02.02.2017 h 14:59 commenti

Il Tar dà una boccata d'ossigeno al Creaf, slitta l'udienza in tribunale per il fallimento

I giudici amministrativi hanno deciso di sospendere i provvedimenti della Regione che rivoleva indietro i soldi del finanziamento
Il Tar dà una boccata d'ossigeno al Creaf, slitta l'udienza in tribunale per il fallimento
Battuta d'arresto nel percorso giudiziario di dismissione del Creaf attraverso il concordato liquidatorio o il fallimento. Il Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese che doveva rimettere in corsa il settore tessile ma che alla fine è costato tra il 2005 e il 2016 ventidue milioni di soldi pubblici senza mai venir neppure inaugurato, ha chiesto al tribunale di Prato un rinvio dell'udienza fissata ieri, mercoledì 2 febbraio, per decidere se ammettere il piano per il concordato o dichiarare il fallimento.
A giustificare la richiesta di rinvio, la lite tra Creaf e Regione approdata al Tar. Perché è ai giudici amministrativi che la società - socio di maggioranza la provincia con la partecipazione di tutti i comuni dell'area pratese -  ha chiesto di stabilire se la restituzione di una buona parte del finanziamento di 11 milioni erogato negli anni dalla Regione sia legittima oppure no. Intanto il Tar ha pronunciato la sospensiva dei provvedimenti di revoca varati dall'ente perché è chiaro che se il Creaf dovesse restituire 6-7 milioni alla Regione i conti del concordato farebbero fatica a stare in piedi. Il rimborso del finanziamento regionale è un elemento che si è insinuato con forza nelle pieghe dell'iter giudiziario. A fronte dell'unico bene di cui il Creaf dispone per eventualmente mettere a tacere i creditori, e cioè l'immobile a cui è stato assegnato un valore di otto milioni (sei secondo le stime della procura), la revocabilità dei finanziamenti gioca un ruolo di primo piano perché restituire significa fallire, come ha già chiesto la procura che ha aperto un'inchiesta e indagato per falso in bilancio l'amministratore unico Laura Calciolari.
In buona sostanza, il Centro di ricerca e alta formazione ha chiesto al Tar di sospendere l'efficacia dei provvedimenti della Regione per scampare il pericolo di un pregiudizio irreparabile ai fini dell'iter giudiziario. Dunque non sarà più il giudice ordinario a stabilire se la Regione possa pretendere oppure no la restituzione, ma saranno i giudici amministrativi. Il merito della questione sarà discusso il 15 febbraio. E' facile immaginare che la sentenza del Tar, qualunque sarà, produrrà il ricorso al Consiglio di Stato. Tempi lunghi che però non fermeranno il lavoro del tribunale di Prato col pericolo di intraprendere una strada e doverla cambiare a seconda della sentenza amministrativa. Intanto il percorso giudiziario pesa sulle casse del Creaf per circa trecentomila euro: a tanto ammonta fino a ora il costo sostenuto dalla società per il pool di professionisti che sta lavorando alla procedura.    
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  02.02.2017 h 14:59

 
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