11.02.2020 h 12:28 commenti

L'ospedale "senza muri" attraverso il Day service multidisciplinare e il Setting 2A

Il punto sui nuovi modelli organizzativi è stato fatto durante la quarta conferenza del dipartimento specialistiche mediche guidato dal dottor Giancarlo Landini
L'ospedale "senza muri" attraverso il Day service multidisciplinare e il Setting 2A
Un ponte tra l'ospedale e il territorio attraverso il Day service multidisciplinare per gestire esami e controlli sui pazienti dimessi dopo aver risolto la fase acuta. Una novità introdotta sei mesi fa al Santo Stefano che ha già riguardato oltre 1.700 persone e che completa il progetto di un ospedale  “senza muri“ a cui sta lavorando da quattro anni Giancarlo Landini, direttore del Dipartimento delle specialistiche mediche che proprio a Prato, nei giorni scorsi, ha fatto il punto sugli obiettivi raggiunti e su quelli da raggiungere per dare una risposta puntuale e completa al paziente con le risorse economiche, strumentali e personali a disposizione. 
 Per il futuro sono in programma incontri strutturati tra medici specialisti ospedalieri e medici di medicina generale, oltre l’implementazione del teleconsulto e della telemedicina.
L'idea di abbattere idealmente i muri dei nosocomi dell'Asl Toscana Centro riguarda anche quelli interni, tra unità operative diverse, perchè spesso il paziente ha quadri clinici complessi che non riguardano solo e soltanto un aspetto. “Un ospedale senza muri, una squadra di professionisti che lavorano per gli stessi obiettivi, una organizzazione interna sempre più multidisciplinare e multi professionale oltre alla dotazione di strumenti altamente tecnologici sono garanzia di continuità assistenziale ospedale e territorio” ha precisato Landini che mettendo insieme le aree mediche dei dieci ospedali dell'Asl Toscana Centro, coordina 1.200 posti letto, 70 unità operative, 700 medici, 45mila ricoveri l'anno.
 In questi quattro anni di riorganizzazione, i nuovi strumenti sono stati testati su alcune realtà specifiche e poi estesi a tutti in modo da garantire procedure omogenee interne e di conseguenza continuità assistenziale. 
Per primo in Toscana, il modello “Setting 2A” è stato attivato lo scorso settembre all’ospedale Santo Stefano di Prato. I pazienti trattati sono oltre 900 e i posti letto a disposizione sono 22, sistemati al terzo piano. In sostanza viene fatta una valutazione sui pazienti con quadri clinici complessi non adatti a restare nel reparto di Medicina “standard” ma neanche da spostare in sub intensiva. Un esempio per tutti: chi ha avuto un ictus. Nel Setting 2A i pazienti trovano un  monitoraggio più sicuro e meglio organizzato con un intervento muldisciplinare che riguarda anche gli infermieri. 
“Abbiamo selezionato, attraverso una accurata valutazione, le patologie che possono essere più pertinenti a questo setting di cura - spiega Grazia Panigada, direttore dell’Area medica aziendale - Le valutazioni sono state condivise tra i medici specialisti e gli infermieri e questo ci ha permesso di offrire una risposta appropriata, in particolare ai pazienti con pluripatologie. Il modello sarà progressivamente esteso a tutti gli ospedali dell’Azienda”.
E.B.
 

Data della notizia:  11.02.2020 h 12:28

 
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