15.06.2020 h 17:33 commenti

Inchiesta mascherine, finita la sfilata degli indagati davanti al giudice: prime ammissioni

Convalidati gli arresti e applicate misure cautelari come l'obbligo di firma e il divieto di dimora agli imprenditori arrestati la scorsa settimana per sfruttamento degli operai impiegati per la produzione in subappalto delle mascherine destinate a Regione Toscana e protezione civile
Inchiesta mascherine, finita la sfilata degli indagati davanti al giudice: prime ammissioni
Convalidati gli arresti ma disposte misure alternative e più lievi come l'obbligo di firma e il divieto di dimora. Si è conclusa così, come quella di sabato scorso, la seconda tornata di convalide e interrogatori di garanzia a carico degli ultimi sei cinesi indagati nell'ambito dell'inchiesta della procura di Prato sull'impiego di manodopera clandestina e sullo sfruttamento del lavoro legato alla produzione in subappalto delle mascherine acquistate dalla Regine Toscana e dalla protezione civile. Gli indagati (difesi, tra gli altri, dagli avvocati Veltri e Fantappiè) sono dunque tornati in libertà pur in presenza dei gravi indizi che hanno convinto il tribunale a convalidare gli arresti portati a termine dalla guardia di finanza. Sarà invece il tribunale del Riesame a decidere sulla misura di custodia cautelare in carcere emessa a carico dell'unico imprenditore cinese destinatario di un provvedimento chiesto e ottenuto dai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che hanno coordinato l'inchiesta – ancora in corso – sul sistema di subappalto per la produzione di mascherine relativamente a due grosse commesse ricevute dal Gruppo Yl dalla Regione Toscana e dalla presidenza del Consiglio dei ministri (totale 45 milioni di euro). L'imprenditore, rinchiuso nel carcere della Dogaia, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
I vertici della Yl, due fratelli cinesi, sono indagati insieme ad altri per frode nelle pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato e sfruttamento del lavoro. La finanza ha proceduto al sequestro preventivo di oltre 3 milioni 100mila euro tra conti correnti e beni riconducibili sia al Gruppo che ai suoi amministratori.
Gli inquirenti sono impeganti da giorni nel vaglio della documentazione sequestrata nelle circa trenta confezioni finite nel mirino dell'inchiesta. Il lavoro investigativo punta a ricostruire i rapporti tra il gruppo Yl, molto noto nel settore dell'abbigliamento e tra i primi a convertirsi nella produzione di mascherine all'inizio dell'emergenza sanitaria, e la miriade di piccole confezioni. Indagate anche due aziende italiane, in affari con la Yl, una delle quali titolare di un contratto di fornitura con Estar (la centrale di acquisti sanitari di cui si serve la Regione Toscana).


 
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Data della notizia:  15.06.2020 h 17:33

 
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