18.07.2020 h 12:40 commenti

Inchiesta mascherine, tornano in funzione i macchinari sequestrati agli imprenditori

Resta il provvedimento di sequestro probatorio ma riprende l’attività nelle confezioni degli indagati. La procura ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Veltri e dagli altri difensori
Inchiesta mascherine, tornano in funzione i macchinari sequestrati agli imprenditori
Sono di nuovo in funzione i macchinari sequestrati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Prato sullo sfruttamento del lavoro finalizzato alla produzione in subappalto delle maxicommesse di mascherine della Regione Toscana e della protezione civile. I sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli hanno accolto l’istanza presentata dall’avvocato Tiziano Veltri che assiste 5 dei 17 imprenditori arrestati lo scorso 11 giugno; tra loro anche l’unico indagato colpito dalla misura di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari. Stessa sorte è toccata agli altri imprenditori difesi dagli avvocati Fantappiè, Paglia, Nicolosi e Mariotti. I macchinari restano sequestrati per finalità probatorie ma possono essere utilizzati per consentire alle imprese - tutte confezioni di abbigliamento - la ripresa dell’attività. L’avvocato Veltri, così come i suoi colleghi, hanno ottenuto di conciliare le esigenze cautelari degli inquirenti e quelle economiche degli imprenditori. I confezionisti sono dunque tornati al lavoro già da qualche giorno e tutti sono stati nominati custodi dei macchinari e, perciò, dovranno sottostare all’obbligo di garantire la conservazione dei beni. L’inchiesta dei sostituti Gestri e Boscagli è partita dall’ipotesi di sfruttamento degli operai nell’azienda del principale indagato ed è scaturita negli altri arresti in flagranza di reato per la presenza di manodopera clandestina impiegata per far fronte alla produzione in subappalto di due grosse commesse - 45 milioni di euro l’ammontare complessivo - affidate dalla Regione Toscana e dalla presidenza del Consiglio dei ministri al Gruppo YL. Mascherine, ha poi scoperto la guardia di finanza indagando sullo sfruttamento della manodopera, fatte cucire in subappalto in deroga ai termini contrattuali. I vertici della YL, due fratelli cinesi, sono indagati insieme ad altri due imprenditori italiani per frode nelle pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato e sfruttamento del lavoro. Sia la YL che i suoi amministratori sono stati colpiti dal sequestro preventivo di beni e soldi (già confermato dal tribunale): i finanzieri hanno fino ad ora messo le mani su oltre 3 milioni di euro.
 
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Data della notizia:  18.07.2020 h 12:40

 
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