04.05.2016 h 16:10 commenti

Inchiesta BpVi, indagati anche gli impiegati che hanno costretto a comprare le azioni

Tra i sedici finiti nell'inchiesta della procura di Prato ci sono diversi sportellisti oltre a funzionari e all'ex direttore generale Sorato. L'ipotesi di reato è la stessa per tutti: concorso in estorsione. Intanto gli azionisti che hanno promosso le cause contro la BpVi hanno scelto di rivolgersi al tribunale di Vicenza mentre i sindacati chiedono un confronto con la nuova proprietà - il Fondo Atlante - per il rilancio del gruppo
Inchiesta BpVi, indagati anche gli impiegati che hanno costretto a comprare le azioni
Funzionari ma anche sportellisti tra gli indagati finiti nell'inchiesta della procura di Prato sulla Popolare di Vicenza. E' la conferma di un coinvolgimento anche di un livello più basso nell'ipotesi su cui i magistrati stanno lavorando, ovvero la vendita forzata di azioni a risparmiatori e imprenditori costretti all'acquisto in cambio dell'accensione del mutuo o del mantenimento del fido. Da qui l'ipotesi di reato di concorso in estorsione. Con l'ex direttore generale Samuele Sorato, altri quindici indagati tra cui alcuni sportellisti, figure che hanno un rapporto molto prossimo con la clientela. L'inchiesta va avanti a grandi passi. C'è attesa sull'esito del lavoro che la procura ha affidato ad un consulente incaricato di passare in rassegna tutti i documenti sequestrati dalla guardia di finanza nelle sedi centrali di Vicenza e di Prato e in alcune filiali di Pistoia e di Lucca. Un lavoro enorme e non solo per la quantità del materiale finito nelle mani della procura ma anche per la sua complessità. Si tratta, in sostanza, di estrarre dalla valanga di documenti quelli utili a tenere in piedi l'ipotesi di reato individuata dai magistrati. Passando al fronte degli azionisti, alcuni di quelli pratesi che per primi hanno promosso azioni legali contro la BpVi hanno scelto di rivolgersi al tribunale di Vicenza per chiedere il risarcimento dei danni. Danni consistenti: azioni acquistate a 62 euro e 50 e deprezzate fino al valore minimo di 10 centesimi, quello stabilito per l'ingresso in Borsa poi saltato.
Intanto, all'indomani della sonora bocciatura di Piazza Affari alla quotazione della Popolare di Vicenza, i sindacati intervengono in difesa dei 5.800 dipendenti del gruppo e delle migliaia di soci e clienti della banca e chiedono al Fondo Atlante, nuovo proprietario con il 99 per cento e passa delle quote, un confronto per il rilancio della BpVi. First Cisl, Fisac Cgil e Unisin sottolineano che “i dipendenti hanno gestito con professionalità e spirito di appartenenza il rapporto quotidiano con quella parte di clientela che ha continuato a credere nell'istituto a dispetto del linciaggio mediatico di cui, da mesi, il gruppo è vittima. I colleghi di Cariprato ieri e di Banca Popolare di Vicenza oggi, hanno retto il colpo senza premi e prebende, mettendoci sempre la faccia. I lavoratori hanno fatto certamente il loro dovere, ma si può dire lo stesso dei banchieri, dei manager strapagati che hanno gestito prima e che gestiscono adesso questo gruppo? La risposta – continuano i sindacati – è tristemente semplice: no”. Critiche al vecchio management accusato di “non aver dato ascolto al sindacato etichettandolo come un'organizzazione che osava sputare nel piatto in cui mangiava”, e critiche all'attuale management che “si è presentato come salvatore della patria e che a lavoro ancora incompiuto ha riscosso una buona entrata milionaria avendo una sola mission: convincere investitori di tutto il mondo a credere nel rilancio del gruppo e il risultato lo conoscono anche i sassi”. Critiche, per finire, anche alla nuova proprietà che, stando alle dichiarazioni del presidente della società di gestione del risparmio che gestisce il Fondo Atlante, “intende prendere, vendere, spaccare il gruppo con termini più consoni a un'operazione di macelleria che di rilancio della vita e del benessere di dipendenti, soci e clienti”. Cgil, Cisl e Unisin non mancano di sottolineare che “le colpe dei manager ricadono sui clienti e sui dipendenti mentre in altri Paesi, in primis gli Stati Uniti, quando i manager si rendono responsabili di questi disastri, rispondono penalmente e duramente, in tempi brevi e con pene certe”. 
 
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Data della notizia:  04.05.2016 h 16:10

 
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