17.05.2015 h 13:46 commenti

Il "tradimento" del sesso quando l'altro è solo un oggetto: lascia insoddisfatti e non basta mai

È calato il sipario quando lei stessa ha cominciato ad usare il suo corpo per ottenere affetto e attenzione: nessuno l’aveva avvertita che quando la persona è usata o si fa usare ne esce svilita, oltraggiata, dilaniata
Il "tradimento" del sesso quando l'altro è solo un oggetto: lascia insoddisfatti e non basta mai
L'autrice dell'articolo, la psichiatra e psicoterapeuta, Teresa Zucchi interverrà su questi temi al Workshop di educazione all'affettività e alla sessualità in programma i prossimi 23-24 maggio all'Art Hotel Museo. Per informazioni e iscrizioni www.familiar-mente.it cliccando sezione workshop.
 
 
Si è spenta la luce negli occhi, insieme all'entusiasmo e alla vivacità. 
Troppo presto, troppo in fretta.
La spensieratezza, compagna abituale di giochi, si è accucciata in un angolo lasciando la scena a malizia e seduzione che adesso dominano: disinvolte, disinibite, disincantate.
Non ride, non riesce più a farlo. Perfino il sorriso è un ricordo sbiadito, eppure non così lontano nel tempo.
È calato il sipario quando i "suoi compagni" hanno iniziato a toccarla per gioco, per scommessa, per competizione.
È calato il sipario quando lei stessa ha cominciato ad usare il suo corpo per ottenere affetto e attenzione. Quando ha deciso di non esser più la sfigata di turno, presa in giro, sbeffeggiata perchè non si è concessa alla prima occasione.
Troppe lacrime sono sfuggite. Adesso basta, non più! 
E si è gettata nell'intreccio di scambi e di incontri, dove al piacere immediato segue quell'angoscia sottile e penetrante che toglie il respiro. 
Fluttua vagando, lontana dai bisogni che l'hanno messa in azione, scissa dagli altri e ancor più da se stessa. Smarrita, disorientata, è in cerca di un appiglio per non perdersi, per non cadere, per restare presente. 
Ha usato il suo corpo con desiderio, con tenerezza, con passione, poi, fraintesa e delusa, con rabbia, con disprezzo, con derisione. Non rispettata non si rispetta e barcolla nel buio oscillando fino al ciglio del suo stesso essere. 
Come è potuto accadere? Cosa è successo? Dove ha sbagliato? 
Il sesso così intensamente ricercato, sfrontatamente ostentato, pressantemente pubblicizzato, come ha potuto tradirla? Appariva una facile soluzione per essere apprezzata, o comunque per potersi godere la vita. Bastava non esserne troppo coinvolti. I ragazzi che l’hanno avvicinata riuscivano a farlo. Per loro toccare parti intime e collezionare rapporti diventava addirittura strumento per accrescere l’autostima e la valutazione personale, un vanto con gli altri e magari perfino con se stessi. 
Dall’altro canto anche gli adulti ne sono imbevuti e inebriati lo mostrano come paradigma illusoriamente risolutivo per raggiungere quello stato di benessere che tuttavia continua a sfuggire. Non riesce proprio a capire.
Eppure era stata anche a lezione: aveva sentito parlare di stereotipi, di come evitare malattie sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate. 
Quindi tutto avrebbe dovuto essere sotto controllo, previsto, calcolato. Da dove proviene allora quell’angoscia? Cosa sfugge? Sfugge l’essenza dell'uomo e quando questa è persa di vista non si raggiungere uno stato appagante, che non tradisce. 
Non le era stato detto che la persona non è nonostante il suo corpo bensì si esprime attraverso di esso e data l’unità corpo-mente ogni azione fatta o subita si ripercuote inevitabilmente sulle altre componenti dell’essere umano.
Non le era stato detto di come la dimensione fisica sia intrinsecamente congiunta alle altre, cosicché ogni ferita incisa sul corpo resta scolpita in tutta la complessità dell'essere. Nessuno l’aveva avvertita che quando la persona è usata o si fa usare ne esce svilita, oltraggiata, dilaniata. Non erano state trattate le ferite interiori. Eppure la scienza lo sa, la psicoterapia quotidianamente lo testimonia.
Non le era stato spiegato che il corpo trattato esclusivamente come oggetto di consumo toglie dall'orizzonte quella relazionalità per la quale è fatto; annebbia la vista e la possibilità di vedere, riconoscere l'altro nella sua preziosa individualità; non permette di porsi in un'interazione di incontro, di condivisione E prevale ancora una volta autoreferenzialità, edonismo e di conseguenza, assieme a questi, inappagabile insoddisfazione, incolmabile solitudine aggravata dall'essere insieme senza sentirsi insieme.
Forse non è solo questione di sesso...forse è questione dell'uomo che pur contenendo la dimensione corporea non è riducibile ad essa né la possiede separabile dagli altri aspetti ontologici. 
Occorre allora allargare gli orizzonti dell’educazione sessuale ridefinendola “educazione all’umano”, consapevoli che, anche e forse soprattutto, attraverso il sesso, la persona è qualcosa di più, qualcosa di oltre. 
Con coraggio ed audacia noi adulti in primis dovremo diventare esperti di umanità per rilanciare una visione globale dell'uomo dove la relazionalità come incontro rivesta un ruolo centrale, dove il dono di sé all'altro è elemento paradossalmente essenziale per l'autorealizzazione e dove ognuno debba essere tutelato e rispettato nella propria dignità di soggetto e non utilizzato come oggetto per proprio uso e consumo. Ne vale la pena per la nostra felicità e per quella dei nostri ragazzi!
Teresa Zucchi
 
Leggi gli Speciali:  I nostri ragazzi e dintorni

Data della notizia:  17.05.2015 h 13:46

 
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