06.04.2017 h 10:20 commenti

La BpVi chiede un miliardo di euro di danni a Zonin e agli altri amministratori

L'assemblea dei soci della banca aveva dato il via libera definitivo all'azione di responsabilità che ieri è approdata in tribunale
La BpVi chiede un miliardo di euro di danni a Zonin e agli altri amministratori
Trecentoquaranta pagine, nero su bianco la richiesta di danni per oltre un miliardo che i nuovi vertici della Popolare di Vicenza hanno depositato al tribunale di Venezia chiamando in causa trentadue ex dirigenti, dall'ex presidente Zonin in giù, su cui pesa l'accusa della malagestio che ha provocato il dissesto dell'istituto di credito. Detto e fatto: pochi giorni fa, in sede di approvazione del bilancio 2016 chiuso con un passivo di quasi due milioni, l'assemblea dei soci aveva dato il via libera definitivo all'azione di responsabilità che ieri è approdata in tribunale. Dall'investimento di 350 milioni in fondi lussemburghesi sgonfiato con una perdita secca per la banca all'uso di finanziare l'acquisto delle azioni da parte dei soci, l'azione di responsabilità contesta una gestione che ha di fatto portato la Popolare di Vicenza sull'orlo del precipizio da cui potrà arretrare solo grazie al “decreto salva-banche” e un'iniezione a carico dello Stato di circa 3 miliardi.
Una strada già formalmente avviata dopo che la Bce ha fatto sapere al ministero dell'Economia e delle Finanze che la BpVi è solvibile, confermando in questo modo “la sussistenza dei requisiti necessari per accedere alla misura di ricapitalizzazione precauzionale”. Il traguardo del salvataggio è certo più vicino ma il percorso è ancora lungo.
Intanto, nelle carte consegnate ai giudici di Venezia, si richiama, in particolare, la pratica di finanziare clienti già in difficoltà a rientrare coi pregressi fidi e in questo modo piazzare le azioni e mettere al riparo il capitale. Un esercito di grandi e piccoli azionisti che solo in parte ha aderito all'offerta transattiva chiusa nei giorni scorsi preferendo il principio dei “pochi, maledetti e subito” per recuperare almeno un po' dell'investimento in azioni ormai divenute carta straccia. Una buona fetta, circa il 30 per cento, ha invece preferito rivolgersi al giudice con la speranza di rientrare in possesso di tutto o quasi.     
 
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Data della notizia:  06.04.2017 h 10:20

 
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