01.03.2021 h 13:42 commenti

La catena umana dei commercianti uniti dal nastro tricolore chiede "certezze e riapertura"

Anche a Prato flash mob organizzato da Confesercenti e Confcommercio che al termine hanno presentato alla Prefettura un documento con una serie di richieste al governo per aiutare il settore
La catena umana dei commercianti uniti dal nastro tricolore chiede "certezze e riapertura"
Uniti da un nastro tricolore 80 imprenditori del terziario, soprattutto ristoratori e baristi, questa mattina, 1° marzo, hanno formato una catena umana che da piazza del Comune è arrivata fino a piazzetta Buonamici, nelle immediate vicinanze della Prefettura dove i direttori e i presidenti di Confesercenti e Confcommercio, organizzatori della manifestazione che si è svolta in tutti i capoluoghi toscani, si sono presentati per consegnare le richieste al governo. "Chiediamo un cambio di passo nella gestione dell'emergenza. - affermano Mauro Lassi e Tiziano Tempestini, rispettivamente presidente di Confesercenti e ConfCommercio - Ristori subito, detassazione per il 2021 e apertura in continuità". La partecipazione all'evento è stata contingentata nel rispetto delle misure antiCovid.

Un flash mob reso ancora più significativo dal triste fatto di cronaca di giovedì scorso, 25 febbraio, quando il titolare di un'agenzia di viaggi a Carmignano si è tolto la vita angosciato dalla situazione economica che stava vivendo. "Una tragedia che ci ha colpito profondamente. E' ciò che succede quando le persone si sentono sole e abbandonate". E di storie complicate in piazza ce ne sono molte. "Noi abbiamo interrotto il take away perchè contribuiva solo ad aumentare i costi già insopportabili - afferma la titolare due pizzerie con sede a Prato e Firenze. - E con il ristoro ricevuto non sono riuscita neanche a pagare l'affitto".
"Spiccioli - li definisce un ristoratore di Carmignano - che non sono bastati neanche per una bolletta. Tra l'altro continuiamo a pagare la Tari come se producessimo la stessa quantità di rifiuti di quando stiamo aperti". Male anche l'abbigliamento: "Abbiamo venduto il 70% in meno dell'anno scorso. - afferma una negoziante del centro - La gente non compra perchè non ha soldi ma anche perchè non esce". Bocciata anche l'ipotesi del credito d'imposta per recuperare qualche specifica spesa: "Ma se non stiamo aperti come facciamo a fatturare e quindi a recuperare?" sottolinea un altro ristoratore. Presente alla manifestazione di stamani anche un venditore di brigidini di Lamporecchio che spesso ha lavorato sulla piazza pratese: "Senza fiere, feste e manifestazioni siamo rovinati. Il nostro prodotto è legato a questo tipo di contesto".
C'è chi imbastisce il servizio d'asporto solo per continuare ad affermare la propria presenza seppur senza grandi riscontri economici e chi preferisce tenere chiuso: "Non ne vale la pena. - afferma il titolare di un noto bar del territorio - Abbiamo 25 dipendenti in cassa integrazione e un grande investimento effettuato un paio di anni fa per la nuova sede da recuperare. Fortunatamente siamo un bar sano senza debiti pregressi. Possiamo reggere ma bisognerebbe sapere quanto". 
(e.b.)
 

Data della notizia:  01.03.2021 h 13:42

 
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