13.06.2020 h 11:23 commenti

La truffa delle mascherine, un appalto da 45 milioni e la trovata della 'giochessa'. Inquirenti ancora al lavoro

Ricostruito il rapporto tra il Gruppo Yl e la committenza pubblica: Estar e la presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo l'inchiesta, sarebbero stati consegnati dispositivi realizzati con il trucco della 'giochessa': un velo bianco tra i due azzurri con il risultato di mascherine con una efficienza filtrante battericida inferiore a quella prevista dal contratto
La truffa delle mascherine, un appalto da 45 milioni e la trovata della 'giochessa'. Inquirenti ancora al lavoro
Ammonta a 3.189.880 euro il sequestro preventivo disposto dalla procura di Prato nei confronti del Gruppo Yl srl, dei suoi amministratori e di altri imprenditori cinesi finiti nell'inchiesta sulla fornitura di decine di milioni di mascherine alla Regione Toscana e alla protezione civile. La guardia di finanza è andata a cercare un conto corrente intestato al Gruppo Yl, acceso presso Banca Intesa, e qualsiasi bene riconducibile agli indagati. Il sequestro preventivo per equivalente – così si dice tecnicamente – è il valore del profitto dei reati contestati dai pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli: frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato.
E' un'inchiesta complessa che continua a svelare retroscena, intrecci, contatti che stanno dietro alle mascherine 'Toscana', i dispositivi di protezione individuale acquistati dalla Regione tramite Estar, la centrale per gli acquisti sanitari (circa 7 milioni di pezzi) e dalla protezione civile (93 milioni di pezzi) per rispondere alle impellenti esigenze del periodo più difficile dell'emergenza sanitaria. Una commessa pubblica da 45 milioni di euro, affidata con procedura di somma urgenza per accorciare il più possibile i tempi di produzione e consegna.
Gli investigatori hanno ricostruito, passo passo, il rapporto contrattuale di fornitura tra Estar e il Gruppo Yl. E' la Regione Toscana a dare il compito alla centrale di acquisti di provvedere all'approvvigionamento delle mascherine e di altri presidi sanitari necessari per il servizio sanitario regionale e per il sistema della protezione civile. Si fa ricorso alla procedura negoziata senza pubblicazione del bando di gara per far fronte alla situazione di estrema urgenza. Una procedura che si basa sull'autocertificazione del possesso dei requisiti di partecipazione e del controllo della stazione appaltante in un termine massimo di 60 giorni. Il Gruppo Yl riceve una commessa, diluita tra il 18 marzo e il 18 maggio, per mascherine, camici e cuffie. Il contratto è del 26 febbraio: un milione di mascherine 'Tnt tipo Toscana 1' per il servizio sanitario al prezzo unitario di 45 centesimi, altri 6 milioni circa di pezzi della stessa tipologia per la popolazione al prezzo unitario di 55 centesimi, 50mila camici al prezzo di 60 centesimi ciascuno e 550mila cuffie al prezzo unitario di 45 centesimi per il servizio sanitario. La guardia di finanza non manca di sottolineare la variazione del prezzo delle mascherine nel tempo. Alle forniture segue una fattura complessiva di 3.703.320 euro emessa dal Gruppo Yl a Estar. In più la stessa società ha ricevuto una commessa di fornitura di mascherine chirurgiche dalla presidenza del Consiglio dei ministri: risulta un contratto per 93 milioni di pezzi al prezzo di 45 centesimi l'uno per un importo di 41.850.000 euro con consegne scaglionate tra il 22 maggio e il 30 ottobre.
Le mascherine non hanno marchio Ce in forza di una deroga inserita nel decreto Cura Italia. Le mascherine destinate alla popolazione, si legge nelle carte dell'inchiesta, non avevano bisogno della validazione dell'Istituto superiore di sanità che, invece, era necessaria per quelle a uso del servizio sanitario. “Le mascherine – il convincimento degli investigatori – non potevano essere destinate, come invece è avvenuto, al servizio sanitario come dispositivo medico”. Motivo? Interpellata dal Gruppo Yl allo scopo di esaminare le mascherine, l'Iss esprime un parere contrario alla 'produzione, commercializzazione e utilizzo in quanto non rispondenti alle norme tecniche relative ai requisiti di performance e a quelli di biocompatibilità”.
“Non risulta – la tesi dell'accusa – che il Yl abbia comunicato a Estar la mancata validazione. L'invio di una comunicazione ufficiale, sarebbe stato certamente espressione di civiltà, di scrupolo e di attenzione verso la salute pubblica per quello stesso senso etico – si legge – invocato dal vertice del Gruppo in una intervista pubblicitaria in cui annunciava la filantropica riconversione della società alla produzione di mascherine”.
“Estar è parte lesa – ha detto il procuratore Giuseppe Nicolosi – e sta collaborando alle indagini e a tutti gli accertamenti ancora in corso”.
E' emerso che la centrale di acquisti sanitari della Regione ha avuto un fitto scambio di e-mail con Yl per puntualizzare tutte i requisiti e le caratteristiche necessarie, compreso il capitolo 'produzione' che – era stato garantito- sarebbe stato fatto in proprio. “Su questo punto – ancora gli investigatori – giova sottolineare che la società investita della commissione pubblica a marzo avrebbe dovuto evadere il grosso ordine pur avendo fatto ricorso alla cassa integrazione per 18 dipendenti su 25”.
In realtà la maxi-fornitura sarebbe stata prodotta facendo ricorso al subappalto, “ad una miriade di piccole aziende”, per usare le parole del comandante provinciale della guardia di finanza Licciardello, “a carico delle quali sono emersi molteplici profili di illiceità tanto da portare a 13 arresti in flagranza di reato per impiego di manodopera clandestina, sfruttamento e quant'altro”.
Nell'inchiesta compaiono anche due aziende italiane con sede nell'hinterland fiorentino e in affari con il gruppo assegnatario dell'affidamento pubblico. “Il 5 giugno alla committenza sono state consegnate mascherine con una efficienza filtrante inferiore a quella pattuita contrattualmente e questo grazie – ancora le risultanze delle indagini – ad una trovata proposta dagli italiani, detta 'giochessa', consistita nel fabbricare le mascherine interponendo tra i due tessuti di colore blu un tessuto bianco con minore capacità di filtraggio” per ovviare alla scarsità di materia prima. In una telefonata tra uno degli imprenditori italiani e l'amministratore della Yl il trucco viene sostenuto e valorizzato: “E' bene, è bene avergli dato la prima partita tutta buona, te lo dico perché io fossi loro la prima partita te la prendo e te la vado a controllare subito, la seconda non sono sicuro che ti faccio fare il test, hai capito, quindi va bene così”.
nadia tarantino




 
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Data della notizia:  13.06.2020 h 11:23

 
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