08.02.2019 h 14:38 commenti

Maltrattamenti sui bambini, si difende una delle due maestre: "In Cina è normale usare la bacchetta"

Interrogatorio di garanzia per le due maestre arrestate con l'accusa di maltrattamenti sui bambini dell'asilo di via Toscana. Una si è avvalsa della facoltà di non rispondere, l'altra ha risposto al giudice: "Nessuno mi ha detto che qui non si possono bacchettare i bambini"
Maltrattamenti sui bambini, si difende una delle due maestre: "In Cina è normale usare la bacchetta"
“Nessuno mi ha detto che in Italia non si possono dare le bacchettate ai bambini, in Cina la bacchetta serve a richiamare l'attenzione e io l'ho usata a questo scopo”. Si è giustificata così Zheng Moli, 37 anni, una delle due maestre dell'asilo cinese di via Toscana gestito dal circolo culturale Marco Polo, arrestate dalla polizia il 31 gennaio con l'accusa di maltrattamenti. La donna, difesa dall'avvocato Sabrina Serroni, oggi, venerdì 8 febbraio, ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Francesca Scarlatti. Lo stesso non ha fatto la collega, Hong Pingping, 26 anni, difesa dall'avvocato Antonio Denaro: comparsa in aula per l'interrogatorio di garanzia, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Entrambe sono agli arresti domiciliari, mentre una terza maestra è indagata a piede libero. Zhen Moli, irregolare in Italia, accusata di aver colpito i bambini con la bacchetta, si è difesa mostrando al giudice le foto che la ritraggono con i piccini: “Sono foto che parlano da sole – il commento del suo difensore – bimbi tranquilli e sorridenti che alla loro maestra si sono subito affezionati. Può esserci stato un abuso dei mezzi di correzione ma non maltrattamenti”. Non solo le foto, ma anche le conversazioni con i genitori attraverso una chat comune nella quale la maestra ha postato selfie con i bambini e sollecitato suggerimenti sulle attività e sui giochi da proporre in classe.
La donna ha disconosciuto tutti gli episodi precedenti al 10 dicembre, giorno in cui ha cominciato a lavorare nell'asilo; per quelli successivi, documentati dalle telecamere nascoste installate dalla Squadra mobile dopo aver ricevuto la segnalazione di un cinese che ha riportato le confidenze di una connazionale, insegnante nel doposcuola che ha sede nello stesso stabile, la maestra ha ribadito di usare la bacchetta per affermare la disciplina e mai con cattiveria, tantomeno con violenza. Al giudice, Zheng Moli ha detto di essere in possesso di un diploma di insegnante conseguito in Cina e che nel suo Paese funziona così: si usa la bacchetta per ottenere ubbidienza. Non ha negato di essere stata severa ma ha respinto con fermezza di esserlo stata gratuitamente: in altre parole, ha portato in via Toscana i metodi educativi cinesi.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Laura Canovai, hanno portato a galla una quarantina di episodi in due settimane: una trentina addebitati a Zheng Moli, il resto alla collega Hong Pingping.
 
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Data della notizia:  08.02.2019 h 14:38

 
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