13.10.2016 h 22:28 commenti

La città trasformata dall'immigrazione, il sostituto Sangermano: "Rivedere il sistema delle espulsioni"

Convegno a palazzo Banci Buonamici sul presente e sul futuro di Prato e sull'impatto prodotto dalla massiccia e continua immigrazione. Il magistrato: "Dopo la condanna in primo grado bisognerebbe dare la possibilità a un'autorità amministrativa di valutare i fatti e, nel caso, ordinare l'espulsione". Più di 35mila gli stranieri residenti a Prato a cui aggiungere oltre 13mila clandestini
La città trasformata dall'immigrazione, il sostituto Sangermano: "Rivedere il sistema delle espulsioni"
Come e quanto l'immigrazione ha trasformato Prato? Come e quanto Prato ha saputo gestire la trasformazione? Sono alcune delle domande a cui oggi, giovedì 13 ottobre, ha provato a rispondere il convegno organizzato a palazzo Banci Buonamici dal parlamentare Edoardo Nesi che ha riunito competenze e professionalità in grado di offrire punti di vista diversi. Giuseppe Nicolosi, procuratore capo, il sostituto Antonio Sangermano, il giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, il vicesindaco Simone Faggi hanno fatto riflessioni a voce alta su un tema di grande attualità a cui spesso vengono date risposte improvvisate e dettate dall'emergenza. Padrone di casa il vicepresidente della Provincia Emiliano Citarella. Una città trasformata negli ultimi anni. Totalmente. Lo confermano i numeri snocciolati da Sangermano: a giugno scorso 35.494 stranieri, il 18,5 per cento della popolazione; 27.198 permessi di soggiorno rilasciati a cinesi; 13mila cinesi clandestini, numero certamente al ribasso perché frutto dei controlli sul territorio che, è chiaro, non hanno certo interessato tutti i clandestini presenti. E ancora, passando alla panoramica dei controlli nelle aziende cinesi, 6.431 imprese sulle 7.700 censite hanno ricevuto,la visita degli ispettori Asl tra il primo settembre 2014 e il primo settembre di quest'anno; il 63 per cento del totale controllato nell'area Firenze-Prato-Pistoia-Empoli è risultato fuori regola, mentre le imprese chiuse sono state 338. Numeri impressionanti che descrivono una città senza eguali in Italia, un laboratorio a dirla con le parole di chi ha sempre letto nella presenza cinese un'opportunità. Un laboratorio con pro e contro come i mille e passa procedimenti penali in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro avviati dalla procura e per l'86 per cento dei casi relativi a aziende cinesi. "I controlli sistematici, continui, costanti - ha detto il procuratore Nicolosi - stanno dando risultati seppure sono arrivati dopo la tragedia di via Toscana". Controlli istituzionalizzati che in 25 mesi di attività hanno prodotto 3.146 notizie di reato inerenti la sicurezza sui luoghi di lavoro. Accoglienza, integrazione, servizi ma anche, anzi insieme, rispetto delle regole. Il sostituto Sangermano ha chiesto alla politica di intervenire con un sistema che consenta già dopo la sentenza di condanna in primo grado, e in qualche caso anche prima, di espellere, se opportuno, il cittadino straniero specie in caso di reiterazione del reato. "Accogliere, integrare, dare servizi - ha spiegato il magistrato - e in cambio pretendere il rispetto delle regole". Diritti e doveri, dare e avere, reciprocità: questo il concetto della proposta di Sangermano che ha subito trovato il sostegno del vicesindaco che, senza voler togliere responsabilità o trovare alibi all'amministrazione comunale, ha sottolineato quanto sia complicato e difficile governare la città e le sue continue trasformazioni così come le sue peculiarità che trovano nell'immigrazione un elemento di primissimo piano. Il procuratore Nicolosi ha elencato le tre svolte che hanno segnato Prato: l'incendio di via Toscana costato la vita a sette operai cinesi, la rivolta della comunità orientale a Sesto Fiorentino "manifestazione di disagio e insofferenza verso i controlli nelle aziende che ha portato le autorità cinesi a chiedere meno severità", e il fenomeno del caporalato che ha sviluppato due grosse inchieste. "La magistratura fa la sua parte - ha detto Nicolosi - ma è solo un pezzetto del sistema: la politica deve gestire il fenomeno da un punto di vista sociale ed economico. Non si può delegare alla magistratura la risoluzione di problemi che vanno ben oltre un'inchiesta e un processo". nadia tarantino
 
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Data della notizia:  13.10.2016 h 22:28

 
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