14.09.2019 h 18:15 commenti

La "colpa" del BuzziLab è stata avere troppo successo: "Attività assimilabile ad un'impresa e incompatibile con la scuola"

Il laboratorio è diventato un'eccellenza nel suo campo ed è passato in otto anni da 840mila euro di fatturato a sei milioni e mezzo. Nel mirino dell'Ufficio scolastico regionale anche i compensi di professori e tecnici
La "colpa" del BuzziLab è stata avere troppo successo: "Attività assimilabile ad un'impresa e incompatibile con la scuola"
Paradossalmente la "colpa" del BuzziLab è stata quella di essere diventata una struttura di eccellenza e di avere così tante richieste di analisi da fare impennare il fatturato e, di conseguenza, i guadagni. 
E' questo quello che emerge andando a fondo della querelle che la scorsa settimana ha portato alla sospensione dell'attività del laboratorio e poi alla revoca di tutti gli incarichi da parte del nuovo preside del Buzzi Alessandro Marinelli, che nei prossimi giorni potrebbe ritornare sui suoi passi, secondo quanto emerso nel corso del vertice di ieri 13 settembre all'Ufficio scolastico regionale (Usr).
Nella lettera inviata dal direttore dell'Ufficio Ernesto Pellecchia al Buzzi, infatti, si punta il dito proprio sul giro d'affari che ruota intorno al Buzzi Lab, passato da un fatturato di 840mila euro del 2010 a quello di 6 milioni e mezzo di euro del 2018. "Un volume esorbitante rispetto a quello che si può considerare come livello fisiologico per un laboratorio di attività conto terzi" si legge nella lettera, che più avanti ribadisce come "le suddette attività hanno generato negli anni altissimi volumi di affari, modificando di fatto la natura giuridica della scuola, facendole assumere caratteristiche  di vera e propria attività d'impresa". Insomma, l'attività del BuzziLab, secondo i vertici scolastici regionali, sarebbe "del tutto assimilabile ad una attività di carattere imprenditoriale e, pertanto, incompatibile con le finalità e la natura giuridica dell'istituzione scolastica".
Un punto, quest'ultimo, sul quale già da tempo il Buzzi lavorava insieme ad un team di esperti per arrivare a creare una Fondazione ad hoc. Percorso che, come emerso nel vertice di ieri, sarà adesso accelerato in modo da arrivare prima possibile ad una soluzione, dopo lo stop della scorsa primavera quando l'Usr aveva imposto il diktat di una Fondazione Terzo settore, difficilmente compatibile con il prosieguo dell'attività del BuzziLab.
Ma un altro punto su cui si erano accesi i riflettori dell'ex Provveditorato, sono le retribuzioni di professori e tecnici impiegati nel laboratorio. Secondo quanto deciso a suo tempo dal consiglio d'istituto del Buzzi, infatti, i guadagni del BuzziLab sarebbero stati ripartiti tra la scuola stessa (con una percentuale inizialmente del 55% salita poi al 60%) e i lavoratori impegnati nel laboratorio. Cosa questa che aveva fatto lievitare le retribuzioni di pari passo con il successo dell'attività, fino ad arrivare a compensi che, come si legge nella lettera dell'Usr, ammontavano a importi lordi mensili (non pensionabili) di 14mila euro per il direttore e 10mila per il responsabile e il tecnico coordinatore. Compensi probabilmente da ritenersi più che legittimi in un ambito privatistico ma che, evidentemente, non sono stati ritenuti ammissibili nel pubblico, seppure di eccellenza.
 
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Data della notizia:  14.09.2019 h 18:15

 
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