14.10.2021 h 15:01 commenti

Il Centro Pegaso non chiude nel post Covid: diventerà il primo ospedale di comunità toscano

L'annuncio del presidente della Regione Eugenio Giani. Sarà dedicato alle cure intermedie e ai pazienti che avranno lunghe degenze. Il bilancio a quasi un anno dalla sua apertura: sono state ricoverati 900 persone e non c'è stato nessun decesso
Il Centro Pegaso non chiude nel post Covid: diventerà il primo ospedale di comunità toscano
Il Centro Pegaso, terminata l'emergenza sanitaria, diventerà un ospedale di prossimità per le cure intermedie, un'operazione che però, dovrà essere sostenuta anche con il fondo sanitario nazionale a  copertura  di nuove assunzioni. L'annuncio è stato fatto dal presidente della Toscana Eugenio Giani in occasione dell'inaugurazione della mostra “Con cura, con amore, con rigore. Viaggio nella storia dei vaccini” nei locali dell'ex Creaf.
" Pegaso è stato il modello di della lotta contro il Covid - ha spiegato Giani -  ora sarà il modello per il primo ospedale di comunità che verrà realizzato in Toscana. La struttura c'è, ma bisogna che il fondo sanitario nazionale ampli la sua portata per sostenere un programma di nuove assunzioni. Pegaso continuerà ad essere anche il centro di eccellenza per le cure monoclonali, che in questa fase sperimentale sono state concentrate per la maggior parte a Prato con dosi arrivate dal Ministero ma che spero presto possano essere sostituite da quelle toscane, siamo alla terza fase di sperimentazione".
L'ospedale di prossimità è una delle due proposte del nuovo decreto sulla sanità proposto dal ministro Speranza, l'altra  è la casa di comunità, l'evoluzione delle case della salute dove sarà presente anche una farmacia, le Usca e un reparto di diagnostica.
Secondo il presidente della Regione se diminuirà il flusso delle prenotazioni dei vaccini  legati alla terza dose, l'hub del Pellegrinaio nuovo verrà chiuso e tutta l'attività vaccinale sarà concentrata in via Galcianese, dove continueranno le cure monoclonali. Giani ha anche annunciato un nuovo ruolo per i medici di famiglia che oltre a vaccinare gli ultra 80enni, chi si può muovere sarà indirizzato agli hub, avranno il compito anche di vaccinare il resto della popolazione.
I dati. A ottobre dello scorso anno sono iniziati i lavori per la realizzazione del Pegaso che è stato il simbolo della pandemia a Prato:  sono stati 900 i pazienti ricoverati, nessun decesso e solo 18 di loro (2%) è stato trasportato al Santo Stefano. "Questo - ha spiegato Alessandro Farsi responsabile del reparto Covid al Pegaso - è merito soprattutto del personale che lavora in ospedale e che ha fatto le giuste scelte". Sono invece 72  i pazienti trattati con i monoclonari, 4 quelli con Ivig (immunoglobuline) e 2 con farmaci biologici.
Numeri importanti anche per l'hub dove dall'apertura  sono state effettuate 150mila vaccinazioni a 80mila persone, al Pellegrinaio imvece le dosi sono state 95mila e oltre 50mila le persone vaccinate, al Santo Stefano 33.693 vaccinazioni . Infine nei distretti e tramite Usca le dosi sono state 48.539 per un totale complessivo di 330mila vaccinazioni di cui 64mila destinate a cittadini stranieri. I pratesi vaccinati con la prima dose sono 203.444 (91% della popolazione under 1 2anni) quelli con la seconda 178.746  (78% della popolazione con un'età superiore ai 12 anni)  
"A  quasi un anno dall'apertura del Pegaso i risultati ottenuti sono importante - ha spiegato Daniela Matarrese  direttrice del Santo Stefano -  uno su tutti è che nessun paziente è deceduto in questa struttura. Ma è ancora più importante il risultato sui ricoveri, frutto anche del lavoro fatto al Pegaso: oggi c'è un solo paziente in terapia intensiva, che non è vaccinato, 15 quelli nell'area medica , il 90% dei ricoverati non è vaccinato, e i ricorsi al pronto soccorso sono molto pochi". 
aa
 

Data della notizia:  14.10.2021 h 15:01

 
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