18.09.2018 h 14:59 commenti

Il fallimento milionario del Creaf davanti al tribunale, a giudizio anche il sindaco Biffoni e l'ex presidente della Provincia Gestri

La procura ha chiuso l'inchiesta sul Centro di ricerca e alta formazione mai entrato in attività nonostante 22 milioni di finanziamenti pubblici ricevuti e spesi. Citazione diretta a giudizio per i nove indagati. Biffoni compare nell'elenco in qualità di presidente della Provincia. L'accusa: bancarotta semplice
Il fallimento milionario del Creaf davanti al tribunale, a giudizio anche il sindaco Biffoni e l'ex presidente della Provincia Gestri
In nove dovranno rispondere del fallimento del Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione mai entrato in attività nonostante i ventidue milioni di finanziamenti pubblici ricevuti e spesi tra il 2005 e il 2016. La procura ha notificato la citazione diretta a giudizio e dunque la lunghissima storia di quello che il procuratore Giuseppe Nicolosi ha definito “una cattedrale nel deserto” arriverà davanti al giudice a giugno 2019. A giudizio il sindaco di Prato Matteo Biffoni nella sua qualità di presidente della Provincia (avvocati Nicolosi e Lucibello), il suo predecessore Lamberto Gestri (avvocato Renna), gli amministratori che negli anni si sono succeduti alla guida della società Luca Rinfreschi (avvocato Rocca) e Laura Calciolari. Dell'elenco fanno parte due membri del consiglio di amministrazione, Veronica Melani e Gianmario Bacca, e tre componenti del collegio dei revisori dei conti, Massimo Longini, Massimo Picchi e Marco Bini. L'accusa: bancarotta semplice. Esce di scena, invece, Daniele Panerati, ex vicepresidente della Provincia e amministratore del Creaf, indagato della prima ora dell'inchiesta del sostituto procuratore Lorenzo Boscagli; la sua posizione è stata archiviata. Tutti gli altri dovranno rispondere del dissesto finanziario del Creaf che, nelle intenzioni dei promotori – la Provincia socio di maggioranza con l'81 per cento e gli altri Comuni dell'area per la restante parte – doveva essere un incubatore di innovazione e ricerca, un acceleratore di sviluppo, una punta avanzata della formazione, un centro, insomma, da cui cominciare a scrivere la nuova storia del distretto tessile. E invece è stato un incubatore mangiasoldi che in undici anni ha inghiottito 22 milioni. Del Creaf resta solo la sede, 13.200 metri quadrati in via Galcianese. Un capannone vuoto. Ristrutturato dopo l'acquisto, sottoposto a continui lavori ma mai inaugurato nonostante i milioni di finanziamenti pubblici in parte a fondo perduto.
Le informative della guardia di finanza, i documenti sequestrati e le perizie sui conti e sui bilanci passati in rassegna da un esperto hanno convinto la procura che il Creaf annaspava in un mare di difficoltà economiche già diversi anni prima che l'ultimo amministratore, Laura Calciolari, chiedesse al tribunale di ammettere la società al concordato preventivo. Una richiesta (rigettata dal giudice) presentata dopo che l'assemblea dei soci negò alla partecipata un contributo ulteriore di un paio di milioni. Insomma, secondo la procura, si poteva e si doveva alzare bandiera bianca molto prima per fermare l'emorragia di denaro pubblico.
Due gli esposti che hanno messo in moto l'inchiesta: quello del 2013 a firma degli allora consiglieri provinciali Bini, Mugnaioni e Tognocchi, e quello del 2015 del consigliere comunale Garnier.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  18.09.2018 h 14:59

 
  • Share
  •  
 
 
 
comments powered by Disqus

Digitare almeno 3 caratteri.

 
 
 
 

Dossier