14.07.2015 h 10:00 commenti

Maltrattamenti in rsa, esplode la rabbia dei parenti dei pazienti e c'è chi pensa alle vie legali

Ieri sera incontro infuocato tra le famiglie degli ospiti di Narnali e il vicecommissario Asl Simona Carli. Qualcuno ha abbandonato il locale poco dopo l'inizio. Le drammatiche testimonianze e i dubbi su cadute sospette e sparizioni di preziosi
Maltrattamenti in rsa, esplode la rabbia dei parenti dei pazienti e c'è chi pensa alle vie legali
C'è chi non riesce a tenere a freno le lacrime, chi chiede una condanna esemplare e chi ha già chiamato l'avvocato per tutelare i diritti dei propri cari, picchiati e umiliati da chi doveva curarli con professionalità e dedizione. È stato un incontro lungo e a tratti molto teso quello che si è svolto ieri sera, lunedì 13 luglio, tra il vice commissario dell'Asl, Simona Carli, e i familiari dei pazienti della rsa Narnali, al centro dell'inchiesta sui maltrattamenti ai pazienti che ha portato sul registro degli indagati 17 persone tra infermieri e assistenti di base di cui 9 sospesi dal servizio.
In molti hanno lasciato l'assemblea prima della fine, poco soddisfatti di quanto sentito: 'Sembra non sia colpa di nessuno -affermano due donne all'uscita-. Sono mancati controlli e rigore ma nessuno ci spiega come sia stato possibile arrivare a questo. E vorremmo capire perché la direttrice non era presente'.

Alessandro Montagna perde la calma dopo solo pochi minuti dall'inizio dell'incontro. Alza la voce, poi decide di abbandonare la serata. All'uscita risponde alle nostre domande: "Mia zia è gravemente malata e non parla. Una volta è caduta e ha battuto la testa. Ci hanno avvertito quando era già all'ospedale. Qualche dubbio c'era venuto, ma ora, alla luce dell'inchiesta, abbiamo ripensato a tutto e siamo pieni di rabbia e di preoccupazione. Spero di non essere di fronte ad un nuovo Forteto". L'avvocato Letizia Liguori è amministratore di sostegno di una signora inferma che a mala pena la riconosce. Figuriamoci se ha avuto la capacità di confessare eventuali maltrattamenti. Tempo fa si è rotta un femore. Ora il dubbio è atroce: "chi mi da la sicurezza che non le sia successo niente di ciò che ho visto in quel video? È un dubbio che posso levarmi solo con una querela. In molti la faranno. L'Asl ha offerto ai parenti il supporto dello psicologo, ma in tanti hanno ribattuto che preferiscono chiamare l'avvocato. Hanno promesso una commissione di controllo ma c'è già e non mi sembra abbia funzioniato".
Roberta ha scoperto che la zia era oggetto di percosse e ingiurie guardando il video diffuso dalla polizia alla tv, una scoperta amarissima: "per me è stato un fulmine a ciel sereno perché davvero non avevo mai avuto neanche un sospetto. Né un livido, né un cattivo odore, né una piaga. Mai niente di niente. Quando ho visto quelle immagini non potevo credere ai miei occhi. La zia comunque resterà qui. Ora almeno, sono sicura che l'attenzione è massima. Stiamo valutando se rivolgersi ad un avvocato. Provo pena per chi ha fatto quelle barbarie".
La mamma di Monica Mannelli è morta un anno fa, ma lei ha voluto comunque partecipare all'incontro per avere risposte su un fatto specifico avvenuto quando la madre era ospite della struttura: "Qualcuno le ha rubato la fede che non si era mai tolta dal giorno del matrimonio - racconta - quando ho chiesto spiegazioni sono stati tutti evasivi e la direttrice mi ha chiesto tempo prima di presentare denuncia. Ma poi, quasi infastidita, mi ha detto che non risultava che nessuno la avesse presa". Renzo Alessandro trattiene le lacrime di rabbia a stento: "Mia madre ha 99 anni. Devono andare in galera. Non si può lasciare liberi questi assassini". In tanti dichiarano di soffrire di senso di colpa da quando hanno visto quel video: "Sarei dovuta venire più spesso a trovare la mia sorella - racconta Anna -forse avrei potuto capire quanto stava accadendo. Siamo molto provati". Arrabbiatissima Annamaria Meola: "Non li hanno neanche arrestati. Noi abbiamo portato qui i nostri parenti per affidarle a cure attente e professionali e invece ci troviamo di fronte ad un lager. Che la giustizia faccia ciò che deve fare e chi ha sbagliato, a tutti i livelli paghi. Come si fa a reinserire in struttura chi ha avuto già provvedimenti disciplinari per maltrattamenti? E poi stiamo parlando di 17 operatori su 40. Impossibile che gli altri non sapessero e che solo due giovani tirocinanti abbiamo avuto il coraggio di parlare".
La rabbia è tanta, ma ci sono anche voci fuori dal coro: "Mi sono sempre trovata benissimo. Mia madre non c'è più ma oggi sono qui a testimoniare la professionalità del personale che si è occupato di lei", spiega una giovane che vuole restare anonima. Un altro signore invece entra per sincerarsi che l'azzeramento del personale della struttura deciso da Asl subito dopo l'operazione della polizia, non riguardi anche il centro diurno Alzheimer, al momento non coinvolto dalla vicenda: "Gli operatori sono bravissimi. Non vogliamo che vadano via".
Eleonora Barbieri
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  14.07.2015 h 10:00

 
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