22.09.2015 h 14:50 commenti

Indagine su Zonin e Bpv, Prato guida la rivolta dei piccoli azionisti

Inchiesta della procura di Vicenza che ipotizza i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza nei confronti del presidente e dell'ex direttore generale Sorato. Tommaso Caparrotti è tra i soci che hanno portato in tribunale l'istituto di credito: "Ci stiamo coordinando con i comitati degli azionisti nati in tutta Italia per dare maggiore incisività all'azione legale"
Indagine su Zonin e Bpv, Prato guida la rivolta dei piccoli azionisti
Il presidente e l'ex direttore generale della Banca popolare di Vicenza, Giovanni Zonin e Samuele Sorato, indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. La procura di Vicenza ha aperto un'inchiesta sulla gestione dell'istituto e all'alba sono scattate le perquisizioni della guardia di finanza nella sede legale dell'istituto di credito a Vicenza e negli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo. Per i soci pratesi che proprio nei giorni scorsi, dopo aver ricevuto il secco no alla negoziazione assistita per trovare un accordo sul deprezzamento delle azioni, hanno dato il via alle cause civili, nessuna sorpresa. Solo l'amara considerazione che arriva per bocca di Tommaso Caparrotti: “Possiamo dire che avevamo ragione, soddisfazione magra ma sempre di soddisfazione si tratta”. Tra le carte della procura soprattutto le azioni acquistate attraverso finanziamenti erogati agli azionisti dalla banca stessa per un ammontare vicino a un miliardo, circa un quarto – stando all'ipotesi investigativa – del capitale azionario, una misura che costituirebbe una violazione alle norme del credito bancario. Non solo: l'inchiesta, ancora all'inizio, punta alla sovrastima del valore delle azioni poi svalutate facendo infuriare gli azionisti. Azioni acquistate a 62 euro e 50 centesimi e ben presto scese a 48. “Siamo stati messi in mezzo – dice Caparrotti – se si muovono la procura e la finanza vuol dire che certo noi dovevamo essere consapevoli di tutto quello che poteva accaderci, però per anni ci hanno raccontato che queste azioni continuavano a valere sempre la stessa cifra salvo, di punto in bianco, il crollo. E il peggio è che purtroppo le nostre azioni diminuiranno ancora”. L'inchiesta è un'ulteriore tegola sulla Popolare di Vicenza che appena venti giorni fa ha certificato la perdita di un miliardo nella prima semestrale 2015 e ha annunciato l'aumento di capitale per un miliardo e mezzo. “Piena collaborazione da parte della dirigenza e del personale della banca ai nuclei di polizia giudiziaria della guardia di finanza che hanno svolto perquisizioni presso le sedi di Vicenza, Milano Roma e Palermo – si legge in una nota stampa diffusa da Bpv – si tratta di indagini preliminari, ritenute indispensabili per accertare eventuali responsabilità soggettive, come si evince dal comunicato firmato dal procuratore della Repubblica Cappelleri. La riunione del Comitato esecutivo indetta per oggi si svolgerà come previsto”. Le notizie che filtrano dalla procura di Vicenza hanno spinto gli azionisti non solo a proseguire la loro battaglia ma anche a strutturarsi: da Prato a Udine, da Vicenza ad Arezzo, i comitati si stanno raccordando per dare più incisività alla loro azione legale. “Considero persi i miei 12mila euro – commenta Tommaso Caparrotti – li avrei potuti investire nel mio studio, dare lavoro a un giovane, dare una piccola mano all'economia della mia città. E invece mi sento derubato e questo mi addolora anche perché ho rapporti da 40 anni con quella che una volta era la Cassa di Risparmio di Prato e oggi Popolare di Vicenza. Una grande delusione”. E mentre le cause civili seguiranno il loro corso, gli azionisti stanno pensando di tagliare i ponti con la banca: “A gennaio entra in vigore il bail in e dunque sarà bene che ognuno di noi si faccia bene i conti dei soldi che ha presso l'istituto, non si sa mai”. Il bail in è il meccanismo che non consentirà più il salvataggio delle banche attraverso finanziamenti statali ma tramite il concorso di azionisti, obbligazionisti e correntisti con depositi superiori a 100mila euro. 
Sulle perquisizioni della guardia di finanza intervengono anche i sindacati: "Continuiamo a ribadire che i disastri di alcuni top manager e i vertici della banca hanno perpetrato  negli ultimi anni a danno del tessuto sociale di molte regioni e di interi territori non possono rimanere impuniti - scrivono Fabi-First Cisl, Fisac Cgil, Unisin - da tempo abbiamo denunciato con volantini, comunicati, lettere alla direzione e agli organi di sorveglianza, prassi gestionali e commerciali non conformi alle norme. Nostro timore è che in tutta questa vicenda i dipendenti siano gli unici a pagare per gli errori di un Cda a dir poco 'distratto' e di un management che pare aver agito in modo 'dissennato'. Confidiamo che la magistratura faccia piena luce su quanto accaduto e accerti in tempi rapidi tutte le eventuali responsabilità".   
 
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Data della notizia:  22.09.2015 h 14:50

 
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