12.06.2020 h 13:09 commenti

La grande abbuffata delle mascherine, il procuratore Nicolosi: "Unica meta il principio di utilità economica"

Continuano le indagini dopo il blitz della guardia di finanza e della Asl che ha portato all'arresto di 13 imprenditori e al sequestro di milioni di mascherine 'Toscana' destinate a Regione e protezione civile. I retroscena dell'inchiesta nata dallo sfruttamento del lavoro in una confezione
La grande abbuffata delle mascherine, il procuratore Nicolosi: "Unica meta il principio di utilità economica"
Cento milioni di mascherine – 93 per la protezione civile e 7 per la Regione Toscana – per un incasso complessivo di 45 milioni di euro. Un'enorme abbuffata in pieno lockdown e soprattutto in piena emergenza sanitaria, fattori che hanno scombinato – riducendole al minimo – le procedure per le assegnazioni degli appalti. Ed è in questo vuoto burocratico che il Gruppo YL di due fratelli cinesi, in fretta e furia convertito dall'abbigliamento alle mascherine, si è inserito riuscendo ad aggiudicarsi la commessa. Una produzione che – avevano garantito gli imprenditori ai committenti pubblici – avrebbero fatto in proprio, internamente, ma che invece sarebbe stata fatta anche attraverso un castello di subappalti costituito da una trentina di ditte ciascuna delle quali impiegava – e in molti casi 'sfruttava' – operai cinesi anche clandestini. Sono 13 gli arresti compiuti dalla guardia di finanza di Prato che dall'alba di ieri, giovedì 11 giugno, insieme ai tecnici del Dipartimento di prevenzione della Asl, ha perquisito decine di aziende, rintracciato una novantina di clandestini e messo le mani su conti correnti e beni riconducibili al Gruppo YL allo scopo di recuperare 3 milioni 200mila euro, vale a dire il valore dei corrispettivi ricevuti da Estar, la centrale per gli acquisti sanitari della Regione. I sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli sono partiti dalla richiesta di un'ordinanza di custodia cautelare per sfruttamento del lavoro a carico del titolare di una delle ditte e si sono trovati di fronte al panorama di solite illegalità sulla gestione della forza lavoro, sull'impiego di clandestini, sulle norme di sicurezza, con una particolarità però: la produzione di mascherine, produzione a ciclo continuo in quella e in altre ditte, compresa una con 18 lavoratori in cassa integrazione. E' bastato qualche accertamento per capire da chi arrivano gli ordini e a chi la merce era destinata.
Un'inchiesta complessa con diverse accuse a vario titolo: frode nelle pubbliche forniture, truffa e sfruttamento del lavoro le più pesanti.
I 250 finanzieri e il personale della Asl sono arrivati alla vigilia della consegna di milioni di mascherine alla protezione civile che con Estar – è la precisazione ricorrente – è parte lesa.
La procura contesta agli imprenditori di aver subappaltato la produzione, almeno in parte, e di averlo taciuto ai committenti: in una prima fase, mascherine prodotte a 45 centesimi al pezzo e successivamente a 55. Le famose mascherine 'Toscana', quelle che fecero della regione una delle prime a rendersi autonoma nell'approvvigionamento di dispositivi in quei giorni introvabili ma assolutamente necessari. Non solo: mascherine che, benché prive del marchio Ce in forza della deroga contenuta nel decreto Cura Italia, non avevano però neppure la validazione dell'Istituto superiore di sanità che, dopo aver analizzato i dispositivi su richiesta del Gruppo YL, aveva espresso “parere contrario alla produzione, commercializzazione e utilizzo in quanto non rispondenti alle norme tecniche relative ai requisiti di performance e ai requisiti di biocompatibilità”. Parere, si legge nelle carte dell'inchiesta, taciuto ai committenti”. Tra le mascherine sequestrate anche le cosiddette 'Giochessa': due veli celesti e, in mezzo, uno bianco per risparmiare.

I finanzieri hanno messo piedi e mani in capannoni che avrebbero dovuto essere come e meglio di uno specchio vista la produzione ma che in realtà erano luoghi dove gli operai cucivano, mangiavano, dormivano, pieni di polvere e scarti di lavorazione. Dietro le mascherine 'Toscana' operai costretti a turni massacranti, con pause brevissime solo per i pasti. Niente di nuovo. Il caso limite è quello di un operaio la cui 'camera da letto' era stata ricavata in un bagno.
Il lavoro investigativo non è finito: si dovranno passare al vaglio i chili e chili di documenti sequestrati durante le perquisizioni, ricostruire nel dettaglio i rapporti tra il Gruppo YL e le ditte, individuare (se c'è) il confine tra il subappalto e le altre ipotesi di reato.
“Il principio di legalità – il commento del procuratore Giuseppe Nicolosi – spesso cozza con il principio di utilità economica che sembra l'unica meta”.
nadia tarantino



 
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Data della notizia:  12.06.2020 h 13:09

 
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