiari dell'operaia mancano i 336.500 euro riconosciuti al figlio, che oggi ha 6 anni, e i 100mila euro riconosciuti al fratello, ancora minorenne. I due bonifici potranno essere fatti solo dopo che il giudice tutelare avrà autorizzato l'apertura di conti correnti dedicati. Complessivamente si tratta di un risarcimento di poco più di un milione e 100mila euro. La Unipol, facendo riferimento alle cosiddette 'tabelle di Milano', ha messo sul piatto il massimo previsto per il danno non patrimoniale in favore del bambino e dei genitori di Luana D'Orazio, e una cifra minore per il fratello. Offerta giudicata da subito 'non congrua'. La famiglia dell'operaia, assistita dalla società Gesi Group, ha specificato di avere accettato come 'acconto sul maggiore avere'. “Stiamo discutendo l'offerta risarcitoria”, ha precisato la mamma dell'operaia (accanto a lei sempre l'avvocato Fontaneto, accompagna dall'avvocato Giuseppe Nicolosi), lasciando intendere che ci sarebbe una quantificazione del danno su cui trattare con la compagnia assicurativa.
Al figlio della vittima è già stata riconosciuta una rendita di 166mila euro dall'Inail.
Parti civili. Il giudice deciderà alla prossima udienza se accettare tutte o solo alcune delle richieste di costituzione di parte civile depositate oggi. Hanno chiesto di essere ammessi la mamma di Luana D'Orazio e, per conto del bambino, sia il padre, rappresentato dall'avvocato Domenico Sirianni, che il nonno materno in qualità di tutore provvisorio. Su questo punto si apre un capitolo a parte perché il giudice potrà accogliere una sola istanza nell'interesse del figlio di Luana D'Orazio. Il pubblico ministero, Vincenzo Nitti, ha sollecitato alle due parti – padre e nonno – la produzione di documenti a sostegno della legittimazione di ciascuno a chiedere di entrare nel procedimento come parte civile a nome del bambino.
Davanti al giudice si sono presentati anche l'Inail, l'Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro), la Femca Cisl Prato: tutti e tre, ognuno con motivazioni diverse, hanno chiesto di poter essere parte integrante del procedimento penale a carico dei tre imputati.
La battaglia giudiziaria per il figlio di Luana d'Orazio. “Il mio assistito è il padre del bambino, condizione ad oggi riconosciuta a tutti gli effetti. In qualità di genitore è stato citato per l'udienza di oggi e aveva il dovere di chiedere di essere ammesso come parte civile per suo figlio. A lui interessa solo mantenere il rapporto con il bambino, non è interessato a niente altro che a questo”: così l'avvocato Sirianni all'uscita dal Palazzo di giustizia. Il padre del bambino di Luana, un ragazzo di Crotone che vive in Calabria, non era mai entrato in scena prima di oggi. Una presenza subito stigmatizzata dall'avvocato di Emma Marrazzo: “Ci opporremo facendo le nostre considerazioni su quello che è stato il suo ruolo nella vita del minore”.
A spiegare meglio i contorni dei rapporti tra il padre del bambino e la famiglia di Luana è stato l'avvocato Sirianni: “A maggio, il tribunale per i minori di Firenze deciderà sulla richiesta di perdita della responsabilità genitoriale – ha detto – una richiesta che è stata avanzata solo dopo la tragedia. Noi faremo tutto quello che serve per evitarlo. Il mio assistito, che aveva buoni rapporti con Luana D'Orazio, ha fatto di tutto per mantenere il rapporto con il bambino ma questo gli è sempre stato negato o impedito. Qui c'è solo un padre che vuole che gli sia riconosciuto il diritto a vedere il figlio e che non ha nessun interesse a gestire i soldi del risarcimento perché a quello ci penserà il tutore. E' vero che il bambino era affidato alla madre ma anche chi nasce sotto una cattiva stella ha il diritto di vedere il proprio figlio”.
nadia tarantino



 
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Data della notizia:  07.04.2022 h 12:33

 
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