07.01.2021 h 14:21 commenti

Il lockdown della cultura non finisce: "Abbiamo bisogno di certezze sulla ripartenza"

I vertici di Metastasio e Politeama non nascondono le difficoltà per le chiusure prolungate. L'assessore Mangani: "Siano i Comuni a gestire le riaperture dei musei civici"
Il lockdown della cultura non finisce: "Abbiamo bisogno di certezze sulla ripartenza"
Teatri, cinema e musei ancora chiusi e per loro non si prospetta neppure una data ipotetica di riapertura. Una situazione che dura da ottobre, quando, improvvisamente il Governo ha deciso di chiudere il sipario bloccando all’inizio la stagione, dopo che erano stati fatti tutti i passaggi necessari per garantire il distanziamento sociale e le norme previste dai protocolli. E proprio l’andamento a singhiozzo rischia di creare una frattura con il pubblico e soprattutto di rimettere in moto una macchina particolarmente complessa per fermarla subito dopo. “Le condizioni sanitarie – spiega Franco D’Ippolito direttore artistico del Metastasio – non sono certo incoraggianti e credo che non sia il momento di riaprire, ma quando le condizioni ci saranno allora è necessario che sia un via definitivo. Ci serve tempo per programmare e organizzare, anche se in questi mesi abbiamo sempre lavorato proponendo spettacoli in forme diverse da quelle previste nei teatri ”.
E di programmazione parla anche Beatrice Magnolfi presidente del Politeama: “Temo le riaperture a singhiozzo perché il nostro settore chiede un rapporto di continuità con il pubblico, per non scoraggiarlo e impaurirlo ulteriormente, ma anche con gli artisti. Senza la cultura non si riparte , e un segnale potrebbe essere quello di inserire nella campagna vaccinale gli artisti che non possono usare in scena i dispositivi di protezione personale, c’è bisogno di ristori per ripartire e non solo per non avere lavorato”.
E sulla questione ristori al Politeama la situazione è abbastanza complicata, essendo una Spa, resta esclusa da molti degli aiuti concessi al Fondo Unico Spettacoli. “Nella prima fase del lockdown non erano stati richiesti gli aiuti e quindi sono andati perduti- spiega Magnolfi – ma il problema è la nostra struttura giuridica, per questo stiamo cercando di traghettare la Spa verso la Fondazione. Operazione non facile perché i soci sono molti frammentati,tra l’altro lo stabile che ha bisogno di manutenzione è loro. Per assurdo la presenza di una parte pubblica nella società blocca anche l’arrivo di altri finanziamento, come è avvenuto ad esempio per il Verdi o il Puccini che per dimensioni e tipologia sono paragonabili al Politeama”.
Intanto bisogna fare i conti con la pandemia e l’idea di confezionare in modo diverso gli spettacoli e qui il presidente e il direttore artistico hanno idee diverse. “Mi preoccupa – spiega Magnolfi – che il ministro Francheschini e anche le bozze del Recovery spingono molto sulla digitalizzazione e quindi lo streeming. Non è la stessa cosa, lo spettacolo dal vivo nasce da un rapporto, in un luogo preciso, fra pubblico e attori. E qui bisogna restare”.
Per D’ippolito invece ci sono anche altre alternative, pur restando centrale la presenza del pubblico. “Quando si ripartirà – spiega – bisogna farlo con una nuova fantasia, pensando anche a confezionare prodotti diversi, abbiamo la responsabilità di ricostruire un rapporto con il pubblico. Ad ottobre mentre stavamo chiedendo la campagna rimborsi degli abbonamenti, abbiamo lanciato quella nuova che è cominciata con buoni risultati raggiungendo circa il 70% delle adesioni, ma appena è iniziata la voce che saremmo andati verso un nuovo loockdown allora tutto è precipitato, per questo è necessario una programmazione a lungo respiro anche per non disincentivare gli spettatori”.
In uno scenario così incerto l’assessore alla Cultura Simone Mangani non ha dubbi: “E’ venuto il momento di delegare alle amministrazioni comunali la gestione delle aperture dei musei civici. Palazzo Pretorio, ad esempio, ha una capienza di 30 persone in spazi molto grandi, condizioni quindi di grande sicurezza. Per i teatri serve un piano a lungo termine, non si può andare avanti a colpi di ristori ma bisogna avere date certe per poter programmare la ripartenza”.
Diversa la situazione dei cinema, dove non c’è fretta per riaprire: “ Noi siamo pronti – spiega Eros Ossani della multisala Eden, ma non ci sono film da proiettare e credo che non ne usciranno fino al prossimo settembre”.
a.a.
 
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Data della notizia:  07.01.2021 h 14:21

 
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