12.05.2021 h 18:34 commenti

Morta nell'orditura, i periti al lavoro sul macchinario

L'orditoio dove ha perso la vita Luana D'Orazio non è stato riavviato: i tecnici vogliono prima analizzare le complesse schede tecniche per evitare di compromettere lo stato delle cose
Morta nell'orditura, i periti al lavoro sul macchinario
Doveva essere riacceso stamani, 12 maggio, alla presenza dei periti della procura e delle parti, l'orditoio che lo scorso 3 maggio ha inghiottito la vita, i sogni e le speranze di Luana D'Orazio, l'operaia 22enne, madre di un bambino di 5 anni, morta tragicamente mentre lavorava all'interno dell'Orditura Luana di via Garigliano ad Oste. E invece il momento è stato rinviato, visto che i periti della procura e delle parti hanno deciso di analizzare prima le complesse schede tecniche e di montaggio del macchinario per evitare di alterare lo stato delle cose con un eventuale riavvio errato. Non è escluso che venga invitato a Oste dalla Germania un tecnico dell'azienda produttrice, la Karl Mayer Texilmachine Fabrik. Nel frattempo le verifiche procederanno sull'orditoio gemello, sequestrato dall'Asl insieme a quello dell'infortunio. Questo, naturalmente, allungherà i tempi della perizia e della verità sulla tragedia che ha sconvolto tutta l'Italia.
Tocca infatti ai periti dire cosa non ha funzionato quel maledetto lunedì mattina e, soprattutto, se qualcuno è responsabile della tragedia. Alle 10 di stamani il perito nominato dalla procura (l'ingegnere Carlo Gini, specializzato in automazione industriale) ha varcato i cancelli dell'orditura insieme ai colleghi scelti dai difensori dei due indagati (l'ingegnere meccanico Pier Carlo Molta) e dai legali che assistono la famiglia D'Orazio (l'ingegnere Domenico Romaniello, specializzato in infortunistica sul lavoro). Con loro personale dell'Asl e dei vigili del fuoco. C'è da capire come mai non siano entrati in funzione i vari livelli di sicurezza previsti dall'orditoio. L'ipotesi della procura, guidata dal procuratore Giuseppe Nicolosi, è che le sicurezze non siano scattate perché qualcuno le aveva rimosse ed è quanto viene contestato ai due indagati: la titolare dell'azienda Luana Coppini, difesa dagli avvocati Alberto Rocca e Barbara Mercuri, e il manutentore Mario Cusimano, che ha affidato la sua difesa all'avvocato Stefano Camerini, subentrato ai colleghi Rocca e Mercuri. Per entrambi le ipotesi di reato sono omicidio colposo e rimozione ed omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Al momento l'avvocato Camerini ha deciso di avvalersi dello stesso perito già nominato dai colleghi.
I quesiti indicati dal sostituto procuratore Vincenzo Nitti puntano ad accertare quale era lo stato della macchina al momento dell'infortunio e se si possa ipotizzare un guasto; la corrispondenza del macchinario alla documentazione tecnica dello stesso e, nel caso di difformità, di individuare le eventuali modifiche apportate. La ricostruzione della dinamica sarà infine avvalorata dalla visione del filmato che i vigili del fuoco hanno girato durante le fasi del lungo intervento per liberare il corpo della giovane mamma dagli ingranaggi; le immagini diranno in quale posizione e a quale distanza si trovasse l'operaia nel momento in cui è stata agganciata e risucchiata dall'orditoio. 
 
 
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Data della notizia:  12.05.2021 h 18:34

 
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