29.05.2019 h 19:02 commenti

Imprenditori costretti a pagare il "pizzo", condannati due fratelli

Il giudice ha inflitto rispettivamente 8 e 5 anni di reclusione per una lunga serie di minacce ed estorsioni ai danni di aziende di Poggio a Caiano
Imprenditori costretti a pagare il "pizzo", condannati due fratelli
Imprenditori minacciati di morte e costretti per anni a pagare il pizzo. Versamenti settimanali e mensili di migliaia di euro che i titolari di un'officina di minuteria metallica e di una sala giochi hanno fatto a due fratelli calabresi, Vincenzo e Silvano Bartolo, 53 e 50 anni, residenti il primo a Poggio a Caiano e l'altro a Carmignano. I due, arrestati dai carabinieri a gennaio dello scorso anno con l'accusa di estorsione, sono comparsi oggi, mercoledì 29 maggio, davanti al giudice delle udienze preliminari per il processo con rito abbreviato. Difesi dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo, sono stati condannati rispettivamente a 8 e 5 anni.
I pubblici ministeri Laura Canovai e Valentina Cosci avevano chiesto 9 anni e 4 mesi per Vincenzo Bartolo e 6 anni e 6 mesi per il fratello Silvano. Sul banco degli imputati, accusate di ricettazione, anche l'ex moglie e l'attuale compagna di Vincenzo Bartolo, Francesca Ceravolo e Moira Rusci. Entrambe sono state condannate a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 20mila euro a l'unico imprenditore taglieggiato che si è costituito parte civile.
Un'udienza decisamente più tranquilla di quella dell'8 maggio quando Vincenzo Bartolo, preda di uno scatto d'ira, ha rovesciato il tavolo della difesa costringendo il giudice prima a sospendere e poi a rinviare il processo.
I due calabresi furono arrestati al termine di un'indagine lampo del Nucleo investigativo dei carabinieri. Una delle vittime, stanca delle minacce e sempre più in difficoltà economica, trovò il coraggio di denunciare. Due gli imprenditori, entrambi di Poggio a Caiano, tenuti sotto scacco dagli estorsori: il titolare di una sala giochi che per sette anni ha versato ogni settimana tra 1.500 e 2.500 euro oltre a somme extra in base a specifiche richieste avanzate dai due fratelli; il titolare di un'officina di minuteria metallica che per almeno tre anni ha consegnato somme comprese tra 2 e 7mila euro al mese e in una occasione, a ottobre 2016, addirittura 30mila euro per contribuire all'acquisto di una macchina di lusso al figlio di Vincenzo Bartolo. Un terzo imprenditore, titolare di una sala scommesse, ha ceduto una sola volta alle richieste dei due fratelli versando circa 10mila euro.
Forte la pressione esercitata dai due fratelli che, per via dei loro precedenti penali, riuscivano a terrorizzare le vittime al punto di farsi consegnare tutti i soldi che volevano. A dicembre del 2017 il figlio di Vincenzo Bartolo, Bruno, fu arrestato in flagranza di reato per estorsione e ha chiuso i suoi conti con la giustizia patteggiando una pena a 2 anni. Fu questo arresto a far sospettare agli investigatori l'esistenza di una attività metodica di taglieggiamento, ricostruita qualche mese dopo grazie alla prima vittima che denunciò.
 
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Data della notizia:  29.05.2019 h 19:02

 
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