10.02.2017 h 17:50 commenti

Inchiesta Creaf, le reazioni del mondo politico. I 5 Stelle: "Il Pd restituisca 22 milioni ai cittadini"

Ondata di commenti dopo l'ultimo sviluppo dell'inchiesta della procura che ipotizza la bancarotta. Si sprecano le considerazioni sul Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese mai entrato in attività
Inchiesta Creaf, le reazioni del mondo politico. I 5 Stelle: "Il Pd restituisca 22 milioni ai cittadini"
Errore politico, incapacità gestionale, immobilismo. Opportunità sfumata secondo qualcuno, mai esistita secondo altri. L'inchiesta della procura sul Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese mai trasferito dalla carta alla realtà nonostante i 22 milioni di soldi pubblici spesi in una dozzina d'anni e oggi sulla graticola in attesa di sapere se i titoli di coda saranno quelli del concordato liquidatorio o quelli del fallimento, scuote e non poco la politica pratese. Nessun commento sugli indagati (tre da ieri, giovedì 9 febbraio: Daniela Panerati, Luca Rinfreschi, Laura Calciolari – praticamente tutto l'arco amministrativo – accusati di bancarotta societaria), ma sul progetto Creaf che, mai decollato, si è risolto in tutti questi anni con l'acquisto e la ristrutturazione dell'immobile, unico bene della società costituita per l'81 per cento dalla Provincia e per la restante parte dai Comuni dell'area, Prato in testa.
Ad aprire la girandola degli interventi è Giorgio Silli, Forza Italia, presidente della commissione consiliare Controllo e garanzia: “Si tratta – scrive – di un caso di diritto fallimentare, forse la prima o una delle poche aziende partecipate in tutta Italia che chiede un concordato salvo poi indirizzarsi verso il fallimento. Per mesi ho chiesto chiarimenti, a questo punto chiedo a nome della commissione che il sindaco o il vicesindaco vengano a fare chiarezza, numeri alla mano, su quello che sta succedendo, almeno sul piano finanziario”.
Rivendica la sua controtendenza Roberto Cenni, ex sindaco di centrodestra: “La mia amministrazione ha bocciato due bilanci del Creaf perché era evidente che non c'erano margini per continuare il progetto e in più non c'erano nemmeno proposte concrete per dare il via all'operazione. Negli anni abbiamo assistito ad una incapacità gestionale, ad un tirare avanti, ad un galleggiamento. Tanta teoria e zero pratica”. Rincara la dose Dante Mondanelli, capogruppo di Prato con Cenni: “Non è stato fatto nulla per dare il via all'attività, è sempre stata la politica a dare risposte e le risposte non sono mai state soluzioni bensì protezioni e difese di un progetto che era chiaro a tutti non sarebbe mai iniziato”.
Parla di “vergogna, una delle tante vergogne italiane” Marilena Garnier, consigliere comunale indipendente che, con un dettagliato esposto presentato nei mesi scorsi alla procura, ha di fatto segnato l'avvio dell'inchiesta. “Ventidue milioni per un immobile vuoto, nel quale non si è mai fatto niente. Le defezioni del Polo di Navacchio e del Pin, tanto per citare un paio di esempi, sono la dimostrazione che il progetto non stava in piedi. Mai nessuno ha avuto il coraggio di raccogliere carte e carteggi e portarle a un magistrato. Io l'ho fatto perché da cittadina voglio sapere chi sono i responsabili di questa vicenda. Alla Regione, che oggi chiede la restituzione dei finanziamenti concessi in tutti questi anni, chiedo invece perché non ha vigilato sull'impiego delle risorse”.
Al Movimento 5 Stelle interessa che lo “spreco” venga risanato: “Il Pd che ha voluto e sostenuto il Creaf restituisca 22 milioni ai pratesi, la responsabilità politica è evidente – il commento di Silvia La Vita – con quei soldi si sarebbe potuto fare di tutto e di più nell'interesse della collettività – il sindaco venga in commissione a riferire non solo le scelte fatte da amministratore ma anche quelle fatte da consigliere comunale”.
Il capogruppo del Pd in Consiglio comunale Lorenzo Rocchi parla di “scelta che va contestualizzata nel tempo, che va letta con occhi diversi perché la situazione economica di quegli anni era completamente diversa”. “L'unico errore politico è stato quello di non riuscire ad aprire il Creaf, se questo fosse avvenuto una qualche funzione per la città la avrebbe avuta. Non è questione di Creaf sì o no, è questione di aprire e iniziare e questo non è stato fatto. Il Creaf è stato troppi anni a candire senza una soluzione che poteva essere anche quella di smettere tutto. Insomma, l'errore è stato non aver preso decisioni”.
Aldo Milone, Prato libera e sicura, punta sul ruolo che in tutta questa vicenda potrà avere l'Unione europea: “Chiederà spiegazioni alla Regione su che fine hanno fatto i soldi destinati al Creaf? Soldi buttati via, soldi pubblici. Il nulla costato oltre ogni limite”. 

nt
 
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Data della notizia:  10.02.2017 h 17:50

 
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