17.04.2018 h 11:30 commenti

Il casellario giudiziale da Guinness di un 83enne: 31 pagine piene di sentenze e ordinanze

L'uomo, residente a lungo a Prato, ha collezionato un numero incredibile di reati e in questi giorni è tornato di nuovo in un'aula di tribunale
Il casellario giudiziale da Guinness di un 83enne: 31 pagine piene di sentenze e ordinanze
Trentuno pagine, centosettantadue tra sentenze, decreti, ordinanze e provvedimenti. Un ricco campionario di reati (in parte depenalizzati) che spazia dall'emissione di assegni a vuoto all'insolvenza fraudolenta, dalla ricettazione alla truffa, dalle lesioni personali all'oltraggio a pubblico ufficiale, dalla falsità materiale e ideologica al furto, dalla frode in commercio alla sostituzione di persona, dalle ingiurie alle percosse, dall'appropriazione indebita alla minaccia. Un casellario giudiziale da record quello di un ottantatreenne, per lunghissimo tempo residente a Prato, che ha passato la vita a fare avanti e indietro per le procure e i tribunali di tutta Italia. Il suo certificato penale nel 2009 ha smesso di registrare iscrizioni per sopraggiunti limiti di età, così prevede la legge; questo significa che l'elenco delle centosettantadue iscrizioni potrebbe essere anche più lungo.
L'anziano è finito nei giorni scorsi in un'aula del tribunale di Firenze nell'ambito di un complesso processo penale. Una posizione marginale la sua ma non è sfuggito al pubblico ministero e ai giudici la “brillante” carriera e il vasto assortimento del casellario giudiziale. Che certo non sarà il record nazionale ma trentuno pagine restano trentuno pagine e una sfilza così lunga non è comune.
Carcere, multe, ammende, e anche diverse misure di sicurezza alternative come più periodi di obbligo di dimora in una colonia agricola e in una casa lavoro negli anni Settanta e Ottanta e, più recentemente, fine anni Novanta, l'affidamento in prova al servizio sociale.
Per l'uomo i guai con la giustizia cominciano a 24 anni, nel 1959, con una violazione delle norme sulla circolazione stradale che la pretura di Milano punisce con una multa di quattromila lire e la non menzione nel casellario giudiziale. Da lì in avanti una scia inarrestabile: non si contano le sentenze per l'emissione di assegni a vuoto che portano il “faccendiere” sul banco degli imputati a Milano, Rapallo, Lodi, Cuneo, Modena, Lecco, Merano, Trieste, Firenze, Roma, Viareggio, Genova, Lucca, Sondrio, Brescia.
Non si limita a firmare assegni a vuoto l'uomo per il quale più volte viene dichiarata la pericolosità sociale in quanto – si legge scorrendo il certificato penale – “delinquente abituale”.
Sentenze a ripetizione, una dietro l'altra. Periodicamente le procure fanno il punto sul cumulo delle pene inflitte: nel 1973, al netto di indulti, condoni e reclusione già scontata, il conto arriva a quasi cinque anni; nel 1974 si sale a sei e mezzo; poi, nel 1977, si scende a tre anni per effetto della carcerazione nel frattempo scontata. E via così, in un'altalena senza fine. Che poi, almeno per gli effetti del casellario giudiziale, a un certo punto si ferma. La carriera si interrompe, sulla carta. L'unico rammarico per l'anziano è che non potrà formalmente “migliorare” la sua performance e se anche già lo ha fatto o lo sta facendo non resterà traccia per raccontare le sue ulteriori gesta.
nadia tarantino
 
Edizioni locali collegate:  Prato

Data della notizia:  17.04.2018 h 11:30

 
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