22.11.2021 h 19:18 commenti

Lavoro sicuro, meno ispettori per i controlli e tornano a crescere le irregolarità

Il responsabile del dipartimento di prevenzione ha fatto il punto della situazione durante la seduta congiunta delle commissioni consiliari 2 e 3. Dal 56% di aziende regolari trovate nel 2019 siamo scesi al 52 dei primi dieci mesi di quest'anno
Lavoro sicuro, meno ispettori per i controlli e tornano a crescere le irregolarità
Si registra un arretramento, seppur lieve, delle aziende cinesi risultate in regola al termine dei controlli degli ispettori Asl nell'ambito del protocollo Lavoro Sicuro giunto quest'anno alla quarta fase.
Lo ha annunciato ieri pomeriggio, 22 novembre, il dottor Luigi Mauro del dipartimento di prevenzione nel corso della seduta congiunta delle commissioni consiliari 2 e 3 dedicata al tema a pochi giorni dall'ottavo anniversario dell'incendio al Teresa Moda, la fabbrica-dormitorio di via Toscana dove morirono 7 operai cinesi. Tragedia che ha portato la Regione e il Comune di Prato a mettere in piedi il progetto Lavoro sicuro, partito nel settembre del 2014 e rinnovato più volte fino a essere incardinato in una legge ad hoc che ne ha permesso l'applicazione in altri ambiti e in altri territori. L'attuale fase, la quattro, durerà fino al 2023.
Nei primi dieci mesi del 2021 sono stati effettuati 1.077 controlli nell'area vasta di cui 688 nel territorio pratese (il 97% insieme alla polizia municipale). Numeri molto vicini agli obiettivi dati per questo anno e a quelli registrati nel 2020 quando l'attività è stata ferma tre mesi per il Covid (1.167 controlli di cui 691 su Prato). 
Il trend pratese della regolarità degli elementi oggetto del controllo, è passato dal 20% del 2014 a quasi il 56% del 2017 ma nel 2020 è sceso al 48% e nel 2021 (dato al 31 ottobre) è poco più del 52%. "Una situazione - spiega Mauro - che imputiamo alla ripresa lavorativa convulsa post Covid in cui gli imprenditori hanno dato priorità più alla produttività che alla sicurezza". Tale frenata nel processo di regolarizzazione delle aziende a conduzione cinese si traduce non tanto nella presenza di dormitori e di impianti elettrici obsoleti che anzi, sembrano problemi risolti quasi del tutto, quanto nelle carenze igieniche. Nella prima fase erano riscontrate nel 20% dei casi, nella terza erano state portate all'8%, ora risalgono al 12,3%. Si tratta soprattutto di protocolli Covid assenti o non rispettati. Sul fronte sequestri, invece, la situazione si è stabilizzata all'1,4% dei casi tra la seconda e l'attuale quarta fase rispetto al 5,7% della prima. Si tratta soprattutto di macchinari non conformi o caratterizzati da manutenzione carente. 
E' importante quindi, continuare il percorso iniziato nel 2014 e via via affinatosi allargando lo spettro della verifica ed effettuando i controlli in giorni e orari inusuali: "La volontà è quella di consolidare i risultati che abbiamo ottenuto fino a oggi - ha spiegato Mauro alle due commissioni - perché si fa presto a regredire se non si tiene alta l'attenzione". Tra l'altro il progetto si autofinanzia. In sette anni sono stati incassati 20 milioni di euro di sanzioni.
C'è però un ostacolo che si avvicina all'orizzonte e che se non risolto per tempo rischia di compromettere tutto il lavoro fatto fino a oggi. E' la "fuga"degli ispettori Asl. In tanti hanno deciso di avvicinarsi a casa ma sono stati sostituiti solo in parte con il risultato che ne mancano all'appello ben 22 in tutta l'area vasta di cui 13 a Prato. Nel dettaglio. Delle 74 unità iniziali sono rimasti in servizio all'Asl centro 52. Quelli assegnati al territorio pratese dovevano essere 50 e invece sono 37. Un indebolimento a cui solo le scelte politiche regionali possono porre rimedio. 
(e.b.)
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  22.11.2021 h 19:18

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus
 

Digitare almeno 3 caratteri.