28.11.2019 h 14:02 commenti

"La mafia cinese esiste, segnali chiarissimi", l'allarme del procuratore nazionale de Raho

Nel corso della commissione Schengen è stato affrontato il tema delle infiltrazioni mafiose a Prato. I gruppi strutturati sono cinesi e nigeriani. Il procuratore Nicolosi: "C'è l'uso della violenza e delle minacce, ci sono metodi chiaramente mafiosi ma manca il controllo del territorio e senza quello non regge il 416bis"
"La mafia cinese esiste, segnali chiarissimi", l'allarme del procuratore nazionale de Raho
Si torna a parlare dell'esistenza della mafia cinese a Prato. Mafia cinese ma anche mafia nigeriana, gruppi strutturati che controllano e gestiscono filiere economiche illecite capaci di produrre soldi e potere. A parlarne è stato ieri, mercoledì 27 novembre, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho nel corso di un'audizione davanti alla commissione Schengen. “La mafia cinese esiste come quella nigeriana – ha detto – abbiamo indicazioni chiarissime in Toscana, con il metodo del modello mafioso e il capocosca adorato come un dio: davanti al luogo in cui si trovava, c'erano file di autovetture con i conducenti che scendevano solo per baciargli la mano”. Il riferimento è all'inchiesta China truck sul trasporto delle merci, inchiesta che a gennaio dello scorso anno portò all'arresto di una trentina di cinesi e tra loro quello che per gli investigatori era ed è il boss, Zhang Naizhong, il capo che, raccontarono poi le indagini, riceveva i baciamani. L'associazione per delinquere di stampo mafioso non è stata però certificata dal Riesame e non è stata riconosciuta dalla Cassazione. Una bocciatura che già in passato aveva riguardato un'altra maxiinchiesta, quella sui money transfer: quasi 250 indagati e 4 milioni di euro spostati in pochi anni dall'Italia alla Cina. Le parole del procuratore nazionale antimafia sbattono contro il muro del riconoscimento giuridico: un conto è sostenere l'utilizzo, da parte dei gruppi criminali organizzati, di metodi mafiosi per gestire le loro attività illecite, un altro è dimostrare che quei metodi mafiosi rispondono ai requisiti previsti dall'articolo 416bis del Codice penale. “C'è una percezione investigativa, giudiziaria e sociale che ci dice che la modalità è quella della mafia – le parole del procuratore della Repubblica di Prato Giuseppe Nicolosi – c'è l'uso della violenza e della minaccia per orientare le attività economiche illecite ma non c'è il controllo del territorio”. Controllo, assoggettamento, omertà che ci sono ma, per quello che fino ad oggi è emerso nelle varie inchieste, restano circoscritti alla comunità. Una mafia, per così dire, non il larga scala che fa venir meno, sotto il profilo giuridico, l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Il 416bis, insomma, ha un'architettura che non può essere calata sul sistema criminale cinese indagato dalle inchieste della procura. “Ci sono figure e le abbiamo individuate – continua Nicolosi – di punti di riferimento all'interno della comunità cinese che intervengono per mediare questioni di contrasto o di lite, è una figura tipica mafiosa questa ma non basta per contestare l'articolo 416 bis”.
Nelle parole di de Raho si ritrova il concetto della procura di Prato: “Tante le attività gestite sotto il controllo della mafia – ha spiegato – in questo caso, come per la mafia nigeriana, la protezione è nei confronti della comunità cinese attraverso il controllo e l'intimidazione”.
nt
 
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Data della notizia:  28.11.2019 h 14:02

 
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