30.03.2021 h 15:34 commenti

Il Museo del Tessuto guarda oltre la zona rossa, a maggio in mostra i costumi della Turandot

“Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba" in mille metri quadrati anche oggetti di scena, quadri, manifesti e libretti dell'opera pucciniana. Esposti anche i costumi ristrutturati appartenuti a Iva Pacetti
Il Museo del Tessuto guarda oltre la zona rossa, a maggio in mostra i costumi della Turandot
La nuova mostra della Fondazione Museo del Tessuto è un omaggio alla storia del teatro lirico e dell’arte del primo ventennio del Novecento, la cui scena artistica, letteraria e musicale fu pervasa dal fenomeno dell’Orientalismo. “Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba” (Museo del Tessuto, dal 22 maggio al 21 novembre) è il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca compiuto dal Museo a partire dal ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini e provenienti dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti. Co-organizzatore della mostra è il Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino con la collaborazione dell’Archivio Storico Ricordi e la Fondazione Giacomo Puccini. “Una mostra – spiega la curatrice Daniela Degli Innocenti – che abbiamo iniziato a progettare da oltre due anni, ora finalmente dovremmo inaugurarla. Un’esposizione che ha per protagonista l’Oriente, visto anche attraverso le conoscenze e i lavori di Galileo Chini, scenografo dell’opera”
Il percorso espositivo che si estende per circa 1.000 metri quadri – si apre nella Sala dei Tessuti Antichi con una selezione di 120 oggetti della collezione Chini, proveniente dal Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze. Il visitatore potrà ammirare tessuti, costumi e maschere teatrali, porcellane, strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese, - suddivisi per ambiti tipologici all’interno di grandi teche espositive. L’esposizione prosegue al piano superiore con una sezione dedicata alle scenografie per la Turandot e al forte influsso che l’esperienza in Siam ebbe nell’evoluzione del percorso creativo e stilistico di Chini. Accanto a opere provenienti da collezioni private, a reperti inediti e curiosi, campeggia la tela raffigurante La fede, parte del trittico La casa di Gothamo di proprietà della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Invece, la grande tela raffigurante la Festa dell’ultimo dell’anno a Bangkok, anch’essa appartenente alla Galleria, è oggetto di un’installazione multimediale che dialoga con una a testa di dragone della Collezione Chini. Esposti anche i cinque bozzetti finali delle scenografie della Turandot provenienti dall’Archivio Storico Ricordi di Milano e altre due versioni di proprietà privata. La terza e ultima sala mette in mostra, dopo decenni di oblio, i costumi della protagonista dell’opera, corredati dalla corona realizzata dalla ditta Corbella di Milano nonché dalla parrucca e dallo spillone originali, anch’essi provenienti dal misterioso baule di Iva Pacetti. Rinvenuti in pessimo stato conservativo, i due costumi e i gioielli di scena sono stati sottoposti a importanti e complessi interventi di conservazione e restauro. Accanto alle opere di proprietà del Museo, sono esposti 30 costumi provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari.
“Con questa mostra – spiega Francesco Marini presidente Fondazione Museo del tessuto il Museo del Tessuto restituisce le opere ritrovate alla pubblica fruizione, in un percorso di ampio respiro che ripercorre la genesi artistica e l’ambientazione orientale della Turandot e offre al visitatore un’esperienza culturale inedita e multidisciplinare”.
 
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Data della notizia:  30.03.2021 h 15:34

 
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