22.06.2015 h 12:23 commenti

La sfida della crescita: quando i nostri ragazzi tolgono l'ancora e “salpano” da soli

Ai genitori spetta elaborare il lutto di una modalità relazionale che finisce, accettando il dolore che talvolta questo brusco allontanamento produce
La sfida della crescita: quando i nostri ragazzi tolgono l'ancora e “salpano” da soli
Alcuni in gruppo altri da soli si incamminano verso il loro futuro con lo zaino carico di attese, gli occhi pieni di paura e di speranza. Il passo spavaldo e deciso nasconde l’incertezza, costante compagna di quest’età della vita.
Insieme si fanno coraggio, insieme si sostengono e si rassicurano. Formano un gruppo tra “pari” che permette loro di uscire dalla protezione, dalle attese e pretese degli adulti di riferimento. Insieme avanzano intrepidi come la verità, indomiti come la bellezza. Tutto inizio, tutto desiderio, tutto nuova ed antica avventura.
Come navi in partenza per un lungo viaggio, abbandonano il porto con le sue sicurezze, con le sue comodità, con i suoi soliti odori, con i suoi familiari e rassicuranti rumori, per prendere il largo, con coraggio ed audacia, verso un orizzonte che sa di infinito. Perché l’infinito non è solo nei libri o nelle materie studiate, ma in ogni vita che si dispiega e cerca il suo significato. Adesso quest’infinito esige una loro risposta.
Ora è tempo di affrontare la sfida della crescita; è il tempo di esami: di scuola e di vita. Tempo di trovare un proprio modo di essere, di stare e di “navigare” nel mondo. E’ tempo di intraprendere il lungo percorso di definizione del sé che permetterà di strutturare la loro identità, di mettere in atto le potenzialità, di esprimere progressivamente e in modo via via sempre più compiuto la loro personalità.
Per salpare occorre togliere l’ancora: staccarsi dall’idea che di loro hanno i genitori, depositari del loro sé infantile ora respinto e rifiutato, con imbarazzo e vergogna quasi rinnegato. E se segnalare la necessità di una nuova distanza è compito naturale del figli, rispondere in modo adeguato spetta ai genitori.
Tocca a noi quindi elaborare il lutto di una modalità relazionale che finisce, accettando il dolore che talvolta questo brusco allontanamento produce. Tocca a noi imparare ad accogliere il cambiamento in modo positivo, attribuendone il significato di processo di crescita. Questo processo, come ogni navigazione complessa, necessita di tempo, rispetto (non possiamo accelerare o forzare dall’esterno un processo di maturazione interiore) e di uno sguardo fiducioso rivolto al futuro e al possibile.
Non dobbiamo avere paura: se siamo stati buoni maestri, se abbiamo navigato con loro. Pur procedendo inevitabilmente per prove ed errori, pur andando inevitabilmente incontro a naufragi e temporali, riusciranno ad orientarsi, troveranno a modo loro le loro coordinate e con i loro tempi giungeranno infine alle loro destinazioni.
Noi rimarremo il loro “porto”: tenendo con coraggio una posizione da adulti, segnalando con chiarezza i confini, indicando con chiarezza i nostri valori, assumendoci la responsabilità di dire di sì o di no quando occorre, lasciando poi a loro la libertà e la responsabilità delle loro azioni, accogliendo con prontezza, quando necessario, ogni loro “rovesciamento”.
I “nostri ragazzi” non cercano adulti perfetti bensì adulti amanti della vita, del mare e del suo viaggio, adulti appassionati, aperti all’ascolto, pronti a fare un passo indietro, a mettere da parte la loro storia per poter fare spazio ed ascoltarne una nuova: quella dei loro figli.
Teresa Zucchi
 
Edizioni locali collegate:  Prato
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Data della notizia:  22.06.2015 h 12:23

 
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