12.03.2018 h 14:38 commenti

Intercettazioni in dialetto cinese e non si trova il traduttore, a rischio il processo ai poliziotti accusati di corruzione

Il giudice ha chiesto alla questura di cercare un interprete in grado di capire e tradurre un particolare dialetto cinese che si parla nell'area di Wenzhou. Molte delle intercettazioni telefoniche dell'inchiesta sui presunti favori di due poliziotti ai cinesi in cambio di soldi e regali, non sono state ancora trascritte
Intercettazioni in dialetto cinese e non si trova il traduttore, a rischio il processo ai poliziotti accusati di corruzione
Non si trova un interprete in grado di tradurre le intercettazioni telefoniche in dialetto 'rui'àn', uno dei tanti gerghi cinesi parlati nell'area di Wenzhou, e questo rischia di impantanare il processo a carico dei due poliziotti della questura di Prato, i coniugi Roberto Brunetti e Maria Cristina Massaro, rispettivamente ispettore della Digos e vicedirigente dell'ufficio Immigrazione, finiti agli arresti domiciliari a gennaio del 2016 con l'accusa di aver ricevuto soldi e regali per favorire cittadini cinesi nel rilascio dei permessi di soggiorno. Oggi, lunedì 12 marzo, il perito a cui il tribunale aveva affidato l'incarico di trascrivere le intercettazioni, ha depositato soltanto la trascrizione delle telefonate in italiano mentre per le altre non è stato possibile procedere per la mancanza di un interprete con una adeguata conoscenza del particolare dialetto. Il giudice Silvio De Luca ha chiesto alla questura di mettersi alla ricerca di un traduttore che possa svolgere il lavoro, ma la cosa appare tutt'altro che facile anche perché non sarà possibile utilizzare l'interprete di cui la polizia si è servita in sede di indagine. Un intoppo di non poco conto considerato che l'indagine, in buona parte, come hanno ricordato i difensori dei due poliziotti, Manuele Ciappi e Mauro Cini, si è basata sulle risultanze delle intercettazioni. Il pubblico ministero Laura Canovai ha chiesto e ottenuto dal collegio giudicante di aprire comunque la fase istruttoria del processo e dunque alla prossima udienza, fissata a maggio, comincerà la sfilata dei testimoni. Il primo ad essere ascoltato sarà il capo della Mobile Francesco Nannucci che, insieme ad altri, indagò sui due colleghi. Presenti in aula, stamani, sia Brunetti che Massaro, assente invece Paolo Frassetti, il medico di famiglia finito nell'inchiesta con l'accusa di aver rilasciato al poliziotto un certificato dietro l'altro consentendogli di mancare dal lavoro 385 giorni tra il 2014 e il 2015. Frassetti è difeso dall'avvocato Michele Nigro. I due poliziotti sono accusati di corruzione aggravata e continuata, la stessa accusa mossa nei confronti di una mediatrice culturale cinese, Yin Dongxue, detta Neve, a cui il giudice delle udienze preliminari ha rifiutato il patteggiamento ritenendo la proposta delle pena avanzata non congrua rispetto alla gravità delle contestazioni; è uscita dal processo con il patteggiamento, invece, la consulente del lavoro Mascia Visconti, che doveva rispondere dello stesso capo di imputazione.
Il pm Canovai sostiene che Brunetti e Massaro si sarebbero attivati per il rilascio dei permessi di soggiorno a cinesi attraverso l'interessamento della mediatrice culturale e della consulente del lavoro. I due poliziotti, stando all'accusa, avrebbero agevolato e accelerato le pratiche in cambio di soldi, telefonini, vestiti e borse griffate.
nt
 
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Data della notizia:  12.03.2018 h 14:38

 
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